Carcere, affollamento sempre al 180%: «Va agevolato il lavoro all’esterno»

LA CAMPAGNA. In via Gleno ha fatto tappa l’«Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione» Gelmi: le aziende hanno messo a disposizione 30 posti, occorre snellire tempi e procedure.

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Se ci si fermasse solo ai numeri, alla mera contabilità umana delimitata da celle e muro di cinta, si potrebbe quasi intravedere uno spiraglio di speranza: ora nel carcere di Bergamo ci sono 575 reclusi, qualche mese fa si superavano i 600. In realtà, è «semplicemente» la cronicizzazione di una situazione che non si risolve: i posti regolamentari sono sempre 319, il tasso di affollamento è al 180%.

La campagna di sensibilizzazione

Ha fatto tappa anche in via Gleno la campagna di mobilitazione nazionale promossa dall’«Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione», una rete trasversale di associazioni e realtà della società civile. Qui non si è proceduto, come altrove, a una visita all’interno della casa circondariale, ma chi conosce bene questa realtà – e, in molti casi, vi entra per attività sociali a cadenza quasi quotidiana – ha promosso una conferenza stampa all’esterno dell’istituto, rilanciando una serie di proposte per dare attuazione al dettato costituzionale. Ovvero una pena che punti alla rieducazione e non consista in trattamenti disumani.

Ma come si fa? «Potenziando le misure alternative con l’applicazione di pene sostitutive, come i lavori di pubblica utilità o la detenzione domiciliare, per reati minori o con pene residue sotto i 2-3 anni», «rafforzando la rete terapeutica e spostando in strutture esterne chi, per dipendenze o disagio psichico, non presenti conclamate esigenze di detenzione “chiusa”», e «promuovendo il lavoro sia all’interno sia all’esterno degli istituti», ha spiegato Gino Gelmi, vicepresidente dell’associazione Carcere e Territorio, affiancato da Giacomo Invernizzi (Nuovo Albergo popolare), don Roberto Trussardi (direttore della Caritas diocesana), Valentina Lanfranchi (garante dei detenuti), Marcella Messina (assessore alle Politiche sociali del Comune di Bergamo), Davide Casati (consigliere regionale del Pd), Paola Redondi (Cgil Bergamo) e Paola Suardi (Alterego).

Le criticità del carcere di Bergamo

A Bergamo, come noto, le criticità non mancano: «Circa 400 reclusi presentano problematiche di dipendenza o disagio psichico», ricorda Gelmi, e per questo «serve aumentare l’assistenza sanitaria»: «Ministero della Giustizia e Regione Lombardia devono incrementare le risorse necessarie per finanziare l’accoglimento in comunità», sincronizzando al meglio i tempi di decisione del Tribunale di sorveglianza. E se oggi «la conflittualità interna è a livelli insostenibili», anche da Bergamo risuonano alcune delle richieste avanzate a livello nazionale, in primis l’estensione della liberazione anticipata (lo «sconto» che matura per la buona condotta).

Il lavoro resta sempre la leva prioritaria: in Bergamasca, anche grazie a un recente lavoro di rete, «sono attualmente disponibili circa 30 posizioni per progetti di inserimento professionale da parte di enti e aziende profit – segnala Gelmi -. Per evitare che vengano vanificati da tempi di attesa lunghissimi, occorre l’utilizzo dell’articolo 21 esterno da parte della direzione (la norma dell’ordinamento penitenziario che dà il permesso di lavorare al di fuori del carcere, ndr) e un potenziamento del calendario delle udienze della magistratura di sorveglianza».

L’auspicio è anche una «facilitazione dell’accesso di volontari e di soggetti promotori di attività trattamentali», ad esempio laboratori, attività teatrali o sportive, opportunità culturali. «La civiltà di un Paese si misura anche dallo stato delle carceri», ribadisce Lanfranchi, mentre Messina pone l’accento su «dipendenze e salute mentale, i problemi più sentiti». «Bisogni reali», li definisce Casati, che «rendono necessario rafforzare il sistema delle comunità terapeutiche, di cui la Regione ha competenze dirette».

«Abbiamo partecipato a questa iniziativa – rimarca anche don Roberto Trussardi – perché come Chiesa bergamasca crediamo nella dignità di chi vive il carcere, con il massimo rispetto della giustizia ma anche delle persone che scontano la pena. Il nostro impegno è per garantire l’umanità anche in questi luoghi».

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