Orobie, pochi dipendenti: il Parco così non cresce

MONTAGNA. Il presidente Davide Tontini: «Siamo il secondo per estensione. Il Ticino è il primo e conta su 40 persone, noi cinque». Con tanti progetti.

Sfiora i 70 ettari, comprendendo gran parte del versante meridionale delle Orobie, dai tremila metri del pizzo Coca fino alle estese vallate dei fiumi Serio, Brembo e Dezzo: quello delle Orobie bergamasche rappresenta per estensione il secondo Parco della Lombardia.

«Ho fatto presente anche recentemente in un incontro in Regione un problema non da poco: abbiamo un numero di dipendenti fortemente sottodimensionato rispetto alla dotazione. Il Parco del Ticino, che è il più esteso della Lombardia, ha oltre 40 dipendenti, noi che siamo al secondo posto ne abbiamo cinque, a cui si aggiungono il direttore, il segretario e due incarichi professionali esterni».

A sottolineare il problema è Davide Tontini, che da un anno è il presidente del Parco delle Orobie, dopo il mandato di 12 anni del sindaco di Ardesio, Yvan Caccia. Vicesindaco del piccolo Comune scalvino di Azzone, Tontini a marzo 2025 ha assunto le redini dell’ente per un mandato quadriennale.

Il tema della carenza dei dipendenti è tra i primi nell’agenda Tontini, anche per il rilievo che esso ha rispetto alle attività ordinarie del Parco: «Ci occupiamo di pratiche paesaggistiche, valutazioni di incidenza, educazione ambientale, ricerca scientifica e monitoraggio ambientale – spiega –. Dentro e fuori del parco siamo anche gestori di aree che fanno parte della rete Natura 2000: ci sono specie di particolare rilievo che monitoriamo. A noi basterebbero anche solo un paio di dipendenti in più, ma siamo soggetti a vincoli assunzionali dovuti a spese storiche, per cui non possiamo avere più di questi cinque dipendenti».

La sede del Parco è ad Albino, nel palazzo di via Libertà condiviso con la Comunità montana della Valle Seriana. «Di recente abbiamo acquisito la nostra sede, che prima avevamo in affitto: andremo a sistemarla con un intervento di ristrutturazione ed efficientamento energetico, che interesserà gli infissi e gli impianti».

Grazie allo stanziamento di fondi regionali, il Parco ha da poco acquisito alcuni nuovi beni: oltre allo stabile della propria sede, ci sono alcuni mappali a Schilpario, vicino alle cascate del Vò, a Vilminore, nella piana del Gleno, e a Valcanale, nella zona degli ex impianti. Proprio quest’ultima è una delle aree a cui l’ente sta dedicando maggiore attenzione, con l’obiettivo che possa diventare il centro di un progetto pilota per la riconversione di stazioni sciistiche abbandonate.

«Si tratta di aree sfruttate dall’uomo e poi abbandonate - spiega Tontini -. Nessuno da lì se n’è più preso cura: chi le ha sfruttate non si è preoccupato del ripristino dello stato dei luoghi. Adesso però possono diventare una sorta di laboratorio per progettare come un ambiente del genere possa essere rinaturalizzato: non significa che la presenza dell’uomo debba venire completamente meno, ma che possano essere riportate attività che garantiscano la manutenzione e la valorizzazione del patrimonio naturale, con un incremento della biodiversità».

Che questo sia possibile lo dimostra il fatto che «alcune attività svolte dall’uomo in passato erano benefiche e hanno incrementato il numero di specie presenti: l’area di Valcanale può diventare un laboratorio per impostare nuove pratiche».

I progetti del parco

Il Parco sta curando in questo senso una cornice generale di progetto dentro cui si collocano interventi diversi. «Il Comune di Ardesio ha effettuato nei mesi scorsi degli interventi di sistemazione idraulica, grazie a finanziamenti del Pnrr. La Comunità montana, grazie ai fondi delle Aree interne, metterà mano all’ex albergo Sempreneve, da anni in stato di abbandono, che diventerà un polo della biodiversità: verrà di fatto abbattuto e ricostruito. I contenuti del progetto devono anche essere definiti, perché i fondi delle Aree interne non sono ancora stati sbloccati. Si tratterà di una struttura in grado di valorizzare tutta la Valcanale».

Anche il Parco farà direttamente un pezzo: «Stiamo procedendo a ristrutturare la malga bassa dell’Alpe di Piazza: è una struttura che rientra nel compendio che abbiamo acquistato, vogliamo renderla una struttura funzionale all’alpeggio. In passato era un edificio a servizio delle piste, ora, con un primo lotto lo metteremo in sicurezza e ne garantiremo la conservazione. Con il secondo lotto, procederemo alle opere interne per rifunzionalizzare l’edificio, in modo che diventi una struttura accessoria all’alpeggio. Uno o due locali potrebbero essere riservati al Parco, ed eventualmente messi a disposizione di chi ne farà richiesta, per svolgere attività di educazione ambientale». E in questa direzione andranno anche una serie di altri interventi in zona: «Ci sono una decina di fabbricati, piccoli o grandi, legati alle attività sciistiche: andranno dismessi o riconvertiti, così come andranno ripristinate le pozze d’alpeggio».

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