Ristoranti, ecco le regole
per il servizio mensa alle ditte

Ascom ha diffuso obblighi e raccomandazioni per i locali che intendono effettuare il servizio mensa. L’attività va comunicata al Comune e occorre un accordo con le aziende. Già alcuni titolari si sono mobilitati.

Dopo tanti giorni di inattività o mezzo servizio, per i ristoratori si è aperto uno spiraglio con la novità del servizio di mensa ammesso in deroga al decreto ministeriale. Una novità che nasce dal parere della Prefettura. Per compiere questo passo occorre comunque rispettare delle regole e Ascom ieri ha diffuso alcune indicazioni per i pubblici esercizi che possono fornire pasti. «Ringraziamo la Prefettura dei chiarimenti sul servizio mensa e catering - spiega il direttore dell’Ascom di Bergamo Oscar Fusini -. Certo la situazione per ristoratori e baristi è sempre grave. Ma se alcuni ristoratori se in possesso dei requisiti richiesti potranno fare un po’ di lavoro, sarà un vantaggio per loro e aiuto per tanti operai e impiegati, che potranno pranzare al caldo e non nelle cabine dei camion e nei capannoni. Abbiamo concordato con la Prefettura le interpretazioni e dato delle indicazioni alle quali i titolari di attività di ristorazione dovranno attenersi». Un chiarimento necessario visto che appena si è sparsa la notizia ci sono state iniziative per allestire il servizio in autonomia. Il servizio mensa rivolto alle aziende resta una possibilità che non elimina le restrizioni in corso.

«Innanzitutto - spiegano da Ascom - sottolineiamo che l’attività è chiusa al pubblico ed è possibile effettuare solo l’asporto o la consegna a domicilio; ed è consentito solo il servizio mensa». Nella pratica per erogare il servizio mensa occorre inviare la Scia (segnalazione certificata di inizio attività) al Comune (suap, sportello unico attività produttive) e comunicare il codice Ateco 56.29.10 del servizio della mensa.

Contratti e pagamento

Per quanto riguarda il contratto, il servizio mensa può essere fornito ogni giorno anche il sabato e la domenica nel rispetto dell’erogazione ai lavoratori e non al pubblico. Le persone che accedono al locale, spiegano da Ascom «devono essere inserite in un elenco allegato al contratto, che il legale rappresentante dell’impresa ha sottoscritto con il ristorante. Il contratto può essere stipulato anche in presenza purché sia sottoscritto dal legale rappresentante».

C’è poi l’aspetto non secondario del pagamento. «Il prezzo è stabilito dal contratto - continuano dall’associazione - ed è per persona/giorno. Possono esserci anche più formule. Ad esempio: 10, 12, 15, 20 euro a seconda delle portate. Il conto della prestazione e il documento commerciale è emesso sull’azienda. Il portatore di un buono pasto non può accedere al ristorante tout court. Può farlo solo se rientra nell’elenco dei dipendenti beneficiari del contratto di mensa. Non è possibile il pagamento con buoni pasto, che non prefigurano un servizio mensa». Aspetto importante sono le modalità del servizio per evitare i contagi: il cliente è obbligato a indossare la mascherina ogni volta che non è seduto al tavolo. Al tavolo è consentito un numero massimo di 4 persone salvo che siano conviventi. Il personale deve usare sempre la mascherina e igienizzare frequentemente le mani.

Tra le raccomandazioni c’è quella di assegnare una parte o una sala ai dipendenti della stessa impresa; di stabilire dei turni di presenza in modo di sanificare i locali e arieggiare le sale prima del successivo turno. Infine si consiglia di effettuare il servizio al tavolo, salvo diversa gestione del personale del buffet o monoporzioni. In caso di controllo è necessario possedere: copia contratti con elenco dei beneficiari del servizio mensa; l’elenco dei presenti con l’indicazione della relativa azienda per la verifica veloce del numero degli avventori.

Alberto Mazzoleni gestisce con la famiglia l’albergo ristorante «I due Pini» a Mapello sulla ex statale Briantea e ha colto al volo la novità: «Avvieremo subito la pratica con il nostro commercialista. È un anno che non lavoriamo, qualche giorno in zona gialla, ma le spese sono tante per gestire un’attività come la nostra». Anche Raffaele Rocchetti, titolare di due ristoranti a Valtrighe di Mapello e a Grassobbio con l’insegna «l’Oster Bif & Beef», intende approfittare dell’occasione: «Al comune di Mapello abbiamo trovato la massima disponibilità. Abbiamo bisogno di lavorare e questa è un’occasione che ci permette di pagare almeno le spese in attesa di tempi migliori».

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