Profanazione del cadavere di Pamela Genini, il riesame nega il dissequestro degli oggetti di Dolci

LA DECISIONE. Il Tribunale ha rigettato la richiesta dei legali dell’unico indagato per la profanazione del cadavere di Pamela Genini, che aveva chiesto il dissequestro dei telefoni e del coltello.

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Bergamo

I giudici dovranno fornire le motivazioni del no al dissequestro degli oggetti confiscati a Francesco Dolci, unico indagato nella macabra vicenda della profanazione del cadavere di Pamela Genini, uccisa il 24 ottobre dall’ex fidanzato Gianluca Soncin, avvenuto nel cimitero di Strozza, entro 30 giorni.

Intanto però il tribunale del Riesame ha dato parere negativo: restano così sotto sequestro gli oggetti messi sotto custodia durante la perquisizione della villa di Dolci a Sant’Omobono: i telefoni, un coltello, del mastice e della malta, un book di Pamela, una foto, alcuni scontrini e un manoscritto di Dolci con la frase «Giustizia per Pamela».

Ancora in sospeso, invece, la richiesta sempre inoltrata dalla difesa dell’indagato, di dichiarare non utilizzabili i primi accertamenti dei carabinieri. Per la difesa, Francesco Dolci avrebbe dovuto rivestire la qualità di indagato dal 26 marzo e non dal 5 maggio. Per questo, gli avvocati Eleonora Prandi e Isabella Colombo hanno chiesto al gip la retrodatazione dell’iscrizione al registro degli indagati. Se tale richiesta dovesse essere accolta, alcune fonti di prova non sarebbero più utilizzabili, come eventuali tracce (se ci fossero) che potrebbero essere trovate sul corpo di Pamela Genini durante la perizia.

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