Nel lockdown dona il midollo e partorisce
«E sono diventata anche avvocato»

Anno straordinario per la 28enne bergamasca che semina speranza e fiducia in un periodo difficile.

«Non esiste per me - scrive Erri De Luca - un livello più alto della parola “dono”: dar vita a vita». Ed è questo che si legge nel sorriso di Veronica Foglia, 28 anni, di Bergamo, mentre tiene in braccio il piccolo Lorenzo, nato il 28 settembre. Ha donato il midollo osseo, un mese dopo è rimasta incinta, e contemporaneamente ha superato l’esame di Stato per diventare avvocato: il 2020 per lei è stato un anno intenso e avventuroso, vissuto sotto il segno della generosità, del coraggio e della gioia, nonostante la pandemia.

L’origine del gesto di generosità
Offrire una parte di sé per salvare una vita è un’idea piena di bellezza: «Questo desiderio - racconta Veronica - è nato in me quando ero una ragazzina, e ho dovuto aspettare di essere maggiorenne per realizzarlo. Il fratello di una cara amica si è ammalato di leucemia, ha ottenuto un trapianto di cellule staminali ma purtroppo dopo pochi mesi la malattia è tornata e se l’è portato via a soli undici anni. Da quel momento ho pensato che fosse importante dare speranza ad altri come lui, e anch’io dovevo fare la mia parte. Nel giorno del mio diciottesimo compleanno ho deciso di recarmi in Comune per esprimere la mia volontà di donare gli organi. Poi ho contattato Carmen Pugliese, referente provinciale dell’Admo (Associazione donatori di midollo osseo) di Bergamo e ho chiesto di potermi iscrivere all’associazione, eseguendo quindi il tampone salivare e registrando i miei dati per l’inserimento nella banca mondiale dei donatori».

Come iscriversi all’Admo
Iscriversi all’Admo è semplice, le informazioni si trovano sul sito www.admolombardia.org: «Prima della pandemia - sottolinea Veronica - bastava partecipare a una delle manifestazioni promosse sul territorio: di solito, sono presenti anche un medico, con cui si può fare un colloquio, chiarire eventuali dubbi e controllare la compilazione di un questionario sanitario, e un’infermiera per il prelievo ematico. A causa del Covid-19, purtroppo, queste attività sono state temporaneamente sospese».

Non è facile trovare un abbinamento: per ogni persona in attesa di trapianto del midollo osseo c’è solo un donatore compatibile ogni centomila. Un ago in un pagliaio, ma Veronica è stata chiamata per tre volte in dieci anni, un caso rarissimo. Solo l’ultima convocazione, però, è andata a buon fine: «Dopo i controlli preliminari - chiarisce Veronica - può succedere che i medici trovino un altro donatore con un grado più alto di compatibilità. Ma c’è anche chi dopo aver dato la propria disponibilità non viene mai contattato. Quando ho ricevuto la terza telefonata dall’ospedale Papa Giovanni XXIII, un anno fa, ho avuto subito la sensazione che ci fosse qualcosa di diverso. Mi avevano avvisato di aver già eseguito la maggior parte dei test e di aver avuto esiti promettenti. Mi hanno spiegato che il paziente aveva urgenza di ricevere il midollo perciò nell’arco di una settimana ho seguito tutta la procedura delle indagini preliminari. Mi hanno sottoposto a un ulteriore prelievo del sangue per essere certi della compatibilità. Quando alla fine hanno deciso che sarei stata davvero io la prescelta mi hanno sottoposto a un check up completo per verificare che fossi in un buona salute perché non mettono mai in pericolo la vita di un donatore. Prima della donazione, infatti, volevano accertarsi che non corressi alcun rischio. Dato che gli esiti erano buoni siamo passati alla fase successiva».

Il prelievo del midollo
Ci sono due modi per donare il midollo, quello «classico» prevede di estrarlo dalle ossa del bacino, che richiede anestesia generale e due giorni di ricovero. Nel caso di Veronica però è bastato un prelievo di sangue: «Il donatore - spiega - viene collegato a una macchina che viene usata anche per donare il plasma, in questo caso vengono trattenute solo le cellule staminali e il resto viene reinserito nel sistema circolatorio del donatore. Perché questo processo possa avere un risultato positivo è necessario sottoporsi a iniezioni sottocutanee di un fattore di crescita, già presente nel nostro organismo ma in minor quantità, e si ha l’aumento di produzione delle cellule staminali ematopoietiche nelle ossa che di seguito si trasferiscono nel sangue. La sensazione che ho avuto è stata quella di una lieve influenza, con un po’ di stanchezza e mal di ossa (perché il midollo era carico di cellule staminali), ma è passato tutto quando ho terminato le iniezioni. La sera prima con un prelievo hanno controllato che il numero delle cellule presenti fossero sufficienti per iniziare la donazione. Poi è arrivato il momento fatidico: sono rimasta in ospedale per mezza giornata. Alla fine ho sentito ancora un po’ di spossatezza ma mi sono ripresa in fretta».

