Corsi professionali per lavori da serie A
Tra corse e motori, la storia di Hossam

Inchiesta sui giovani 4/8. Proseguiamo con la pubblicazioni dell’inserto «Neet, né studio né lavoro», pagine di approfondimento sui giovani. Ecco un nuova puntata con una storia a cura di Sabrina Penteriani.

«Durante una gara - diceva Ayrton Senna - dipendi da una vettura molto complicata, che può sempre darti dei problemi. Dipendi da una squadra intera che collabora, da un insieme di forze e di persone che lottano per un obiettivo comune». È questo il mondo di Hossam Hassan, 21 anni: dal 2016 è un meccanico della Lotus P.B. Racing di Lallio nel reparto che si occupa delle auto da corsa. Hossam ha imparato a costruire una macchina da zero, è il più giovane del team e ha appena vissuto un’esperienza straordinaria partecipando con la sua squadra alla 24 ore di Dubai, una gara del campionato internazionale «endurance». La sua esperienza scardina dalle fondamenta lo stereotipo secondo il quale i Corsi di formazione professionale (Cfp) sono scuole «di serie B».

Nato in Egitto, Hossam si è trasferito in Italia nel 2009: «Sono arrivato durante le vacanze di Natale e sono stato subito inserito nella scuola primaria in quarta elementare. Ho dovuto incominciare da zero a imparare a parlare, leggere e scrivere l’italiano ma l’ho trovato più facile dell’arabo». Ha frequentato la quinta a Brembate Sopra, poi si è trasferito alla secondaria di primo grado di Presezzo. Terminato anche quel percorso, gli interessava intraprendere una professione, più che proseguire gli studi, perciò si è iscritto al corso di «Tecnico-meccanico di aeromobili» dell’Engim.

«Mi affascinava l’idea di lavorare sugli aerei - racconta - e nei tre anni di scuola ho avuto la possibilità di farlo. Allo stesso tempo, però, ho imparato anche a conoscere il funzionamento di altri veicoli, e questo mi ha permesso di ampliare i miei orizzonti e di svolgere tirocini diversi».

Nel programma c’erano molte esercitazioni pratiche e diversi stage: «Ne ho fatto uno a Mapello sulle auto, poi ho avuto la possibilità di svolgere un altro tirocinio, questa volta sulle moto. Quando sono arrivato al terzo anno mi hanno offerto l’opportunità di misurarmi con le auto da corsa alla P.B. Racing e l’ho colta al volo». All’inizio dovevano essere soltanto sei mesi, retribuiti grazie al progetto Garanzia giovani, nell’ambito di un piano europeo di lotta alla disoccupazione giovanile. È stata un’esperienza entusiasmante e Hossam ce l’ha messa tutta per imparare, si è impegnato al massimo: si è reso conto che quello era proprio il mestiere che gli sarebbe piaciuto fare. Quando i sei mesi sono passati è partito per l’Egitto per andare a trovare i suoi parenti. Al ritorno lo aspettava una bella sorpresa: Stefano D’Aste, responsabile di P.B. Racing, lo ha richiamato per un colloquio e poi l’ha assunto con un contratto a tempo indeterminato. Quando Hossam lo racconta gli brillano gli occhi.

«Siamo l’unica azienda italiana - spiega con un pizzico d’orgoglio - autorizzata da Lotus a costruire le macchine da corsa da zero. Ci arriva soltanto il telaio dall’Inghilterra, noi dobbiamo montare l’impianto elettrico e il kit aerodinamico. Le auto da corsa devono essere leggere, c’è poco spazio che dev’essere gestito bene, quando c’è un problema bisogna essere in grado di risolverlo velocemente». Sono molte le doti che Hossam ha sviluppato svolgendo le sue mansioni quotidiane: l’attenzione, la precisione, la pazienza, la velocità. Il suo ruolo richiede viaggi frequenti: «Le nostre vetture partecipano al campionato endurance in 12 tappe e al campionato italiano. Ogni meccanico segue la sua auto, e per ogni gara si sta via, di solito, da giovedì a domenica». La 24 ore a Dubai è stata un’esperienza bellissima, anche se faticosa: «Tre giorni prima della gara arriva il container con la macchina e bisogna allestire il box con ricambi, carrelli, attrezzi, poi iniziano le prove libere. La gara incomincia alle 15 e finisce alle 15 del giorno dopo. Alla fine c’è lo smontaggio. Sono rimasto sveglio per 48 ore di fila, ero troppo emozionato per riposare, anche brevemente. Lavorare sulle auto da corsa comporta una grande responsabilità, dobbiamo pensare alla sicurezza prima di tutto. Bisogna inventare, ingegnarsi, costruire; i miei compiti spaziano dalla meccanica all’elettronica fino alla carrozzeria. La scuola ha avuto un ruolo importante, ma ho imparato moltissimo sul campo».

Hossam ha messo in conto qualche sacrificio: «Siamo spesso lontani da casa, rientriamo tardi la sera, usciamo presto al mattino e a volte capita di restare in officina anche per 24 ore di fila, ma non mi pesa, non cambierei questo lavoro con nessun altro. Ogni giorno è una sfida, e la passione fa la differenza».

© RIPRODUZIONE RISERVATA