Diesel, lo sconto c’è ma non si vede: già «bruciato» dai continui aumenti

CARBURANTE . In Lombardia la quotazione media è comunque ben al di sopra dei 2 euro al litro. I distributori: «Previsti altri rincari. Il decreto ha creato confusione e a pagare sono i gestori».

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Lo sconto c’è, ma non si vede. Nessun trucco, però: il «taglio» di 17 centesimi sul prezzo del diesel, introdotto dal governo con l’ultimo decreto che reintroduce il meccanismo delle accise mobili, riporta le lancette indietro di appena una decina di giorni. Nei fatti, i listini sono tornati in linea con quelli del 18-20 luglio e restano invece ben lontani non solo (ovviamente) dalla situazione pre-guerra in Iran, ma pure dallo scenario dei primi di luglio.

Stando agli open data del ministero delle Imprese e del Made in Italy, nella giornata di martedì il prezzo medio del gasolio self-service in Bergamasca era di 2,098 euro al litro: solo in pochi avevano già applicato le nuove tariffe, e così la vera svolta s’è vista solo mercoledì, quando il prezzo medio in Lombardia (la rilevazione più aggiornata è disponibile solo su base regionale) è sceso a 2,053 euro al litro.

Una timida boccata d’ossigeno

È una timida boccata d’ossigeno, che durerà appena sino al 6 agosto. Sempre secondo le fonti ministeriali, ad esempio, tra il 18 e il 20 luglio in Bergamasca la quotazione media del diesel era di 2,085 euro, cioè quasi la stessa di quella attuale. In altri termini, l’intervento del governo ha «anestetizzato» l’escalation che si è registrata nell’ultima settimana. Perché la «fiammata» è stata appunto repentina: ancora il 5-6 luglio, immediatamente dopo la fine del precedente bonus sulle accise, il diesel si attestava a 1,922 euro/litro; tra il 25 e il 27 febbraio, alla vigilia dell’avvio dell’azione militare di Usa e Israele in Iran, il prezzo era di 1,718 euro/litro. Oggi, in sostanza, si pagano circa 35 centesimi in più rispetto all’inizio del conflitto: e considerando lo sconto di 17 cent, il prezzo reale del diesel è lievitato di almeno 50 centesimi. Nel frattempo, la benzina sfiora i 2 euro (almeno 25 cent in più del pre-guerra) e, in assenza di agevolazioni per questo prodotto, tallona il diesel.

Lo scenario futuro

«Lo scenario è questo: l’effetto è contenuto, anche perché nel frattempo si annunciano altri rincari – conferma Renato Mora, presidente del Gruppo Benzinai di Confcommercio Bergamo e consigliere nazionale della Figisc Confcommercio, la Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti -. L’ultimo decreto ha creato parecchia confusione, e così non tutti gli impianti hanno adeguato i prezzi in maniera tempestiva». Mora ricostruisce le tappe: «Il decreto legge è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale alle 22,30 del 27 luglio e prevedeva l’entrata in vigore dello sconto dal 30 luglio, ma successivamente è stato pubblicato un decreto ministeriale che copriva anche le giornate del 28 e del 29 luglio». Così, solo da mercoledì la nebbia si è diradata e il taglio si è effettivamente concretizzato in tutte le pompe.

Il bonus penalizza i benzinai

C’è però anche un elemento non di poco conto, nell’ottica di chi gestisce gli impianti: «Lo sconto, al momento, ricade completamente sulle nostre casse – spiega Mora -. Le nostre giacenze di diesel sono state acquistate quando l’accisa era intera e ora vendiamo il prodotto con lo sconto: nel decreto non è stato indicato nulla circa la possibilità di un rimborso, dunque al momento siamo noi benzinai a pagare lo sgravio, e non il governo». Tradotto in soldoni, l’impatto è notevole: «Per ogni impianto, il rischio di perdita va dai mille ai cinquemila euro – stima Mora -: una pompa può avere una riserva fino a 25mila litri, e ciascun litro è stato pagato 17 centesimi in più rispetto al prezzo al quale oggi viene venduto. Sia chiaro, come categoria siamo d’accordo con gli interventi sulle accise: è un aiuto agli automobilisti, ma non è giusto che a fare il sacrificio siano i gestori delle stazioni di servizio».

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