(Foto di Cesni)
IL RAPPORTO ISPRA. Nel 2025 in Bergamasca consumo netto di 120 ettari. Tra le novità, il calcolo delle potenziali superfici da ripristinare e depavimentare: sono quasi 6mila ettari.
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Bergamo
Nel giro di un anno altri 129,07 ettari di terreno vergine hanno lasciato posto al cemento. E 8,72 ettari di cemento, invece, sono stati «restituiti» alla natura. Il grigio vince ancora sul verde: nel corso del 2025 in Bergamasca il consumo netto di suolo - la differenza tra il nuovo costruito e la quota ripristinata - ha «portato via» 120,35 ettari, l’equivalente di 168 campi da calcio.
Non è una novità, se si guarda al passato. Il dato è sostanzialmente stabile: nel 2024 il saldo era stato di 121,67 ettari, nel 2023 di 108,03, nel 2022 di 111,12, nel 2021 di 140,20. Per dare una proporzione, il consumo di suolo in Bergamasca nell’ultimo anno è stato pari a 1,16 metri quadrati per ogni abitante, di poco sopra la media regionale (1,09).
In queste rilevazioni, va specificato, è inclusa un’ampia gamma di opere e interventi, a matrice pubblica (strade, piazze, ferrovie, tranvie, edifici) e a trazione privata (abitazioni, fabbricati industriali, logistiche, data center). D’incoraggiante c’è che il «ripristino», ovvero ciò che prima era urbanizzato e ora riportato a verde, sta aumentando: gli 8,72 ettari del 2025 rappresentano il dato migliore dell’ultimo lustro, ma su valori nettamente insufficienti a compensare le edificazioni.
L’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha presentato ieri il nuovo rapporto sul consumo di suolo, la mappa che permette di monitorare puntualmente il fenomeno. Nel 2025 Bergamo è stata la quarta provincia lombarda per incremento netto, alle spalle di Brescia (160,8 ettari), Monza e Brianza (145,4) e Milano (145,3), in una sorta di continuum a vocazione produttiva.
«La Lombardia, insieme a Lazio, Sicilia e Puglia, è tra le regioni dove il fenomeno si nota di più, ma è anche stata la prima regione a varare una legge sulla rigenerazione urbana e una sui data center – riflette la bergamasca Alessandra Gallone, presidente dell’Ispra –. Dobbiamo passare dal concetto di consumo a quello di utilizzo in maniera sostenibile. Questo è anche l’obiettivo del nostro lavoro: presentare dati per favorire soluzioni, lavorando al fianco di governo, sindaci, imprese e cittadini e invertire la tendenza attraverso ripristino e recupero. Ambiente e sviluppo non sono in contrapposizione».
Per Legambiente Lombardia, «il suolo cede sotto la grandeur: grandi eventi e grandi opere guidano la produzione di nuovi paesaggi del cemento».
A far da traino, su scala orobica, è principalmente la pianura. Secondo le tavole dell’Ispra, circa la metà dell’incremento netto di consumo di suolo dell’ultimo anno s’è concentrata in dieci comuni, dislocati secondo una precisa geografia di sviluppo demografico e urbanistico: sono Treviglio (10,31 ettari netti consumati), Calcinate (10,28, già nella top ten del 2024), Bergamo (9,68, nella top ten anche del 2024), Grumello del Monte (6,35), Cisano Bergamasco (6,04), Brignano Gera d’Adda (5,71), Fara Gera d’Adda (4,81), Sorisole (3,17, nella top ten anche del 2024), Ghisalba (2,92) e Romano di Lombardia (2,67).
Ma ci sono anche 105 località – la gran parte piccoli paesi delle Valli, ma anche qualche discreto centro tra Isola e pianura – con un bilancio a zero, più 6 paesi che hanno saputo far prevalere il ripristino, così da ridurre il suolo consumato: è il caso di Almenno San Bartolomeo (dove il suolo complessivamente consumato è diminuito di 0,03 ettari), Seriate (-0,09), Gromo (-0,14), Brusaporto (-0,35), Osio Sopra (-0,37) e Telgate (-0,76). Succede, appunto, perché possono essere messe in campo attività di riconversione: in tutto 18 Comuni bergamaschi lo hanno fatto nel 2025, ma solo in quei 6 il ripristino è stato maggiore rispetto al consumo, portando quindi a far «arretrare» il cemento complessivo.
L’archivio dell’Ispra permette anche di cogliere i cambiamenti del lungo periodo: dal 2006 al 2025 in Bergamasca sono stati consumati 2.341 ettari di suolo, qualcosa come circa 3.300 campi da calcio. È oggi «cementificato» il 12% della superficie orobica, ma la morfologia disegna un ventaglio amplissimo che spazia tra lo 0,49% di Carona e il 68,31% di Orio al Serio, con fisiologiche differenze tra montagna e conurbazione.
La novità del rapporto svelato ieri è la stima, finora inedita, delle «aree potenziali per il ripristino del verde urbano», ossia quelle porzioni di territorio già urbanizzato che potrebbe essere «rinaturalizzato»: attraverso una metodologia europea, sono state mappate le zone teoriche di rigenerazione urbana e quelle dove è possibile andare a «depavimentare» senza inficiare gli insediamenti umani o produttivi. Per la Bergamasca, il risultato è un potenziale di 5.938 ettari, di cui 837 in aree prevalentemente pubbliche e 4.835 in aree private (più altri 266 ettari con una diversa classificazione). E ancora, un altro calcolo dà conto delle «aree potenziali per l’incremento della copertura arborea», cioè gli spazi dove piantare alberi: in Bergamasca sono stati individuati 6.642 ettari da rinfoltire.
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