Bergamo fa scuola. Tremila ragazzi ai campi degli Alpini

IN FORTE CRESCITA. Il primo è nato nel 2010, oggi sono 38. «Insegniamo ai più giovani lavoro, sacrificio e ascolto».

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Il primo è nato nel 2010, oggi sono una realtà sempre più solida e diffusa sul territorio. È un’esperienza (non certo l’unica) in cui Bergamo è all’avanguardia a livello nazionale nel mondo dell’Ana. I campi scuola degli Alpini, grazie alla forte crescita vissuta negli ultimi cinque anni, coinvolgono oggi circa tremila ragazzi bergamaschi. Si tratta di 38 diverse esperienze, ciascuna con le sue peculiarità, ma accomunate dal desiderio di far sperimentare ai più giovani un’educazione solida, improntata ai valori dell’associazione.

«All’inizio era un fenomeno sporadico, oggi si tratta di una realtà sempre più consolidata – esordisce Matteo Brumana, che guida la commissione che coordina i diversi campi per conto dell’Ana –. Anche altre sezioni hanno poi avviato questa esperienza, seguendo il modello bergamasco».

I campi scuola degli Alpini

Fra i 38 campi bergamaschi, ce ne sono otto «didattici», ovvero che vengono realizzati in collaborazione con le scuole, nel periodo delle attività didattiche. «Avvengono per lo più per le scuole medie, grazie a un protocollo sottoscritto dall’Ana con il ministero: con alcuni organizziamo prima delle attività di addestramento, poi il campo vero e proprio». Gli altri trenta, invece, si svolgono nel periodo estivo, con numeri di partecipanti che variano molto tra le singole esperienze. «Tra questi, tre avvengono fuori dal territorio provinciale, nella caserma Fior di Roccia, in Val Veny, che rappresenta un po’ la “nostra caserma” – prosegue Brumana –. Tra le attività che vengono proposte durante i campi, ci sono innanzitutto le specialità Ana, come la Protezione civile, l’antincendio, i rocciatori, i cinofili e le nostre attività sportive. Ma coinvolgiamo anche le forze dell’ordine, come carabinieri, polizia locale, Guardia di finanza, oltre ad altre associazioni, come quelle che si occupano di ragazzi con disabilità. Ancora, vengono proposte attività di cyber security e difesa personale». A supporto dei tremila ragazzi coinvolti c’è una squadra ancor più nutrita di volontari. «Sono circa 4.500 persone – spiega ancora Brumana –. Svolgono diversi servizi, prima, durante e dopo i giorni del campo: c’è infatti sempre una squadra che si occupa di montare il campo nei giorni precedenti, poi gli istruttori e gli accompagnatori, ma anche chi si occupa della cucina e della logistica e i tanti esperti che vengono a proporre le attività. Tra di loro si crea sempre un clima da grande famiglia».

Il divieto del cellulare

Tra i punti fermi della proposta educativa dei campi c’è il divieto per i ragazzi di portare i cellulari. «Grazie a questo, vediamo che i ragazzi dialogano tra loro, si conoscono e dopo poche ore il cellulare è l’ultimo pensiero che hanno. È successo, con dei ragazzi delle superiori, che venissero a ringraziarci dicendoci che hanno conosciuto veramente alcuni propri compagni solo nell’esperienza del campo, nonostante fossero in classe insieme da tre anni». E questo è solo uno degli aspetti dell’educazione civica che gli Alpini intendono insegnare. «Contiamo che questi ragazzi crescano imparando a mettersi al servizio degli altri. Attraverso le attività dei campi, insegniamo che il lavoro, il sacrificio, l’ascolto e il rispetto delle regole sono importanti. Il futuro della nostra associazione passa da loro. Un fatto interessante che già sta avvenendo è che alcuni ragazzi che negli scorsi anni hanno vissuto l’esperienza dei campi poi si mettono a disposizione per dare una mano nell’organizzazione delle attività per i più piccoli».

Ma già oggi i campi stanno portando nuova linfa ai gruppi Alpini. «Molti vengono organizzati insieme dai gruppi della stessa zona, dato che l’impegno è tanto, e questo porta a rafforzare i legami. Ma anche per i singoli Alpini, l’organizzazione dei campi è stata uno stimolo prezioso: alcuni pensavano di aver già dato tutto e invece si sono rimessi in gioco e rinvigoriti».

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