«In Valle d’Aosta minacciati per 3 ore al rifugio»
Serata da incubo per un gruppo bergamasco

L’incredibile disavventura di un gruppo di turisti bergamaschi presi di mira
da un uomo dopo una discussione. «Ci aspettava fuori con il piccone, salvati dai carabinieri».

«Sotto gli occhi dei carabinieri che lo stavano portando via mi ha detto: “Dimmi dove abiti che ti vengo a prendere”. Non volevo crederci, per tre ore siamo rimasti sotto scacco di quell’uomo». Fabio Zamblera è in viaggio, sta rientrando a Casazza con il gruppo di amici e parenti dopo la vacanza programmata sulle montagne di Champoluc, in Valle d’Aosta. Destinazione il Rifugio Baita Belvedere, un diamante con sei camere a 2400 metri che splende tra l’Alpe di Saler e i riflessi del Monte Rosa.

«Mix with the best», il misto del meglio, è la scritta che accoglie gli ospiti al rifugio ma per Zamblera e il suo gruppo di 12 persone quelle tre ore di sabato sera, dalla cena all’arrivo dei carabinieri di Brusson, sono stati un misto di incredulità, tensione, paura, panico, sollievo, rabbia. Con dettagli da film horror, un po’ «Cape fear», un po’ «Shining». Una partita a più facce, come quelle che Zamblera, oggi consulente del lavoro per uno studio di famiglia, giocava sul campo da calcio, golden boy del vivaio dell’Atalanta, perla delle nazionali giovanili e poi su fino a Newcastle, profondo nord dell’Inghilterra, ad allenarsi a 17 anni con Owen sotto gli occhi di Kevin Keegan. Il futuro gli sorrideva, ammaliante. Poi gli infortuni, il ritorno a casa, la scelta di una vita «normale». Come avrebbe dovuto essere la serata nel rifugio, sotto le stelle della Valle d’Aosta.

«Sono rientrato da una passeggiata con mio zio e altre persone, erano le otto, all’ora di cena - racconta Zamblera –. C’era tensione per via di una discussione tra il nostro gruppo e un signore che era lì da solo e aveva questionato per via del nostro cane». Una discussione come tante, che sembra finire lì. Invece l’uomo, titolare di un’azienda di coltivazione del riso nel Vercellese, in Piemonte, continua a brontolare, sempre più aggressivo. «Si sposta a un altro tavolo e da lì comincia a fare commenti ad alta voce su di noi, pesanti e irridenti. Alcuni di noi replicano, la tensione sale finché il gestore del rifugio invita l’uomo a uscire». L’uomo è un volto noto nel locale e sono noti i suoi atteggiamenti oltre le righe. Attacca briga facilmente, raccontano ai turisti bergamaschi, e da settimane gironzola attorno al rifugio in uno stato di disagio. «Prima di uscire urla rivolto a noi “Venite fuori, vi spacco la faccia”,poi esce ma resta dietro la finestra e comincia a guardarci con aria minacciosa, picchiettando con la piccozza contro il vetro. Con noi ci sono ragazzi minorenni, sono spaventati. Per andare alle camere dovremmo uscire, così alla fine insieme col gestore chiamiamo i carabinieri».

I militari di Brusson arrivano alle undici, riconoscono l’uomo, avvisano la sorella avvocato. Lo sottopongono a test antidroga, a cui risulta positivo, e a Tso. «Mentre è lì con i carabinieri mi guarda e mi dice: “Se sei un uomo dimmi dove abiti che ti vengo a prendere». Pazzesco, ma è così. Ora a casa sporgerò denuncia». La notte è passata insonne, negli occhi restano le immagini di quell’uomo e della sua picozza. «Siamo sotto choc, ma adesso almeno è finita. Adesso torniamo a casa». Adesso l’incubo è un ricordo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA