Test Invalsi, gli studenti faticano ancora in italiano e matematica

I DATI. Flessione nelle materie tradizionali, bene l’inglese. Barabanti: «La pandemia ha esarcebato le difficoltà».

L’italiano e la matematica? Sempre più indigesti. L’inglese? Tra le nuove generazioni è ormai diventato d’uso comune fin dalla tenera età, grazie a serie tv e social, e gli effetti benefici si colgono anche in ambito scolastico. Gli esiti dei test Invalsi – le rilevazioni nazionali sulle competenze degli studenti – restituiscono questa traiettoria a Bergamo come altrove. A ormai lunga distanza dalla pandemia, i risultati nelle materie «tradizionali» consegnano ancora una flessione, traversale ai diversi gradi d’istruzione, mentre la conoscenza della lingua straniera si rafforza. «Italiano e matematica sono apprendimenti di base senza i quali è

difficile pensare ad altri apprendimenti – premette Paolo Barabanti, ricercatore Invalsi che ha elaborato i dati per la provincia di Bergamo e li ha presentati ieri nel convegno all’Università di Bergamo -: sono competenze necessarie per la comprensione del testo, per la vita quotidiana, per il ragionamento». Quanto emerge per le materie classiche è dunque «una sostanziale caduta degli apprendimenti, con una stabilizzazione negli ultimi anni – osserva l’esperto –. Certamente la pandemia e la didattica a distanza sono stati elementi di fatica, ma adesso, probabilmente, c’è una situazione più endemica: il Covid ha esacerbato una difficoltà a raggiungere degli apprendimenti nel corso del tempo». Sull’inglese, invece, i «dati sono positivi».

La primaria

Nel grado 2 della primaria (la seconda elementare), il punteggio medio dei test d’italiano è calato a quota 192, contro il 195 del 2024 e il 208 del 2019; analogamente, in matematica il 2025 ha mostrato uno score medio di 194, mentre nel 2024 ci si attestava a 197 e nel 2019 a quota 207. È sovrapponibile la fotografia del grado 5 (quinta elementare), dove l’ultima edizione dei test d’italiano ha riportato un punteggio medio di 197, quasi stazionario in tempi recenti (198 nel 2024, 197 nel 2023) ma in erosione rispetto al 2019 (205) e al 2021 (208); lo stesso accade per la matematica, il 2025 indica un punteggio di 195 contro il 197 del 2024 e il 206 del 2019.

Per l’inglese la «verifica» ha riguardato solo l’ultimo anno della primaria, e appunto il quadro è di altro tenore: qui, pur con una scala di valutazione diversa, nel 2025 ha centrato gli obiettivi di competenze il 93% degli studenti nella lettura (reading) e il 90% nell’ascolto (listening), su valori non dissimili al passato; nel 2019, ad esempio, il risultato era del 93% per lettura e del 91% per l’ascolto.

Le medie

Nella secondaria di primo grado è stato vagliato il grado 8, ossia la terza media. Il responso è espresso come percentuale di studenti che hanno raggiunto i «traguardi» previsti, e di nuovo si scorgono due velocità: in ulteriore frenata le competenze d’italiano (nel 2025 solo il 63% ha superato il livello richiesto, contro il 73% del 2019) e di matematica (64% nel 2025, contro il 72% del 2019), invece in risalita l’inglese (nella lettura è stato «promosso» l’88% degli studenti del 2025, in lieve aumento rispetto all’87% del 2019; nell’ascolto, si è passati dal 76% del 2019 all’82% del 2025).

Le superiori

È sul grado 10 (seconda superiore) e sul grado 13 (quinta superiore) che si posa la lente dedicata alle secondarie di secondo grado, ma poco cambia. Quanti raggiungono i traguardi di competenze previsti? Nel grado 10, ora ci riesce solo il 69% per l’italiano (in linea col 2024 e in discesa rispetto al 76% del 2019) e il 67% per la matematica (era il 71% nel 2024 e il 78% nel 2019), mentre l’inglese non è oggetto di test per questa classe. Lo è nel grado 13, dove s’intravede una lieve differenza: qui la familiarità con l’inglese è meno robusta rispetto ai più giovani (consegue i risultati richiesti dall’Invalsi il 68% per la lettura, contro il 74% del 2024 e il 72% del 2019, e il 59% per l’ascolto, in saliscendi tra il 64% del 2024 e il 55% del 2019), ma continua l’emorragia di punti sull’italiano (positivo solo il 67% degli alunni nel 2025, erano il 73% nel 2024 e l’83% nel 2019) e sulla matematica (dall’82% del 2019 si è scesi al 73% del 2024 e infine al 68% del 2025). «Indicativamente – aggiunge Barabanti -, i risultati sono più bassi negli istituti professionali, mentre i licei hanno punteggi più alti. Non parliamo di conoscenze di letteratura italiana o di statistica avanzata, ma di basi utili anche per orientarsi nella società e nelle istituzioni. Abbiamo ancora una scuola classista».

Le «eccellenze»

Di anno in anno, con lo spartiacque pandemico nel mezzo, l’esito degli Invalsi ha visto anche su scala nazionale un trend calante. Il «sistema Bergamo» comunque tiene, con risultati migliori del resto d’Italia e, in alcuni casi, del resto della Lombardia. Da cosa lo si deduce? Per ogni materia, le prove sono poi rielaborate secondo delle fasce di punteggio: quelli che rientrano contemporaneamente nella fascia più alta sia in matematica sia in italiano sia in inglese sono definiti «studenti eccellenti». Nel 2025 ha riportato questo risultato il 21,6% dei bergamaschi che hanno terminato la scuola primaria (la media nazionale è attorno al 19%, quella lombarda s’avvicina al 25%) e il 21,6% anche per chi si è diplomato (in questo caso, la media nazionale è sotto il 15% e quella regionale sotto il 20%). Certo, è sempre una parabola che volge verso il basso: nel 2019, in Bergamasca era «eccellente» il 29,9% di chi concludeva le elementari e il 34,5% di chi finiva le superiori.

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