Case vacanza, crescita boom
Ma sulla carta ne esistono poche

Per la Lombardia 40.494 annunci, ma solo 11.017 sono registrate. Nella Bergamasca sono passate dalle 373 del 2015 alle 1.792 del 2019. L’assessore Magoni: un disastro, fenomeno da regolamentare.

Boom di strutture extra-alberghiere in tutta la Regione Lombardia dal 2015 al 2018: una crescita che coinvolge anche la provincia di Bergamo, dove negli ultimi anni si è assistito a una contrazione dell’offerta alberghiera (-4,7%) e di una crescita esponenziale dell’extra-alberghiero (+110,8%) e soprattutto delle «Cav», ovvero case e alloggio per vacanze.

Secondo i dati elaborati da Polis Lombardia (su dati Istat) per l’anno 2018, sono 266 gli alberghi nella provincia di Bergamo e 1.634 invece le strutture extra-alberghiere, ovvero b&b, case vacanza, campeggi, foresterie, agriturismo, case e alloggio per vacanze, quest’ultime cresciute in modo esponenziale: da 373 del 2015 sono passate a 1.150 del 2018 (di cui 821 Cav non imprenditoriali e il resto imprenditoriali), con un incremento di posti letto da 2.526 a 7.294 e una durata media dei soggiorni di 2,25 giorni, dato al di sotto della media regionale di 3,64 giorni.

Una crescita senza sosta: il dato al 20 dicembre 2019 parla di 1.792 case e alloggi per vacanze, ben 642 in più dell’anno precedente. È il sommerso che emerge? «C’è ancora molto da fare – afferma l’assessore regionale al Turismo, Lara Magoni –: secondo una rilevazione di Federalberghi, sul portale Airbnb nel 2018 vi erano 40.494 annunci per la regione Lombardia ma contestualmente, attraverso Turismo 5, abbiamo conteggiato 11.017 Cav. È un disastro».

Una situazione che non tutela né chi regolarmente è presente sul mercato, né il turista che riceve il servizio. «Il fenomeno, che in passato è stato sottovalutato, non va contrastato ma governato – ha aggiunto la Magoni –. Regione Lombardia in questo senso ha fatto da apripista in Italia a partire dall’introduzione del Cir, che identifica ogni attività e quindi dà la possibilità di riconoscere quelle regolari. La registrazione dei clienti è anche una questione di sicurezza, da non sottovalutare. I Comuni devono controllare, verificare chi opera senza essere registrato, tra l’altro la sanzione resta sul territorio».

Nei giorni scorsi il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, ha fatto un appello a Regione Lombardia perché si trovi un modo per tutelare la città dall’esplosione di strutture extra-alberghiere e di affitti brevi che stanno cambiando il volto di Città Alta: «Dopo l’Epifania sono pronta a incontrare il sindaco di Bergamo per discutere le sue proposte per salvare la città, magari proprio con una regolamentazione delle giornate – ha detto Lara Magoni –. Non solo, i dati dei flussi turistici per la Regione sono molto positivi (nel periodo gennaio-settembre 2019 gli arrivi sono 14.271.798 e le presenze 35.928.599) ma Bergamo resta agli ultimi posti in regione. Si può fare di più. Incontrerò gli operatori, serve un lavoro di squadra per un’offerta completa e competitiva».

Preoccupati per la crescita del fenomeno degli affitti brevi gli albergatori: «I dati confermano quanto sosteniamo da anni – precisa Giovanni Zambonelli, presidente di Ascom Bergamo –: vi è ancora del “sommerso”. Attenzione, non demonizziamo l’extra-alberghiero, semplicemente da tempo sosteniamo che vi sia la necessità di regolamentazione. Nelle località turistiche è giusto che gli appartamenti vengano affittati, ma non per uno-tre giorni e con vantaggi fiscali e normativi che per le strutture alberghiere invece non ci sono. È una guerra ad armi impari. Non lamentiamoci poi se nelle località turistiche non ci sono più alberghi».

A Castione della Presolana, regina delle seconde case, che sono ben 7.500, da tempo il Comune vorrebbe rilanciare gli affitti ma ci si scontra con le difficoltà della gente: «Non è chiaro quanti appartamenti siano effettivamente disponibili, molti vengono utilizzati anche solo nel periodo estivo e nella stagione invernale, poi restano vuoti – afferma il sindaco, Angelo Migliorati –. Per Castione sarebbe un’opportunità, ma la burocrazia scoraggia molte persone, che preferiscono tenere chiuse le case». Anche a Selvino il fenomeno non è ancora esploso: «Sono circa 350 i posti letto in strutture alberghiere, alcuni b&b si stanno ampliando – spiega il sindaco di Selvino, Diego Bertocchi –: abbiamo ricevuto anche richieste di aperture di b&b con proposte originali, mentre per gli affitti siamo ancora orientati al lungo periodo».

«Il settore del turismo è in continua evoluzione, ovunque c’è una crescita della richiesta di Cav e di conseguenza anche dell’offerta. Resistono al cambiamento le strutture che sanno valorizzare un’offerta di qualità – ha detto l’assessore regionale –, le case e alloggio per vacanze poi, in alcune zone sono fondamentali».

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