«Qui condizioni impossibili, andiamo a Brescia». La fuga delle guardie mediche

LE TESTIMONIANZE. Parlano alcuni professionisti che hanno rinunciato al posto nella Bergamasca. Sono almeno una trentina quelli che si stanno spostando in altre province o vanno a lavorare in altre strutture, come le Rsa. Stagione turistica, Ats: «Come negli anni precedenti, turisti e villeggianti potranno contare su una rete di assistenza dedicata e adeguata».

«I medici ci sono, ma li stanno facendo scappare». A spiegare così, in modo lapidario, la situazione della Continuità assistenziale (Ca) nella Bergamasca – da giugno è prevista una drastica riduzione di 20 sedi su 27 – sono gli stessi professionisti della vecchia guardia medica. Dalle voci dei diversi medici interpellati ieri (tutti hanno preferito rimanere anonimi) sulla «novità», o per meglio dire lo stravolgimento del servizio, che Ats Bergamo ha annunciato nei giorni scorsi, emerge infatti una posizione chiara e unanime: «Noi ci siamo e vogliamo lavorare. Servono però le giuste condizioni». Giuste condizioni che ora, nella Bergamasca, non ci sono: ed è per questo che molti medici di Ca si stanno spostando nella vicina Brescia o sul Milanese o addirittura cambiano lavoro entrando per esempio nelle Rsa.

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La situazione, già di per sé gravemente deficitaria per i numeri risicatissimi di personale, sarebbe resa ancora più difficile dalla scarsa elasticità dei contratti proposti ai medici. I pochi che ci sono, insomma, non restano a lungo. «Io ho appena firmato un contratto su Palazzolo (Brescia) – ci ha detto uno di loro – perché a Bergamo, con queste condizioni, non potevo firmare. Già eravamo tirati e al limite prima, non oso immaginare ora dopo quanto annunciato da Ats. Ho preso questa scelta, anche se mi spiace per i pazienti, perché voglio lavorare in sicurezza e non dovermi trovare a scegliere chi curare. È un discorso etico-professionale: non si può scegliere chi curare, se non in tempi di guerra. Il mio nuovo contratto a Brescia ha ben definito quanto pagano ma soprattutto quante ore lavoro e che zone devo coprire, mentre a Bergamo non si sapeva nulla. Avrei accettato anche di lavorare più ore pur di restare a Bergamo, non ho paura di lavorare, ma la situazione era diventata troppo rischiosa. Io voglio lavorare bene e non si può farlo nella situazione che si va a prospettare nella Bergamasca».

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«Pure io vado a Brescia – ha commentato un collega –. È una scelta presa perché manca qualsiasi tipo di prospettiva lavorativa nella Bergamasca. Ci è stato proposto un contratto molto generalista in cui non si specificava niente sull’attività da svolgere. E non si può lavorare così». E chi ci rimette sono sempre i pazienti: «Lunedì per accertare un decesso ho dovuto fare 45 minuti di auto all’andata e 45 al ritorno, perdendo così la possibilità di visitare dei pazienti in sede. Altri pazienti si rifiutano di fare 1 ora e 30 di strada per essere visitati e quindi non hanno un servizio».

C’è poi chi il 31 dicembre 2022, da solo, ha dovuto fare 75 visite in 12 ore (oltre sei all’ora): «Con una tale affluenza possiamo solo fare visite approssimative. Il nostro obiettivo è dare il servizio ai pazienti, non lavoriamo per noi o per l’azienda. E nel momento in cui vediamo che il servizio offerto non è sufficiente per il paziente è inutile farlo perché facciamo solo danno».

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Qualcuno ha anche provato a contattare Ats per trovare una soluzione e continuare a lavorare nella Bergamasca, senza però ricevere risposta. «Sono una guardia medica da 10 anni ed ero titolare – ha raccontato un altro medico di Ca –. Per me non era un lavoro di passaggio, l’avevo scelto come lavoro della vita e mi piaceva. Mai avrei pensato di stare a casa o cambiare e invece ho dovuto farlo. Ma nell’ultimo anno il carico di lavoro era diventato insostenibile. Le richieste di Ats erano sempre più assillanti, con sempre più territorio da coprire da solo e non tutto il lavoro veniva pagato. La situazione era quindi davvero pesante e col cuore spezzato ho deciso di cambiare: ora da giugno inizio in una Rsa». «La cosa però che più mi ha dato fastidio è che noi medici abbiamo sempre fatto turni in più pur di coprire i buchi e tenere il servizio sempre aperto. Finché non siamo stati ripresi da Ats per questo. Ho provato a chiamare Ats chiedendo se preferivano quindi lasciare chiusa la sede e mi è stato risposto che dovevo attenermi al contratto di ore di lavoro firmato. Allora ho deciso di lasciare stare e, con un dispiacere immenso, andare altrove».

E così hanno fatto tanti altri medici: sono una trentina infatti quelli che dalla Bergamasca si stanno spostando nelle province limitrofe o che hanno deciso di cambiare lavoro. «L’Ats ha delle responsabilità gravi per questa situazione – hanno concluso i medici da noi interpellati –. I medici ci sono. Ma vogliamo lavorare nelle giuste condizioni e bene. Serve far qualcosa e serve subito. Che anche le persone, i pazienti, si facciano sentire con Ats».

Ats: nessun impatto sulla stagione turistica

La chiusura, prevista da giugno, del 74% delle sedi di Continuità assistenziale (ex guardia medica) della bergamasca preoccupa i territori orobici anche e soprattutto in previsione dell’inizio della stagione turistica, ormai alle porte. Stagione turistica che ogni anno fa lievitare il numero di abitanti, soprattutto nei paesi delle valli e nelle zone dei laghi, aumentandone così anche il numero di possibili utenti del servizio medico. Ats, però, ha provato ieri a tranquillizzare amministratori e cittadini, spiegando come stia lavorando a un progetto, con Regione Lombardia, di Continuità assistenziale stagionale (ex guardia medica turistica) anche per questa estate 2023. «Ats Bergamo – ha fatto sapere l’azienda mezzo nota stampa –, come già fatto negli anni precedenti, sta lavorando a uno specifico progetto di assistenza sanitaria per rispondere ai bisogni di cura dei turisti che sceglieranno di visitare i nostri luoghi durante la stagione estiva». «La gestione dei bisogni di salute della Guardia medica turistica seguirà una linea di lavoro dedicata e disgiunta dalle attività della Continuità Assistenziale operativa tutto l’anno – ha dichiarato Massimo Giupponi, direttore generale dell’Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo –: nell’anno di Bergamo Brescia Capitale della Cultura Italiana 2023 e in previsione dell’inizio della stagione turistica, rassicuriamo turisti e villeggianti sull’operatività di una rete di assistenza sanitaria dedicata e adeguata alla domanda».

Come nel 2021 con il Progetto «Hub and Spoke» e nel 2022 con gli Ambulatori Diffusi, Ats Bergamo ha spiegato che si appresta a presentare nella seconda metà di giugno il progetto per il 2023 sull’assistenza per i turisti, per avviarlo dal mese di luglio. «La recente pianificazione della nuova organizzazione della Continuità Assistenziale – ha concluso Ats – non impatterà, di conseguenza, sulla stagione turistica ormai alle porte».

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