Ospedali pubblici, ricoveri in calo a vantaggio del privato

IL BILANCIO. L’indagine della Cgil Bergamo su un arco di nove anni. L’ospedale «Papa Giovanni» di Bergamo in ripresa dopo il Covid.

Dal 2013 al 2021: nove anni di attività ospedaliera (pubblica e privata) a Bergamo e provincia, fotografati e interpretati attraverso i numeri dei ricoveri ordinari (superiori a un giorno) e dei casi di day hospital ottenuti dagli open data della Regione Lombardia e rielaborati dalla Cgil di Bergamo. In sintesi: il dato più evidente è che i casi di day hospital - ricoveri più brevi, con una degenza minima, offerta che ha preso sempre più piede a livello internazionale, anche e soprattutto per un affinamento della tecnologia e con il consolidarsi della chirurgia robotica - sono generalmente in crescita, in modo sensibile soprattutto nelle strutture ospedaliere private.

Pubblico e privato

Per quanto riguarda invece i ricoveri ordinari (con degenza superiore ad almeno un giorno) nel caso di alcune strutture ospedaliere pubbliche, come ad esempio l’Asst Papa Giovanni XXIII, hanno brillantemente superato lo «stress test» del lockdown dovuto allo tsunami pandemico del 2020, arrivando l’anno successivo, il 2021, a livelli vicini a quelli raggiunti nei periodi precedenti al Covid; in altre strutture pubbliche, invece, il «recupero» dopo il lockdown non c’è stato o è risultato decisamente attenuato. In totale, comunque, anche nei ricoveri ordinari, i numeri indicano che le «perdite» percentuali segnalate nelle strutture pubbliche sono quasi sovrapponibili agli aumenti registrati invece nelle strutture private. Un «travaso» di utenza, quindi.

«Siamo arrivati a questa elaborazione dopo un lavoro certosino, che grazie agli open data della Regione ci ha permesso di avere dati completi e confrontabili su tutte le realtà di cura, pubbliche e private, esistenti nella Bergamasca – hanno chiarito martedì 1 agosto, in conferenza stampa, Giorgio Locatelli, nuovo segretario della Funzione pubblica della Cgil di Bergamo e Andrea Bettinelli, ex infermiere e ora funzionario della Fp Cgil Bergamo –: la tendenza che le cifre, dal 2013 al 2021, ci segnalano in via di consolidamento è che è in atto uno “spostamento” dei numeri dei ricoveri dal pubblico al privato. È una conferma di quanto stiamo affermando da tempo, e cioè che se non si cambiano le regole, l’attuale sistema sanitario regionale continuerà a favorire l’attività dei soggetti privati. In sostanza, il privato non svolge esclusivamente compiti di sostegno e completamento dell’attività della sanità pubblica, ma ne è un vero concorrente. Lo dicono i numeri».

I numeri

Qualche esempio: il totale dei ricoveri ordinari in tutte le strutture pubbliche nel 2013 ammontava a 116.098 nel 2013, nell’anno dell’esplosione del Covid, il 2020, è crollato a 79.438, per poi risalire a 84.242. In sostanza, nel 2013 le strutture pubbliche hanno effettuato il 75,68% dei ricoveri ordinari totali (comprensivi di quelli del pubblico e del privato, il numero assoluto è 153.411), nel 2021 la percentuale è scesa al 72,25% (su un totale di 116.592). E quel -3,42% del pubblico, diventa, guardando alle strutture private, proprio una crescita del 3,42%. Un «travaso» di utenti che per le strutture private è segnalato nei numeri che nel 2013 indicavano 37.313 ricoveri ordinari, scesi a 29.145 nel 2020, e risaliti a 32.350 nel 2021; in sostanza nel 2013 le strutture private facevano il 24,32% dei ricoveri ordinari totali (sia pubblici che privati), nel 2021 quella percentuale è salita al 27,75%. Il 3,42% in più.

«Capire se in questo spostamento di ricoveri ordinari dal pubblico al privato abbiano giocato un ruolo le liste d’attesa che si registrano nelle strutture pubbliche è difficile, guardando solo ai numeri - hanno evidenziato Locatelli e Bettinelli –. Risulta però chiaro che le regole attuali del sistema sanitario regionale favoriscono il privato: le strutture pubbliche devono fornire una assistenza a tutto tondo, e servizi a 360 gradi, le strutture private possono concentrarsi e potenziare solo alcune attività, considerate strategiche e più remunerative. E su questo si innestano le polizze assicurative sanitarie e i vari “portafogli” di servizi di welfare di cui usufruiscono sempre più cittadini: chi può permetterselo, sceglie la via del privato. Che magari è sotto casa, e in pochi giorni fornisce risposte ai bisogni. In sostanza, privato e pubblico non giocano con le stesse regole».

I day hospital

Il «travaso» di utenti dal pubblico al privato, spiegano dalla Cgil è ancora più evidente attraverso i dati del day hospital: se in totale le strutture pubbliche nel 2013 avevano raggiunto 13.645 degenze in day hospital, scese poi nel 2020 a 11.380 e impennate nel 2021 a 14.443, con una percentuale dei day hospital sul totale di tutti questi ricoveri (pubblici e privati, 20.002) che era nel 2013 il 68,22% ed è scesa al 51,35% nel 2021; quel -16,87% segnala una «emorragia» verso il privato. Che infatti nel 2013 aveva effettuato il 31,78% dei ricoveri in day hospital totali. ovvero 6.357 su 20.002), ma due anni fa la percentuale è cresciuta fino al 48,65% del totale dei day hospital (13.683 su 28.126), proprio il 16,87% in più, arrivando quindi a erodere una ampia fetta di attività del pubblico.

Sia per i ricoveri ordinari che per quelli in day hospital le performance delle strutture pubbliche e private sono differenti a seconda delle singole realtà: l’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, per esempio, ha una percentuale di ricoveri ordinari rispetto al totale dei ricoveri in positivo, nel confronto tra 2013 e 2021, non così le altre due Asst. Mentre nel privato la parte da leone la fanno Humanitas Gavazzeni e il Policlinico San Marco di Zingonia.

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