Secondo Madre Teresa di Calcutta «non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo. Non è tanto quello che diamo, ma quanto amore mettiamo nel dare». Donare il midollo per Veronica è stato un gesto importante: «Ho provato un’emozione intensa soprattutto nel giorno della donazione quando ho realizzato che cosa stava succedendo. Medici e infermieri del centro trasfusionale mi facevano davvero sentire importante e tifavano per me. È stata un’esperienza bellissima. Ho condiviso le ore in ospedale con altre persone: c’era per esempio un signore nel letto davanti al mio, affetto da una grave patologia, che si stava sottoponendo a una procedura di autotrapianto di cellule staminali. Mi ha chiesto quali fossero le mie condizioni di salute e quando gli ho raccontato che ero una donatrice volontaria mi ha lanciato uno sguardo ammirato e grato, che non dimenticherò mai. Alla fine ho visto arrivare l’addetta al trasporto che ha messo il mio sangue in una valigetta e se n’è andata».

Come un sasso che cade nell’acqua fa molti cerchi, così la storia di Veronica ha scatenato un passaparola fra le persone che l’hanno conosciuta: «Familiari, amici ma anche semplici conoscenti, che hanno letto la mia storia sui canali social dell’Admo ne sono rimasti colpiti e mi hanno contattata per chiedermi informazioni sulla donazione di midollo. La gente a volte non si espone perché ha paura di star male e di compromettere la propria vita quotidiana». Una volta ottenute le informazioni «di prima mano» da Veronica, con le adeguate rassicurazioni, molti hanno deciso di seguire il suo esempio. «Mi ha fatto piacere, questo è il motivo per cui ho scelto di raccontare la mia storia».

I genitori, la sorella e il marito Alberto l’hanno sostenuta e accompagnata lungo tutto il percorso: «All’inizio mio marito era un po’ preoccupato, perché un mese dopo la donazione avrei dovuto sostenere l’esame di Stato per diventare avvocato, una tappa importante, e forse non era il periodo migliore, se avessi potuto scegliere, per essere più stanca del dovuto. Nonostante questo ce l’ho fatta, l’ho superato».

Incinta un mese dopo la donazione
Veronica è rimasta incinta un mese dopo la donazione di midollo: «In questo avvenimento felice - sorride - ho letto proprio come un ritorno di vita, come se il mio dono mi fosse stato restituito. Era un po’ che desideravamo un figlio, e Lorenzo è arrivato proprio in quel momento. È nato il 28 settembre dopo un po’ d’ansia e diverse complicazioni che fortunatamente siamo riusciti a superare. Il parto è andato bene, il papà è stato con noi fino alla nascita. Certamente la pandemia ha influenzato il periodo di degenza, che abbiamo dovuto trascorrere da soli. Lorenzo ha avuto un’infezione batterica molto seria, ma è stata presa in tempo e subito aggredita con le terapie adeguate. La cura antibiotica ha funzionato e ora sta bene. In quel momento particolare, sia per me sia per il nostro bambino, non è stato facile dover rinunciare alle visite. Mi sono chiesta come possano sentirsi in ospedale in questo periodo le persone che devono affrontare lunghe degenze e mi sono sentita solidale con loro».

L’esame per diventare avvocato
Non è stata l’unica prova per Veronica: «La settimana dopo il parto ho dovuto affrontare l’esame orale per diventare avvocato. Ho trascorso tante notti in bianco e continuavo a studiare anche mentre allattavo Lorenzo. Non credevo di farcela, perché avevo la testa affollata di preoccupazioni e la mole di nozioni da ricordare era notevole, ho avuto paura di fallire». Alla fine però non si è arresa e la sua tenacia è stata premiata: «Sono stata dimessa giusto in tempo dall’ospedale, sono riuscita a mantenere la mente salda nonostante tutto quello che mi era capitato e l’esame è andato bene. Così nel giro di una settimana sono diventata mamma e poi avvocato».

Giusto in tempo per un nuovo lockdown: «È un periodo un po’ difficile anche per i nonni che quando vedono Lorenzo devono sempre indossare la mascherina, non possono toccarlo e nemmeno baciarlo, ed è una sofferenza, ma anche una prudenza necessaria». Si può donare il midollo soltanto una volta nella vita, ma l’impegno di Veronica non si ferma, perché ha sperimentato che la felicità nasce anche dal piacere di aiutare gli altri: «Dopo questo periodo così intenso per me, continuerò a partecipare alle iniziative dell’Admo come volontaria».

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