Il Sacro Cuore cambia volto, «ma non si perda la memoria»

L’appello . L’Istituto per 60 anni ha allevato generazioni di studenti. Un gruppo di ex allieve raccoglie testimonianze: «Idee per un progetto».

La luce che entra dalle vetrate si riflette sui pavimenti polverosi ormai privi di banchi e di sedie. I buchi per terra e sul soffitto lasciano intravedere le aule del piano di sopra e i corridoi di quello sottostante. È il primo passo verso la trasformazione di quelle che fino a pochi anni fa erano classi di scuola media ed elementare in nuovi servizi. Ricordi che rischiano di perdersi e che le ex studentesse ora voglio provare a conservare. Tra un paio d’anni anche quel poco che rimane dei sessant’anni di vita dell’Istituto delle figlie del Sacro Cuore di Gesù, non ci sarà più. O meglio, sarà irriconoscibile e la memoria di quei tempi andranno man mano a scomparire.

Commozione e ricordi

«Questa era la nostra classe»: Luisa e Gabriella ritrovano per la prima volta dopo 64 anni l’aula dove hanno fatto la seconda media nel 1959, anno d’inaugurazione dell’Istituto progettato dall’architetto Sandro Angelini e costruito in via dei Ghirardelli, a due passi dallo stadio, nella seconda metà degli anni Cinquanta. È la commozione che rompe la voce: «Ci facevano studiare tanto – racconta Luisa Pecce, oggi consigliera comunale –. Conservo ancora un diario sul quale ogni giorno annotavo le mie attività: è pieno di pagine con scritto “oggi studio”, “oggi studio”, “oggi continuo a studiare”. Non finivamo mai. Avevamo delle brave insegnanti, di cui avevamo rispetto e un po’ di soggezione». È una domenica pomeriggio d’inizio marzo quando una ventina di ex studentesse si ritrovano nella scuola delle suore dove hanno studiato: ci sono anche i figli di Luisa e la loro maestra di prima elementare. Aperto per le sole ragazze, l’istituto ha iniziato ad accogliere anche i maschi negli anni Ottanta. È arrivato fino ad avere fino a 500 studenti all’anno tra scuola materna, elementare, media e magistrali. Poi i numeri si sono abbassati; nel 2017 la decisione di chiudere. Al di là di un lungo corridoio al piano terra c’era il convitto dove una settantina di ragazze che abitavano in provincia vivevano dal lunedì al venerdì. Anche quell’ala sarà ristrutturata e troveranno spazio piccoli appartamenti destinati all’housing sociale.

Negli uffici sono conservati ancora i vecchi registri – con tanto di voti, giudizi e numero di assenze – e decine di fotografie in bianco e nero: foto di classe, di recite e di giochi, e tante immagini del cantiere. «Avevamo un grembiulino azzurro con il colletto e il taschino bianchi e azzurri, e le scarpette nere con le suole di bufala per non rovinare i pavimenti», ricordano le ex studentesse. C’erano madre Maddalena, la superiora, «una donna straordinaria, ma intransigente», madre Agnesina e madre Maria, le altre insegnanti. Oggi, a visitare queste stanze, è venuta Quirica Anesa, che dopo aver frequentato le magistrali, ha iniziato ad insegnare proprio qui: «Ai tempi era una scuola un po’ d’élite – ricorda –. Mi ritengo fortunata perché sono stata accompagnata dalle suore sia nel mio percorso di formazione che nell’insegnamento. Mi hanno seguita tanto e ora rivivo quei momenti con piacere». Tanti ricordi che le ex studentesse vorrebbero raccogliere e conservare: «Ci dispiacerebbe perdere ciò che è stato – dice Gabriella Radici –. Abbiamo tante idee, dobbiamo solo svilupparle. Come siamo riuscite a riallacciare i rapporti tra di noi, vorremmo raccogliere altre storie e testimonianze per un progetto che mantenga la memoria di quegli anni». L’appello è a tutti gli studenti che dal 1959 al 2017 sono passati dall’Istituto delle suore del Sacro Cuore di via Ghirardelli. Possono presentarsi alla loro ex scuola e lasciare i dati per essere contattati dai compagni.

«Ridare fiato al passato»

Oggi lì vivono ancora 5 suore, che continueranno ad abitare anche dopo l’apertura del nuovo complesso, definito «Villaggio della Comunità». Suor Gianna Lessio è la superiora: «Fare memoria delle cose belle ci apre anche a una speranza di vita per gli anni a venire – dice –. E il progetto che si realizzerà, ci conforta anche in questo senso: ridà fiato al passato e apre una prospettiva interessante sul futuro. Queste “ragazze” sono la memoria vivente dell’impegno che la congregazione ha attuato a Bergamo, la città in cui è nata la fondatrice, Teresa Verzeri: le accogliamo volentieri, sono figure importanti, ci ricordano anche la dedizione di tante nostre consorelle che qui hanno dato la vita gioiosamente e con tanto impegno».

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