Estate, l’incognita di Omicron. Pregliasco: «L’onda risale, ma gli ospedali terranno»

Covid In Lombardia incidenza cresciuta del 52% in 7 giorni, degli oltre 58mila positivi solo lo 0,96% è ricoverato. Il virologo Pregliasco: «Contagi significativi: le nuove varianti più diffusive del morbillo. Proteggere i fragili con la 4 a dose».

La discesa pandemica s’è ormai increspata da due settimane, disegnando un nuovo sussulto del virus: risalgono i contagi, e pure i ricoveri segnalano l’inizio di un aumento. Ma il Covid ai tempi di Omicron si conferma a velocità variabile: l’incremento della pressione ospedaliera resta sempre più lento e contenuto rispetto all’aumento delle infezioni; negli ospedali i ricoveri in Terapia intensiva si mantengono ai minimi, mentre è solo reparti ordinari che si legge l’incremento dei posti letto occupati. La sintesi la traccia Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano e direttore sanitario del «Galeazzi»: «È possibile che lo scenario prossimo sia quello di un’onda di risalita con tempi anticipati rispetto a quanto ci aspettavamo, e anche con numeri di contagi significativi. L’impatto sul sistema sanitario dovrebbe però essere contenuto».

Un’estate fa

Anche l’estate del 2021 era stata sferzata da un’«ondina», quella ingenerata dall’allora nuova variante Delta spuntata a metà di luglio. Lo scenario di oggi è diverso, comparabile solo con cautela. Allora l’incidenza del contagio in Lombardia arrivò al massimo a 46 nuovi casi settimanali ogni 100mila abitanti, attualmente siamo già a 304 nuovi casi settimanali ogni 100mila abitanti (+52% nell’ultima settimana). La recrudescenza estiva del 2021 portò a un picco ferragostano di 42 pazienti in Terapia intensiva e a 308 nei reparti ordinari; oggi la Lombardia è solo a 17 pazienti in Terapia intensiva (per trovare numeri più bassi bisogna tornare addirittura all’estate del 2020), ma ne ha già 550 nei reparti ordinari. Su questa seconda voce va però fatta una precisazione: nei reparti ordinari è accolta una quota significativa di pazienti – si stima attorno al 40% – con tampone positivo ma in cura per altra patologia.

In Lombardia sono 58.826 le persone attualmente positive – cioè con l’infezione in corso – ma solo lo 0,96% degli infetti è ricoverato (e del totale dei ricoverati, solo il 3% è in Terapia intensiva)

La chiave di lettura è nell’altissima diffusività di Omicron, specie nelle varianti BA.4 e BA.5. Se anche patologicamente è meno aggressiva (ed è ulteriormente attenuata dai vaccini), i grandi numeri producono un fisiologico riverbero sui servizi sanitari. Con una differenza però importante: in Lombardia sono 58.826 le persone attualmente positive – cioè con l’infezione in corso – ma solo lo 0,96% degli infetti è ricoverata (e del totale dei ricoverati, solo il 3% è in Terapia intensiva). Nell’onda di un’estate fa, invece, necessitava di ricovero il 2,5% degli infetti: e di quanti finivano in ospedale, il 10-11% arrivava in terapia intensiva. In altre parole: il tasso di ospedalizzazione oggi si è comunque ridotto di due terzi. Tant’è che l’occupazione delle Terapie intensive lombarde è all’1%, in area medica si è al 5%.

Un anno fa solo il 25% della popolazione lombarda o bergamasca aveva completato il ciclo vaccinale primario, oggi l’80% della popolazione target ha anche la terza dose

I numeri della Bergamasca rimangono comunque confortanti: l’incidenza del contagio è di 165 nuovi casi settimanali ogni 100mila abitanti, la terza più bassa d’Italia (solo Asti e Vibo Valentia fanno meglio), e con un tasso di crescita (+41,9% negli ultimi 7 giorni) inferiore alla media regionale. Il ricarico sugli ospedali è lieve, nelle ultime due settimane si è stati stabilmente a solo 1-2 pazienti in Terapia intensiva al «Papa Giovanni».

Perché salgono i contagi?

«L’incremento dei casi ha motivi diversi – spiega Pregliasco –. Uno è fisiologico: la maggior libertà porta a una maggior socialità, e maggiori contatti aumentano statisticamente il rischio di contagio. In più c’è la presenza di Omicron 4 e 5, che sappiamo essere più diffusive, anche più del morbillo». Un anno fa solo il 25% della popolazione lombarda o bergamasca aveva completato il ciclo vaccinale primario, oggi l’80% della popolazione target ha anche la terza dose. Dal booster però sono passati mediamente sei mesi: «Sappiamo che c’è un calo dell’efficacia contro l’infezione dopo alcuni mesi, così come il virus si è modificato e nemmeno la guarigione dà protezione dalla reinfezione. Però – precisa Pregliasco – il vaccino conferisce ancora la protezione contro la malattia grave, ciò che è più importante. È importante stimolare l’adesione alla quarta dose per i più fragili: purtroppo al momento la copertura è ancora bassa. Le mascherine? Usiamole quando necessario, con buon senso, al di là delle regole che sono venute meno: sono ancora efficaci».

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