Colpito da sindrome Mis-C a 9 anni: «Ho rischiato di perdere Marco, a Bergamo lo hanno salvato»

Aveva contratto il Covid senza manifestare sintomi. Poi il peggioramento e il ricovero in Terapia intensiva pediatrica all’ospedale Papa Giovanni.

«Quando ripenso a quei giorni tremendi, mi sembra quasi impossibile che Marco possa essere qui con me, con mio marito e la sua sorellina: abbiamo temuto di perderlo. Nessuno aveva capito cosa gli stesse succedendo; solo a Bergamo hanno intuito subito che il mio bambino aveva quella pericolosa sindrome che può colpire i bambini che hanno avuto il Covid . Gli hanno ridato la vita: ai medici del “Papa Giovanni” continuavo a ripetere che avevano fatto un miracolo». Mamma Ani, 39 anni, di origine albanese ma residente con la famiglia a Parabiago, in provincia di Milano, non smette di spendere parole di ringraziamento mentre racconta la paura vissuti alla fine del 2021.

«E dire che noi non ci eravamo proprio accorti che Marco potesse avere contratto il Covid: non aveva sintomi, giusto qualche colpo di tosse, un po’ di raffreddore. Ma mio marito e io siamo vaccinati, e Marco, in quei giorni di novembre, quando i contagi stavano tornando a crescere, non lo facevo mai uscire. Andava giusto a scuola, per il resto sempre chiuso in casa. L’abbiamo scoperto solo dopo, quando Marco ha cominciato a stare male davvero e siamo andati di corsa in ospedale, che aveva avuto il Covid. Se penso che quelli erano proprio i giorni in cui si stava decidendo se aprire alle vaccinazioni per i bambini... Marco noi l’avremmo vaccinato subito, appena avessero dato l’ok alle prenotazioni: invece, si è ammalato prima. Ora sentiremo i medici alla visita di controllo: appena potrò lo proteggeremo con il vaccino. Quello che gli è successo è stato davvero spaventoso».

Erano i primi di novembre, racconta mamma Ani, Marco ha la febbre, vomita, non riesce a mangiare e diventa sempre più debole. «Il pediatra ci consiglia un antibiotico, dice che il Covid non c’entra, forse qualche malanno di stagione. Ma dopo due giorni quell’antibiotico risulta inefficace. E Marco sta sempre peggio, Lo portiamo in ospedale a Rho. Lì ci chiedono se per caso ha contratto il virus, noi diciamo di no, assolutamente no. Gli fanno il tampone ed è infatti negativo. Marco nel frattempo non respira nemmeno più, ha bisogno di ossigeno, la sua urina diventa scura, e peggiora di ora in ora. Gli viene fatto il test sierologico: e si scoprono tanti anticorpi contro il virus Sars-Cov2. Quindi aveva avuto il Covid, ma senza sintomi . I medici a Rho non riuscivano a darci risposte chiare, mentre le condizioni di Marco precipitavano; a quel punto mio marito e io abbiamo chiesto che venisse trasferito in un centro specializzato. Viene trovato il posto a Bergamo. E qui, appena vedono Marco, capiscono che mio figlio è stato colpito dalla Mis-C, la sindrome multisistemica che è una conseguenza del Covid. Sono stati i giorni più tremendi: Marco viene sedato, entra in Terapia intensiva, mentre suo padre Nico e io eravamo terrorizzati. Mio marito non ha voluto allontanarsi mai: è arrivato a dormire in auto, nel parcheggio dell’ospedale».

Marco resta circa una settimana nella Terapia intensiva pediatrica, che è diretta da Ezio Bonanomi, poi, superata la fase acuta, viene trasferito in Pediatria, seguito dal dottor Lucio Verdoni. «I valori di Marco sono tornati normali solo dopo quattro settimane – spiega mamma Ani – . In tutto il periodo della degenza io sono rimasta con lui. E sono stati giorni difficili. Per le norme anti Covid eravamo in una stanza isolata noi due, non potevo uscire mai, né avere contatti con altri. Sapevo che c’erano altri bimbi ricoverati, altre mamme, ma non potevo comunicare con nessuno. Nonostante le attenzioni di medici e infermieri, restavo sola con le mie paure, mentre Marco lottava contro la malattia. Poi, finalmente, i primi segni di ripresa. Siamo riusciti a fare il Natale tutti insieme, a casa. Ora Marco sta bene, prende ancora farmaci ma il peggio è passato: faremo una visita di controllo a Bergamo il 10 febbraio. Non smetterò mai di ringraziare i medici del “Papa Giovanni”: l’hanno fatto rinascere».

© RIPRODUZIONE RISERVATA