Nel 2050 in Bergamasca 13mila abitanti in più. Raddoppiano gli over 80
LE PREVISIONI ISTAT. Nuovi nati in calo costante, la popolazione aumenterà grazie all’immigrazione. Città «attrattiva»: supererà i 127mila residenti.
Lettura 3 min.Una primavera, al termine di questo lungo inverno demografico, ancora non si vede. Eppure, nel 2050 la Bergamasca sarà più «grande»: conterà oltre 13mila abitanti in più in tutta la provincia, di cui oltre 7mila in più nel capoluogo. Non sarà una rinnovata natalità a guidare l’ulteriore espansione della terra orobica, ma l’«attrattività»: e cioè i flussi migratori di chi qui arriva per lavorare, partendo da un’altra provincia, da un’altra regione o da un altro Paese. Ma invecchierà, Bergamo, e lo farà soprattutto nelle aree interne.
Le proiezioni
Le nuove proiezioni demografiche dell’Istat rilasciate nei giorni scorsi confermano le «puntate» precedenti, seppur con numeri più prudenti. È così su scala nazionale, soprattutto per via di stime più contenute sul rilancio delle nascite. L’istituto di statistica ha aggiornato le proprie previsioni con orizzonte al 2050, prendendo a riferimento i dati reali di popolazione del 2025 e basandosi su un modello consolidato che incrocia le tendenze più recenti in termini di «saldo naturale» (l’andamento delle nascite e dei decessi) e di «saldo migratorio» (la differenza tra immigrazione ed emigrazione nei diversi livelli territoriali) e la struttura di popolazione (le diverse fasce d’età dei residenti, indicatore correlato alla fecondità). Se l’Italia è destinata a spopolarsi, perdendo quasi 4 milioni di residenti entro la metà del secolo, Bergamo invece «resisterà».
Il trend
Nel 2025, la provincia di Bergamo contava 1.114.780 residenti. Nel 2050, stando ai nuovi calcoli legati allo «scenario mediano» (la via di mezzo tra le elaborazioni più favorevoli e quelle più sfavorevoli), si raggiungerà quota 1.128.179 abitanti. Non è un’escalation clamorosa, ma è comunque una traiettoria in controcorrente al dato generale: la popolazione orobica crescerà dell’1,2%, «aggiungendo» 13.399 cittadini.
Tale parabola, ovviamente, sarà decisamente variegata a seconda del contesto locale. L’Istat fornisce i dati anche per alcuni singoli Comuni, e il capoluogo – Bergamo città – di fatto concentrerà circa la metà dell’intero incremento demografico provinciale: dai 120.389 residenti del 1° gennaio 2025, si arriverà ai 127.722 residenti del 1° gennaio 2050. Ci sarà quindi un balzo del +6,1%, equivalente a 7.333 cittadini in più, ma non si dovrebbe sfondare quell’asticella di 130mila residenti prospettata nelle precedenti previsioni demografiche. Perché? Perché, principalmente, i trend di natalità ridefiniti dall’Istat sono adesso più cauti rispetto al passato, si presumono cioè meno nati di quanti se ne calcolavano nei modelli pregressi. È come se si fosse preso atto di quel che succede nella realtà: di anno in anno, l’Italia ritocca al ribasso i record legati all’inverno demografico.
La frattura del 2040
E allora, in quale modo Bergamo crescerà? Attraverso flussi migratori, come già accade da tempo. Basta mettere in fila alcuni indicatori. In primis, nel 2025 nell’intera provincia i decessi erano stati 10.666 contro i 7.073 nati. Il cosiddetto saldo naturale era dunque in perdita di quasi 3.600 unità e pare destinato a un deficit ancora più ampio: nel 2050 la proiezione è di 7.796 nascite (in lieve aumento, ma anche perché sarà aumentata la popolazione complessiva), ma i decessi potrebbero essere 15.345 (conseguenza dell’invecchiamento della popolazione), e il saldo sarà negativo per 7.549 unità. Senza immigrazione, in altri termini, «sparirebbe» l’equivalente di uno-due Comuni l’anno: addirittura, sommando quel che accadrebbe di anno in anno tra il 2025 e il 2050, il saldo naturale ridurrebbe la popolazione bergamasca di circa 135mila unità.
A compensare, appunto, ci sono le migrazioni. Mediamente, sempre nell’arco 2025-2050, la Bergamasca «guadagnerà» ogni anno oltre 1.600 cittadini da altre province e regioni italiane e circa 4.000 cittadini dall’estero.
La città manterrà un volto più giovane. L’assottigliamento delle fasce d’età più basse è circoscritto: nel capoluogo giovani e bambini tra gli 0 e i 19 anni diminuiranno solo del 2,6%
C’è però uno spartiacque, di là da venire tra una quindicina d’anni. Se infatti si scava tra i dati, si coglie una parabola discontinua: la popolazione nell’intera provincia continuerà a crescere ininterrottamente fino al 2040, quando toccherà i 1.138.713 residenti, dopodiché anche qui s’avvertirà l’inizio di un calo demografico, legato al rallentamento dei flussi migratori oltre che alla stagnazione delle nascite, tanto che, come detto, nel 2050 ci si assesterà a 1.128.179 di abitanti. Nel capoluogo, invece, l’incremento sarà sostanzialmente lineare sino al 2050.
Giovani e anziani
È la perenne frattura tra centro e periferia, tra città e provincia, tra aree dinamiche e aree interne. Questa mole sterminata di cifre restituisce anche un identikit sulla «Bergamo 2050». Nell’intera provincia si «decimeranno» i lavoratori, perché la quota di popolazione tra i 20 e i 64 anni si ridurrà dell’11% (-72mila persone); gli anziani tra i 65 e i 79 anni saliranno viceversa del 26,2% (quasi +47mila persone), gli over 80 sfioreranno il raddoppio (+90,8%, cioè 69mila in più). A metà secolo, un bergamasco su tre avrà almeno 65 anni, mentre oggi non ha quell’età nemmeno un bergamasco su quattro.
La città manterrà un volto più giovane. L’assottigliamento delle fasce d’età più basse è circoscritto: nel capoluogo giovani e bambini tra gli 0 e i 19 anni diminuiranno solo del 2,6% (circa 500 in meno), i 20-64enni caleranno appena del 2,7% (circa 2mila in meno). Ovviamente, però, l’invecchiamento si fa sentire anche qui: i 65-79enni saliranno del 21,9% (+4.327 persone), gli over 80 del 50,3% (+5.436). La rivoluzione demografica è in corso.
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