Tamponi, crescita del 136%. Solo +13% i nuovi casi

Si è passati da una media di circa 4.500 test al giorno a 11mila
Zucchi (Ats): così si scoprono gli asintomatici, è un effetto del Green pass

Un rimbalzo c’era da aspettarselo, inevitabile: più tamponi, più positivi. È successo così anche in Bergamasca, ma con velocità ben diverse tra le due «voci»: se nella prima settimana di Green pass sui luoghi di lavoro i test sono cresciuti del 136%, cioè sono più che raddoppiati, i nuovi contagi hanno registrato un aumento di solo il 13%, quindi hanno fatto solo un «passettino». Un rapporto di velocità dieci a uno, in sostanza. Per di più, nell’aumento dei nuovi contagiati c’è un paradossale effetto positivo: involontariamente, andando a testare ripetutamente e massivamente una platea più ampia del solito, tra l’altro composta da persone tendenzialmente in buona salute, sono emersi asintomatici che altrimenti sarebbero rimasti «silenti», e magari potenzialmente contagiosi.

Tracciatura più ampia
Alberto Zucchi, direttore del Servizio epidemiologico aziendale dell’Ats di Bergamo, numeri alla mano traccia un quadro completo di quel che sta accadendo in terra orobica. «L’incremento dei tamponi è evidente: fino all’introduzione del Green pass avevamo una media di circa 4.600 tamponi diagnostici al giorno, dal 14 ottobre (l’obbligo di certificazione verde è in vigore dal 15 ottobre, ma per arrivare pronti all’appuntamento occorreva tendenzialmente portarsi avanti col test il giorno precedente, ndr) siamo passati a una media di circa 11mila test al giorno», premette Zucchi. Il trend è appunto chiaro, ed era stato anticipato da uno snodo estivo: nella settimana 19-25 agosto, per esempio, erano stati eseguiti in totale 22.242 tamponi, poi già dal 26 agosto-1 settembre si osserva un progressivo aumento anche perché proprio dall’1 settembre è stato introdotto l’obbligo di Green pass per personale scolastico e universitario (e per gli stessi studenti universitari, per le attività in presenza); da metà settembre ci si è attestati così a 31-32mila tamponi a settimana, fino alla svolta. Nella settimana 7-13 ottobre in Bergamasca si sono contati 33.239 test, dal 14 al 20 ottobre si è saliti a 76.773.

Ma cosa implica, da un punto di vista epidemiologico, questa più ampia «tracciatura»? «Che fino a quel momento avevamo una media di 25-30 nuovi positivi al giorno, dopodiché si è saliti a 35-37 – spiega Zucchi, posando poi lo sguardo sulla conseguenza più interessante del fenomeno –. È importante riflettere su chi si sta sottoponendo ciclicamente al tampone: si tratta prevalentemente di quella fetta di popolazione che non ha voluto vaccinarsi, sostanzialmente fuori dai radar. Ed è una popolazione di tipo lavorativo, cioè in media sana: è quello che in epidemiologia si chiama “effetto lavoratore sano”, quindi con una positività asintomatica, tant’è che non si registrano ripercussioni sulla pressione ospedaliera. In pratica si è andato a trovare il contagio tra gli asintomatici, ed è una paradossale conseguenza positiva del Green pass». Le cifre del Servizio epidemiologico aziendale immortalano appunto lo scenario: tra 23-29 settembre si procedeva a una media di 27 nuovi casi giornalieri, tra 30 settembre-6 ottobre la media è stata di 24 infezioni quotidiane, tra 7-13 ottobre si era a 25; tra il 14 e il 20 ottobre, invece, cioè nella prima settimana di «lasciapassare» e di boom di test, i nuovi casi giornalieri sono stati in media 35. L’incidenza del contagio ne ha risentito solo lievemente, perché comunque nella prima settimana di Green pass si è attestata a 21 nuovi casi settimanali ogni 100mila abitanti: «Valori che danno un quadro di tranquillità», rileva Zucchi.

In calo il tasso di positività
Il tasso di positività, cioè il rapporto tra numero di nuove infezioni e numero di test analizzati, è tra l’altro sceso, complice l’altissimo numero di tamponi: nel mese pre-Green pass era a 0,5%, nella prima settimana di Green pass s’è abbassato allo 0,35% (praticamente lo stesso valore che si osservava tra fine giugno e inizio luglio, prima della variante delta). È salito lievemente l’Rdt, l’indice di riproduzione del virus su base diagnostica, ora di poco superiore all’1 ma con intervalli di confidenza rassicuranti; allargando lo sguardo, dall’estate in poi è anche precipitata l’età media dei nuovi casi di positività: tra settembre 2020 e maggio 2021 oscillava attorno a 41-42 anni; tra giugno e ottobre è calata addirittura a 34 anni.

Appello rinnovato
Ovviamente, anche se i numeri restituiscono una situazione di sostanziale fiducia, decisamente diversa da quella che si respirava un anno fa all’imbocco della seconda ondata, quella contro il virus è una maratona ancora lunga. «Restano sempre valide le regole sul corretto uso della mascherina, sul rispetto del distanziamento, sulla frequente igiene delle mani», ricorda Zucchi, e lungo e articolato è anche il lavoro di studio e ricerca sul Sars-CoV-2: «A breve partiremo con un nostro studio – spiega l’epidemiologo – per capire più in profondità chi si sta contagiando in questa fase, se solo lavoratori non vaccinati e asintomatici, oppure se ci sono anche effetti legati a un decadimento della risposta immunitaria in chi ha completato il ciclo vaccinale nei primi mesi della campagna». «Anche per questo – conclude Zucchi – è importante rinnovare l’appello affinché chi può, e cioè immunocompromessi, over 80 e operatori sanitari, aderisca alla campagna per la terza dose partita nelle scorse settimane: è un rinforzo immunitario importante per queste fasce di popolazione».

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