«Dormitori a Bergamo, servono nuovi volontari»
CARITAS. Necessità crescente dopo l’apertura degli spazi di accoglienza nelle vie Conventino e Maglio del Lotto. Don Trussardi: «Il nostro grazie a chi dedica tempo ai fragili». Chi già è inserito: «Si vive la bellezza dell’incontro».
Lettura 3 min.Sono oltre 1.500 i volontari impegnati in Caritas, nei servizi per la grave marginalità, nelle parrocchie, nei Centri ascolto. «Desidero ringraziarli - dice don Roberto Trussardi, direttore di Caritas diocesana - perché si mettono a servizio e ci danno un aiuto importante. Grande è la riconoscenza e la gratitudine verso queste persone: se possiamo fare tanto è merito non solo delle operatrici ed operatori, ma anche loro». Con i nuovi due dormitori inaugurati a giugno, quello maschile in via Conventino quello femminile in via Maglio del Lotto, la presenza dei volontari e delle volontarie è ancora più significativa. Ed ecco un appello perché altri possano dedicare tempo a chi vive situazioni di fragilità.
L’appello
Il dormitorio maschile accoglie ogni notte 15 persone, quello femminile 14 e la presenza notturna è garantita da volontari e volontarie. «I dormitori sono aperti dalle 20 alle 8 – spiega il coordinatore Caritas Riccardo Radaelli – fino alle 22.30 c’è un operatore, poi per la notte un volontario. Ci piacerebbe poter garantire la presenza di due volontarie ogni notte. Le persone accolte in queste piccole strutture hanno già dimostrato di saper rispettare le regole, di voler condividere gli spazi e hanno intrapreso un percorso per riprendere in mano la propria vita. Ovviamente i volontari non sono lasciati soli, noi operatori siamo reperibili durante la notte». Il servizio ha una dimensione familiare, in cui le persone si ritrovano e hanno la possibilità di fare due chiacchiere, bere un tè insieme, farsi conoscere. «I nostri ospiti hanno un grande bisogno di relazione – sottolinea don Trussardi – di ascolto, di essere visti al di là degli stereotipi, di sguardi nuovi su di loro. Ai volontari chiediamo questo: non solo “fare”, ma soprattutto “esserci”, anche se la concretezza e operosità di chi si mette a disposizione permette di alleggerire il lavoro degli operatori».
La testimonianza
Michele Godano, 56 anni, racconta la sua esperienza come volontario da due anni in Caritas: «Insieme ad altri volontari, coordinati dagli operatori, dedico il sabato pomeriggio all’accoglienza delle persone senza fissa dimora al Punto Sosta, il prezioso luogo di ritrovo e di ristoro quotidiano messo a disposizione presso l’ex convento del Galgario, più noto per essere anche sede di uno dei due dormitori maschili di Caritas. Ho imparato che è molto importante esserci, farsi presenza viva, oltre che far delle cose, quel laborioso agire dietro al quale spesso ci nascondiamo. Certo, all’inizio ero intento a capire cosa cercassero le persone e quali fossero i servizi offerti per soddisfare i loro bisogni. Ero preoccupato, per esempio, di imparare a garantire l’accesso ordinato al deposito bagagli, a organizzare la merenda, a registrare gli accessi o le prenotazioni per le lavatrici, a stendere un curriculum oppure a presidiare i luoghi dove si concentrano gli ospiti, come la sala tv, i tavoli per il gioco a carte, il bagno e il chiostro. Tutti contenuti del servizio molto preziosi, ma non sufficienti a mio avviso per comprendere il senso vero dell’essere volontario. Piano piano quel fare si è riempito di un senso, perché ho compreso che, qualsiasi fosse l’attività svolta da ognuno di noi volontari, l’importante era vedere che gli ospiti si sentivano sempre più a casa: per esempio l’abbellimento degli spazi, possibile grazie alla generosità e laboriosità di tante persone che prestano la loro opera creativa nel cucito, nella cucina o nel giardinaggio, è riconosciuto e apprezzato dagli ospiti che hanno fatto a gara ad aiutare a sistemare i diversi allestimenti, a pulire e a tenere in ordine i locali; oppure il torneo di carte, la tombola, il ping pong o il calcetto raccolgono persone diverse intorno alla passione del gioco, che crea legami e facilita la socializzazione in situazioni spesso difficili e conflittuali. Sabato dopo sabato, quella preoccupazione del fare è stata sostituita dalla bellezza dell’incontro, del rivedere gli stessi volti, gli stessi occhi inizialmente sconosciuti e che piano piano sono diventati riconoscibili ed espressivi».
«Bisogno maggiore nei dormitori»
I volontari e le volontarie, quando decidono di approcciarsi ai servizi, vengono incontrate dalla Roberta Messina, responsabile volontari: «Con loro cerco di comprendere motivazioni, desideri, aspettative, per fare una proposta adeguata. Poi si può procedere con un affiancamento agli operatori. I servizi sono tanti, dal Punto Sosta alle docce, dall’armadio condiviso alla pulizia degli spazi, ma in questo momento il bisogno maggiore riguarda la presenza nei due nuovi dormitori, nella forma che ognuno preferisce, una notte a settimana o al mese».
«I volontari vengono incontrati, cerchiamo di organizzare incontri formativi anche per ascoltare la loro esperienza – aggiunge Mauro Palamini, operatore al Galgario –. Tra i volontari e gli ospiti si creano buone relazioni. Spesso accade che alcune confidenze vengano affidate più a loro che agli operatori. Sono legami che si costruiscono nel tempo, stando accanto alle persone, sedendosi vicino, chiaccherando, guardandosi con altri occhi».
Chi fosse interessato all’esperienza di volontariato in Caritas può consultare il sito www.caritasbergamo.it/volontariato o chiamare lo 035 4216400.
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