Orio, confronto in Aula. Sanga: «Sì alla crescita, ma non ad ogni costo». Carnevali: «Trovare l’equilibrio»

IL CONSIGLIO STRAORDINARIO. Il presidente di Sacbo ha presentato il Masterplan: «Uno strumento per governare lo sviluppo». Dissensi tra i comitati presenti.

Lettura 6 min.

Quarantanove minuti per spiegare come l’aeroporto di Orio al Serio potrebbe cambiare nei prossimi 15 anni. È un’Aula consiliare gremitissima, e tutt’altro che favorevole allo sviluppo dello scalo, quella che nella serata di martedì 22 settembre a Palazzo Frizzoni ha accolto il presidente di Sacbo Giovanni Sanga, per la prima volta faccia a faccia con i rappresentanti dei comitati che lo contestano, e Stefano Paleari, coordinatore scientifico del Piano nazionale degli aeroporti, per l’attesa audizione sul Piano di sviluppo aeroportuale 2029-2043. Un appuntamento arrivato dopo circa due mesi e mezzo di Dibattito pubblico e nella giornata in cui le associazioni contrarie allo sviluppo dello scalo hanno organizzato un flash mob davanti al Comune. In tanti hanno poi preso posto in Aula, mostrando cartelli e facendo sentire a tratti il proprio dissenso durante gli interventi.

Sul tavolo un Piano da oltre 500 milioni di euro di investimenti tra infrastrutture, viabilità, parcheggi e interventi ambientali, e una traiettoria fino a 23,4 milioni di passeggeri, circa sei milioni in più rispetto ai livelli attuali. Numeri destinati inevitabilmente a pesare nel confronto.

Sanga: «Il Piano è uno strumento di programmazione», non per fissare aumenti dei passeggeri da raggiungere «a ogni costo», ma per delineare uno scenario entro il quale prendere, nel tempo, decisioni consapevoli

L’intervento di Sanga

Ma è un Sanga prudente, soprattutto sui numeri, quello che si è presentato in Aula: il presidente di Sacbo ha messo l’accento sulla «potenzialità» dello scalo, definendo il Piano uno «strumento di programmazione», non per fissare aumenti dei passeggeri da raggiungere «a ogni costo», ma per delineare uno scenario entro il quale prendere, nel tempo, decisioni consapevoli. L’orizzonte al 2043, ha ricordato, è stato indicato da Enac e coincide con il periodo residuo della concessione, in scadenza nel gennaio 2044, in un contesto in cui le previsioni europee indicano una crescita del traffico aereo del 52% al 2050 e nel quale Orio non può non fare la sua parte: «Pianificare fino a quella data non significa però stabilire oggi quanti passeggeri arriveranno né dare per scontato che tutte le opere ipotizzate debbano essere realizzate – ha rimarcato il presidente di Sacbo –. Vuol dire dotarsi per tempo di uno scenario entro il quale poter prendere, negli anni, decisioni consapevoli».

E anche su questo Sanga è stato chiaro, nonostante i mugugni dell’Aula: «La crescita potenziale deve misurarsi con la capacità sostenibile del territorio e dell’infrastruttura», ha aggiunto. Ma è stato soprattutto il tema ambientale a far montare il dissenso. Sanga ha ricordato il monitoraggio della qualità dell’aria e la nuova centralina di Colognola, poi il passaggio più delicato sul rumore: «Sacbo stessa ha già evidenziato pubblicamente che esistono situazioni di superamento dei limiti della zonizzazione acustica aeroportuale e stiamo lavorando a un Piano di contenimento e abbattimento del rumore». C’è poi la dimensione economica che accompagna lo sviluppo dello scalo: le stime al 2043 parlano di 99-103 mila addetti e fino a 4,9 miliardi di euro di valore aggiunto.

