I sacerdoti bergamaschi in Turchia col Vescovo: «Il pellegrinaggio tocca il cuore, ci immergiamo nella santità»

LE TESTIMONIANZE . Un’esperienza che intreccia spiritualità, emozione, fraternità sacerdotale e riscoperta delle radici profonde del credere: «Sulle orme dei primi cristiani e del nostro Papa Giovanni».

Lettura 2 min.

Stanno camminando nei luoghi in cui il cristianesimo ha mosso i suoi primi passi, là dove sono nate le prime comunità e dove la Chiesa ha definito le parole fondamentali della propria fede. Per i nove sacerdoti bergamaschi in pellegrinaggio in Turchia con il Vescovo Francesco Beschi è un’esperienza che intreccia spiritualità, emozione, fraternità sacerdotale e riscoperta delle radici profonde del credere. Insieme a monsignor Giampietro Masseroli, segretario del Vescovo, e a don Luca Della Giovanna, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale dei pellegrinaggio, ci sono monsignor Michelangelo Finazzi, Vicario episcopale per i Laici e la Pastorale, monsignor Mario Carminati, Vicario episcopale per gli Affari economici, monsignor Pasquale Pezzoli, parroco di Santa Caterina, don Daniele Belotti, don Carlo Lazzarini, don Ugo Patti e don Egidio Todeschini, coordinatore nazionale delle missioni cattoliche italiane in Svizzera. Tra antiche città, memorie apostoliche e luoghi simbolo della storia cristiana, la Turchia non è una meta sconosciuta per loro, ma l’emozione è sempre tanta.

«Turchia, ponte di relazioni e dialogo»

«È un’immersione travolgente nella santità – racconta monsignor Finazzi –. Da Andrea a Bartolomeo, da Filippo a Paolo, da Maria e Giovanni fino ai padri Cappadoci e a Papa Giovanni XXIII, qui si percepisce come la santità abbia attraversato epoche e luoghi diversi. Questa terra è da sempre un ponte: tra Europa e Asia, tra cristiani e musulmani, tra cattolici e ortodossi. Anche i ponti sul Bosforo ricordano la nostra vocazione a costruire relazioni e dialogo, come fece Papa Giovanni. Il ritorno ai luoghi dei Concili e l’ascolto dei fondamenti della fede testimoniano come parole pronunciate 1700 anni fa continuino ancora oggi a toccare concretamente la vita delle persone».

«Una provocazione forte»

Tra i maggiori conoscitori della Turchia c’è monsignor Carminati: «È la mia quinta volta qui, il Paese è molto cambiato, soprattutto Istanbul, città affascinante. Il pellegrinaggio resta una provocazione forte: non riguarda solo la conoscenza, ma coinvolge il cuore. È un’esperienza che muove sentimenti e diventa una domanda rivolta alla fede». Monsignor Pezzoli dispensa chicche di storia e teologia ai pellegrini: «In questa regione troviamo testimonianze decisive della presenza cristiana fin dai primi secoli, è emozionante perché stiamo andando alle sorgenti della nostra fede». Per don Belotti la tappa di ieri a Nicea è «uno dei momenti più autentici del viaggio, qui si riscopre il valore dell’ecumenismo e dell’unità dei cristiani».

Condivisione e fraternità sacerdotale

Il richiamo a Papa Giovanni è frequente. «Il pellegrinaggio apre lo sguardo ad altre culture e insegna il rispetto reciproco e il dialogo», commenta don Lazzarini. Per don Patti, che accompagna il gruppo con il servizio musicale, «seguire le tracce del nostro conterraneo Papa Giovanni è una grande emozione, unita alla possibilità di entrare più profondamente nella storia della Chiesa». Il pellegrinaggio è anche occasione di fraternità sacerdotale, soprattutto per chi vive da oltre mezzo secolo all’estero, come don Todeschini: «Ci tengo a condividere esperienze del genere con sacerdoti e pellegrini bergamaschi. Partecipare a un pellegrinaggio diocesano guidato dal Vescovo è diverso dal semplice visitare dei luoghi. Si condividono la preghiera, l’approfondimento, la vita comune. Si vede, ma soprattutto si comprende e gusta spiritualmente».

© RIPRODUZIONE RISERVATA