Pamela, battaglia al Riesame sui video di Dolci al cimitero

IL PROCESSO. Il tribunale del Riesame si è riservato la decisione sulla richiesta di dissequestro degli oggetti che i carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo avevano sequestrato nella casa di Francesco Dolci.

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Strozza

Il tribunale del Riesame si è riservato la decisione sulla richiesta di dissequestro degli oggetti che i carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo avevano sequestrato nella casa di Francesco Dolci, l’impresario edile di Sant’Omobono indagato per la profanazione della tomba di Pamela Genini nel cimitero di Strozza. Richiesta avanzata dall’avvocato Eleonora Prandi, cui si è aggiunta la collega Isabella Colombo, nominata da Dolci mercoledì 27 maggio, due ore prima che iniziasse l’udienza. Gli oggetti in sequestro sono due telefoni, un coltello, del mastice e altro materiale edile, un book fotografico di Pamela, un manoscritto e scontrini. E pure una spada che Dolci giura di non aver mai visto.

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È stata trovata in un magazzino aperto nel giardino della sua villa e secondo la difesa potrebbe essere stata portata da qualcuno. All’appello manca un telefono bianco di Dolci che lui stesso dice di aver perso in un bar accanto al comando provinciale dei carabinieri a Bergamo nel momento in cui gli era stato notificato l’avviso di garanzia. Sul cellulare, sostiene l’imprenditore, ci sarebbero le prove della sua innocenza. L’udienza è stata aggiornata a venerdì. Mercoledì, presente anche il pm Giancarlo Mancusi, la difesa ha posto una questione che parte da un presupposto tecnico e diventa di diritto. «Tra gli atti depositati dalla Procura, non abbiamo potuto visionare un hard disk di 4 terabyte in quanto in tribunale non ci sono strumenti atti a estrarre copia – spiegano le legali –. In quell’hard disk dovrebbero esserci i filmati degli accessi al cimitero del nostro cliente. Insistiamo per visionarlo perché il pm considera tali immagini la svolta che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati».

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