Paleari: «Senza il suo aeroporto Bergamo sarebbe stato un territorio isolato. Scegliere di non crescere significa comunque fare una scelta e misurarne le conseguenze economiche e sociali

L’intervento di Paleari

Su questa stessa linea, ma allargando lo sguardo al sistema del trasporto aereo, si è inserito l’intervento di Stefano Paleari. La domanda di voli, ha spiegato, è destinata a crescere per ragioni che vanno oltre il Pil: «L’aereo è diventato un mezzo di trasporto di massa – ha detto – e sono cambiate le dinamiche sociali, con una popolazione più anziana che viaggia di più e con la crescita dei ricongiungimenti familiari e dei rapporti con i Paesi d’origine».

Paleari ha ricordato che da 20 anni in Europa non si costruiscono nuovi aeroporti e che il Piano nazionale prevede per la Lombardia, al 2035, un deficit di capacità nell’ordine di 2-3 milioni di passeggeri, mentre l’Italia potrebbe passare da 230 a 300 milioni di passeggeri annui. Per Orio, ha osservato, la questione va quindi collocata dentro un sistema più ampio. «Senza il suo aeroporto sarebbe stato un territorio isolato», ha detto Paleari, ricordando il ruolo dello scalo come infrastruttura di flusso e fattore di attrattività. E anche per questo la domanda su quanto crescere è «legittima», perché scegliere di non crescere significa comunque fare una scelta e misurarne le conseguenze economiche e sociali.

La risposta, allora, non è soltanto un sì o un no alla crescita. «La crescita non è senza limiti, ma bisogna cercare un equilibrio» tra passeggeri, movimenti, emissioni e accessibilità. È questo il punto nel quale i due interventi hanno finito per incontrarsi: Orio ha una potenzialità di sviluppo, ma quella potenzialità dovrà misurarsi con il territorio. Qualche altro dissenso dal pubblico, poi l’intervento si è concluso con qualche applauso, prima dell’inizio del dibattito.

Carnevali: «Trovare l’equilibrio»

È «sincero e aperto» l’appello lanciato «a tutte le forze politiche» dalla capogruppo Pd Francesca Riccardi a votare l’ordine del giorno sul Piano di sviluppo aeroportuale, ma non viene colto dalla lista «Futura», contraria con i voti di Laura Brevi e Aldo Lazzari, e neppure da Luca Spitalieri (Elena Carnevali sindaca) astenuto. Il documento sottoscritto dalle liste della coalizione di centrosinistra (ad eccezione di «Futura) alla fine passa, con 22 voti favorevoli (contrari anche i consiglieri di Fratelli d’Italia), ma la maggioranza ne esce strappata su un tema di sostanza per la città.

La sindaca: il nostro compito tutelare e sostenere la comunità nel modo più ampio possibile, cercando quell’equilibrio sempre più avanzato tra sostenibilità ambientale, sociale, lavoro e progresso. Vogliamo continuare ad esercitare il nostro ruolo fino in fondo

La sindaca Elena Carnevali ringrazia «anche chi esprimerà un giudizio critico, questa discussione ha restituito la complessità di ciò che abbiamo davanti. Ma c’è un punto: il nostro compito tutelare e sostenere la comunità nel modo più ampio possibile, cercando quell’equilibrio sempre più avanzato tra sostenibilità ambientale, sociale, lavoro e progresso. Vogliamo continuare ad esercitare il nostro ruolo fino in fondo». L’assessore all’Ambiente Oriana Ruzzini (sostenuta in Giunta da «Futura», il che crea qualche imbarazzo) ricorda il «lavoro di mediazione che ha portato all’ordine del giorno. L’aeroporto è una struttura fondamentale non solo per le connessioni economiche, ma anche sociali. Prima ancora di ragionare su questo Piano, il Comune ha urgenza ora di un rientro nei parametri. La richiesta che facciamo è di minimizzare i voli notturni per arrivare ad un progressivo azzeramento, esattamente come dichiarato nel nostro programma elettorale». «L’aeroporto è a servizio della conoscenza, la nostra Università vive di scambi internazionali, c’è il Donizetti Opera, il riconoscimento Unesco» aggiunge il vicesindaco Sergio Gandi.

