Dopo Giulia Cecchettin, a Bergamo nasce la Rete contro la violenza di genere

UN MOVIMENTO SPONTANEO. Un gruppo di persone, dopo la manifestazione del 24 novembre, ha deciso di dare vita a un Rete di sostegno alle donne. In Bergamasca 1160 richieste d’aiuto in un anno. Il presidio ogni mese in Largo Rezzara.

È nata la «Rete bergamasca contro la violenza di genere»: network spontaneo che si è costituito informalmente in occasione della manifestazione svoltasi il 24 novembre in città, cui hanno partecipato oltre 5mila persone, nata anche sull’onda del dolore e dell’indignazione suscitati dal femminicidio di Giulia Cecchettin.

La Rete si presenta ora ufficialmente alla collettività: un organismo informale e flessibile, privo di firme e sigle, che vede collaborare tutte le organizzazioni territoriali che già lavorano sul tema della violenza sulle donne e di genere, perciò associazioni e gruppi, oltre a molte persone singole decise ad impegnarsi per combattere la violenza sistemica e diffusa in tutto il mondo, in Italia e anche nelle nostre città e provincia.

113 femminicidi in Italia

Sono stati 113 i femminicidi in Italia nel 2023: 113 donne uccise dalla violenza maschile. Il termine «femminicidio» non indica chi viene uccisa ma la ragione per cui viene uccisa, significa perciò che le donne vengono uccise proprio in quanto donne. Quindi la perdita, da parte del femminicida, del possesso e del controllo della vita di una donna.

Le iniziative della Rete bergamasca contro la violenza di genere sono state oggi comunicate in conferenza stampa presso il Comune di Bergamo, con interventi di Sara Modora, Iris Fabbi e Sara Agostinelli. «Oltre ai femminicidi, punta dell’iceberg di una cultura violenta e patriarcale che si esprime in molti modi, esistono numerosi casi di violenza di genere, diretta e indiretta: violenza fisica, psicologica, economica - spiegano i promotori della Rete –. Violenza che si esprime tra le mura domestiche, nelle relazioni affettive, nei luoghi di lavoro, per strada, attraverso forme di informazione, comunicazione e rappresentazione non rispettose delle soggettività».

In Bergamasca 1160 richieste d’aiuto

Solo nel 2023 i Centri Antiviolenza di Bergamo e provincia hanno ricevuto complessivamente più di 1.160 richieste d’aiuto. Ed è purtroppo provato dalle statistiche che solo una piccola parte delle persone che subiscono violenza trova il coraggio di raccontare o denunciare. «La violenza di genere e patriarcale rimane dunque strumento di un sistema ingiusto, un problema sociale che riguarda tutte e tutti- hanno spiegato i promotori della Rete in un incontro con la stampa -: non un’emergenza temporanea ma un problema strutturale di cui ognuno di noi può e deve farsi carico, nella vita privata così come nell’impegno pubblico».

«In diversi settori pubblici resta moltissimo da fare, sia in termini di formazione e educazione all’affettività che in termini di incremento degli strumenti e della consapevolezza degli operatori che sono chiamati ad agire. In primis forze dell’ordine e apparato giudiziario, che troppo spesso ancora sottovalutano e non supportano adeguatamente chi denuncia (lo dimostra il caso recente di Vanessa Ballan, uccisa dal suo stalker già denunciato), scoraggiando così le azioni legali di chi avrebbe bisogno di protezione» spiegano gli organizzatori.

Da lunedì 8 gennaio, la Rete bergamasca contro la violenza di genere sarà in piazza ogni mese, con una presenza fissa ogni giorno 8, alle ore 18 in Largo Rezzara (Piazza Pontida): «Occuperemo lo spazio pubblico in modo regolare e instancabile, per denunciare, informare e aggregare nuove persone, che siano interessate a scoprire nuovi modi di pensarsi e relazionarsi oltre che a rinforzare un impegno utile e necessario per la società tutta. Per rivendicare diritti, rispetto e dignità per coloro che non hanno voce e che invece dovrebbero averne». «In preparazione abbiamo molte altre proposte per il territorio, che comunicheremo nelle prossime settimane. Il nostro obiettivo è tenere viva la rabbia e la voglia di cambiamento che la straordinaria manifestazione del 24 novembre ha dimostrato».

© RIPRODUZIONE RISERVATA