«Malattie respiratorie aggravate dallo smog, più asma e bronchiti»

INQUINAMENTO. Lo pneumologo Di Marco: «Correlazione tra l’aria inquinata di questi giorni e l’aumento delle infezioni: bambini e anziani sono i più esposti».

«La letteratura scientifica è ormai chiara: se si incrociano i dati degli inquinanti come il PM10 o il PM2,5 e gli accessi in Pronto soccorso per manifestazioni respiratorie, si trova una correlazione». La cattiva aria – quella che aleggia sulla Bergamasca da un paio di settimane, con valori di polveri sottili alle stelle – incide anche sulla salute: sia nell’immediato, acuendo le patologie respiratorie croniche, sia nel lungo periodo, con un maggior rischio anche di malattie cardiocircolatorie o di neoplasie.

Fabiano Di Marco, direttore della Pneumologia dell’ospedale «Papa Giovanni» e professore associato di Malattie dell’apparato respiratorio all’Università degli Studi di Milano, intreccia l’esperienza quotidiana alle evidenze scientifiche. Due settimane consecutive oltre i limiti del PM10 – la principale polvere sottile monitorata dalle centraline Arpa – si traducono anche in una questione di sanità pubblica: «Si va dalle infezioni delle vie aeree in soggetti sani, la parte meno rilevante, alla riacutizzazione di patologie croniche, il problema più evidente in questa situazione – spiega Di Marco –: parliamo di asma, sia a livello pediatrico sia adulto, e della Bpco, la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Se fra due mesi andassimo a ragionare sugli accessi in Pronto soccorso per queste patologie, potremmo trovare una correlazione con i valori della qualità dell’aria». A soffrire maggiormente sono dunque le persone già fragili, come – rimarca Di Marco – «bambini con l’asma, poi anziani e adulti».

Se la particolare congiuntura meteorologica che s’è avviata da un paio di settimane – l’alta pressione, il poco vento, l’aria che ristagna a bassa quota – ha fatto andare alle stelle i valori dell’inquinamento, la pianura padana è però storicamente una vasta area con una qualità dell’aria non certo «raffinata».

Alla lunga, vivere in contesti inquinati aumenta l’incidenza di quali malattie? «Non c’è alcun dubbio sul fatto che, analogamente al fumo di sigaretta, l’inquinamento atmosferico sia associato al rischio di sviluppare non solo malattie respiratorie, ma anche cardiocircolatorie, come lo scompenso – prosegue Di Marco –. Vale anche per le malattie neoplastiche (i tumori, ndr), è assodato che vi sia una correlazione. Ci sono cioè due problemi diversi: uno è il problema acuto, legato a situazioni come quelle degli ultimi giorni e a patologie già presenti in un paziente, e l’altro è il fattore di rischio per sviluppare altre malattie». Tra l’altro, la recrudescenza dell’inquinamento – e dunque dei rischi per le patologie respiratorie – s’inserisce al termine di settimane d’intensissima circolazione dei virus respiratori: «Questo è il dato più preoccupante – rileva lo pneumologo –. In questi giorni stiamo ancora scontando, seppur con numeri in calo, i mesi difficilissimi delle infezioni virali, soprattutto l’influenza di tipo A e del virus respiratorio sinciziale (Rsv), e in misura minore del Covid. Abbiamo ancora delle persone che si trascinano da settimane una sintomatologia alle alte e basse vie respiratorie che faticano a guarire».

«Rispettare i divieti»

Per affrontare questi giorni critici, la prima indicazione – di carattere generale – è «rispettare i divieti e le restrizioni su traffico e riscaldamento, per contribuire a non peggiorare la situazione». Per i pazienti con patologie respiratorie, l’esortazione è a «seguire con meticolosità le prescrizioni delle terapie – specifica Di Marco –, portare sempre con sé la terapia da utilizzare al bisogno e seguire sempre le norme per le vaccinazioni, ancor di più in questa fase: sono importanti le vaccinazioni contro Covid, influenza e pneumococco; la vaccinazione anti-Rsv partirà l’anno prossimo e sarà altrettanto importante. Nelle proprie abitazioni, se si utilizzano aspirapolveri, condizionatori o pompe di calore è necessario assicurarsi che i filtri siano antiparticolato e sia fatta una manutenzione meticolosa. Naturalmente, l’esposizione al fumo va limitata il più possibile».

Qualcuno ha rispolverato le mascherine Ffp2, ora in chiave antinquinamento. Ma sono davvero efficaci, contro le polveri sottili? «I modelli più utilizzati non garantiscono una effettiva protezione contro i particolati – chiarisce Di Marco –. Sono invece sempre importantissime contro i virus respiratori, specie per chi ha una patologia cronica».

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