«Sacbo è chiamata a inviare entro la fine di quest’anno il proprio Piano di contenimento e abbattimento del rumore, riteniamo che i tempi debbano essere accelerati – illustra Francesca Riccardi, capogruppo Pd -. Cinque anni per l’attuazione a livello ministeriale e otto per il risanamento complessivo sono tempi troppo lunghi per le esigenze dei cittadini. Obiettivo prioritario, una significativa e progressiva riduzione dei voli programmati nella fascia notturna tra le 23 e le 6, tendendo al loro progressivo esaurimento»

Il documento che posiziona il Comune di Bergamo nel dibattito aperto sull’aeroporto impegna la Giunta su punti precisi. In primis il rumore: «Sacbo è chiamata a inviare entro la fine di quest’anno il proprio Piano di contenimento e abbattimento del rumore, riteniamo che i tempi debbano essere accelerati – illustra Francesca Riccardi, capogruppo Pd -. Cinque anni per l’attuazione a livello ministeriale e otto per il risanamento complessivo sono tempi troppo lunghi per le esigenze dei cittadini. Obiettivo prioritario, una significativa e progressiva riduzione dei voli programmati nella fascia notturna tra le 23 e le 6, tendendo al loro progressivo esaurimento». E ancora «compensazioni ambientali e paesaggistiche di alto profilo, con interventi di depavimentazione e rinaturalizzazione nei quartieri impattati dallo scalo» e «l’applicazione dell’Iresa (tassa sulle emissioni sonore degli aeromobili) destinando queste risorse a opere di mitigazione». Ma questo non basta a «Futura»: «Ci sono momenti in cui ci si deve assumere la responsabilità di dire che una distanza politica esiste ed è profonda – spiega Aldo Lazzari -. Questo non significa cancellare il percorso costruito insieme. Essere leali non significa rinunciare alla propria autonomia politica. Il nostro voto parte da un principio: mettere le persone e le comunità prima del profitto. Non tutto ciò che cresce è sviluppo». Luca Spitalieri denuncia «differenza di sensibilità. Dietro alla questione aeroporto ce n’è una più profonda: come concepiamo il modo di sviluppo. Ogni crescita non va considerata un valore». «È più facile gestire uno sviluppo piuttosto che occuparci di una decrescita del nostro aeroporto» pone uno sguardo diverso Paola Rossi (Bergamo europea). «Non dobbiamo scegliere tra lavoro e ambiente, tra crescita economica e sostenibilità. Dobbiamo costruire le condizioni perché queste dimensioni possano convivere» incalza Alessandro De Bernardis (Pd).

L’unico dei nove ordini del giorno presentati dall’opposizione che passa è di Forza Italia: «Lo sviluppo dello scalo e la tutela dei residenti non costituiscono obiettivi alternativi – spiega Giulia Ceci -: il potenziamento dell’aeroporto deve procedere insieme alla riduzione dell’impatto acustico, al miglioramento della qualità dell’aria, diminuzione delle emissioni». Più dura la linea di Fratelli d’Italia: «Otto ordini del giorno possono sembrare tanti – esordisce Ida Tentorio, capogruppo -, ma abbiamo voluto affrontare in maniera precisa un argomento molto complesso. Alla base una domanda: come è possibile passare da 17 milioni di passeggeri a 25 milioni contenendo rumore e inquinamento? È possibile mantenere le chiusure dopo le 23 anche con il raddoppio delle merci? Il Comune è socio Sacbo: chiediamo di far presente in tutte le sedi possibili queste osservazioni». Cristina Laganà (FdI) teme «la pressione sui quartieri di Colognola, Boccaleone, San Tomaso, Carnovali e Malpensata, rischia di diventare insostenibile». A favore di tutti gli ordini del giorno (compreso quello di maggioranza) la lista Pezzotta: «Vanno nella stessa direzione – spiega Andrea Pezzotta -: trovare un equilibrio tra lo sviluppo dell’aeroporto e la tutela dei residenti». «C’è stato un dibattito costruttivo – è in linea Alessandro Carrara, Lega -, auspico che si possa trovare un equilibrio tra lo sviluppo dell’aeroporto e la tutela dei cittadini».

© RIPRODUZIONE RISERVATA