Eni, ora lo «sconto» svuota i distributori. I gestori protestano

CARBURANTI. Con il «price cap» problemi di approvvigionamento. Decine di pompe rimaste a secco. Mora: «Un paradosso». La decisione dell’assemblea: «Insegne spente di notte».

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Troppa richiesta, impianti a secco. Il tetto ai prezzi dei carburanti - confermato venerdì 23 ottobre da Eni per tutto l’anno - ha dato un po’ di ossigeno agli automobilisti, ma ha messo in difficoltà i gestori delle stazioni di servizio: l’offerta ha scatenato una caccia al risparmio, talmente forte da lasciare vuote parecchie pompe. Ora, però, scatta la protesta. Quella lanciata dai titolari delle stazioni di servizio Eni (una cinquantina di punti vendita in Bergamasca, circa il 16% di tutti i distributori), la prima compagnia a introdurre il prezzo calmierato di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il diesel (rialzato e poi abbassato per la questione delle accise). Da lunedì 26 ottobre le insegne resteranno spente di notte, una protesta silenziosa contro i rifornimenti a singhiozzo di Eni che minano l’attività di ogni giorno.

Forniture a singhiozzo

Decine di impianti Eni bergamaschi, spiegano i gestori riunitisi in assemblea giovedì 22 ottobre, sono rimasti sprovvisti – in particolare per il gasolio – almeno un giorno alla settimana da quando è stato varato il «price cap» a fine settembre. Il nodo è nelle forniture a singhiozzo, perché la filiera dell’approvvigionamento non riesce a tenere il passo dell’eccezionale boom della domanda da parte dei clienti. Lo scenario è a macchia di leopardo e influenzato dalla geografia delle stazioni di servizio: dove c’è un solo distributore con il price cap nel raggio di diversi chilometri, gli automobilisti si concentrano lì e quindi il prodotto termina più alla svelta.

«Un paradosso»

«La situazione che si è venuta a creare in queste settimane è paradossale – sottolinea Renato Mora, presidente del Gruppo Benzinai Confcommercio Bergamo e consigliere nazionale della Figisc, la Federazione italiana gestori impianti stradali, oltre che gestore di un impianto Eni a Dalmine –. Il price cap ha portato a vendere più carburante del normale, creando spesso problemi di approvvigionamento. In molte aree del territorio non c’è più continuità nei rifornimenti e diverse gestioni faticano a seguire il lavoro quotidiano e i propri clienti. Il rischio è un effetto a cascata, soprattutto nelle zone della provincia con meno distributori».

I timori

Presa carta e penna, l’assemblea ha deliberato di informare il prefetto di Bergamo, Luca Rotondi, e di avviare una ricognizione puntuale sulle interruzioni, così da «documentare l’entità del problema e trasmettere un quadro dettagliato alle autorità». Il timore tra gli addetti ai lavori è che la carenza possa presto estendersi anche agli altri marchi che hanno praticato un prezzo calmierato, come Ip, Q8, Tamoil e altri player minori. Lo «stato di agitazione» dei gestori Eni si tradurrà nello spegnimento notturno delle insegne luminose dei distributori a partire da lunedì 26 ottobre e sino al termine dell’emergenza: il «segnale visibile», spiegano i promotori, «di una situazione ormai non più sostenibile». Dal Gruppo Benzinai di Confcommercio Bergamo si «ribadisce e richiede la necessità di garantire continuità, trasparenza e affidabilità nella distribuzione dei carburanti, condizioni indispensabili per tutelare il lavoro dei gestori e il servizio alla collettività». Interpellata, la compagnia al momento non ha fornito repliche. Intanto l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, venerdì 23 ottobre ha annunciato l’intenzione di mantenere il tetto ai prezzi sino a fine anno.

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