Violenza domestica e di genere, oltre 400 denunce in poco più di due mesi
L’ATTIVITA’. Tra il 1° giugno e il 10 agosto i carabinieri della provincia di Bergamo hanno ricevuto oltre 400 denunce per reati del «Codice rosso». Sono state inoltre registrate 367 richieste di intervento al 112. Trentacinque vittime si sono rivolte ai centri antiviolenza.
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Non si ferma nemmeno durante l’estate l’attività dei Carabinieri della provincia di Bergamo nel contrasto ai reati legati alla violenza domestica e di genere. Si tratta dei cosiddetti reati del «Codice Rosso»: reati legati alla violenza domestica e di genere per i quali la legge prevede procedure accelerate e specifiche misure di protezione delle vittime.
I reati da «Codice Rosso» sono legati alla violenza domestica e di genere per i quali la legge prevede procedure accelerate e specifiche misure di protezione delle vittime
Tra il 1° giugno e il 10 agosto, i Comandi Stazione delle quattro Compagnie dell’Arma presenti sul territorio provinciale hanno ricevuto oltre 400 denunce relative a reati del cosiddetto «Codice rosso».
In 20 casi le persone indagate sono donne, mentre in 144 episodi tra indagato e persona offesa esistono stretti rapporti di parentela, come quelli tra genitori e figli o tra fratelli
Secondo i dati diffusi dal Comando provinciale dei Carabinieri di Bergamo, nei procedimenti scaturiti dalle denunce risultano indagate 261 persone italiane e 139 straniere. In 20 casi le persone indagate sono donne, mentre in 144 episodi tra indagato e persona offesa esistono stretti rapporti di parentela, come quelli tra genitori e figli o tra fratelli.
Al 112 quasi 370 richieste di intervento
Nello stesso periodo, le Centrali Operative delle quattro Compagnie hanno ricevuto al 112 Numero unico europeo 367 richieste di intervento riconducibili a possibili episodi di «Codice rosso».
In numerosi casi, spiegano i Carabinieri, gli interventi hanno fatto emergere situazioni di violenza e conflittualità rimaste nascoste per mesi o addirittura anni, fino al verificarsi di episodi particolarmente gravi.
Tutte le notizie di reato vengono immediatamente trasmesse alla Procura della Repubblica di Bergamo. I procedimenti relativi al «Codice rosso» vengono in particolare assegnati al pool dedicato alle «fasce deboli». Nel periodo preso in esame sono state affidate alle Stazioni dei Carabinieri della provincia oltre 300 deleghe d’indagine, finalizzate ad accertare rapidamente i fatti, raccogliere e preservare le prove e, quando necessario, consentire l’adozione di provvedimenti urgenti a tutela delle vittime.
Tra il 1° giugno e il 10 agosto, 35 vittime hanno chiesto di rivolgersi a un centro antiviolenza, anche con la possibilità di essere collocate in una struttura protetta
Quaranta misure cautelari e 35 vittime ai centri antiviolenza
In 40 procedimenti l’Autorità giudiziaria ha disposto misure cautelari personali: dall’allontanamento dalla casa familiare al divieto di avvicinamento, fino alla custodia cautelare in carcere.
Parallelamente all’attività investigativa, alle persone offese viene proposta la possibilità di entrare in contatto con le strutture della rete provinciale antiviolenza, attraverso Comuni e associazioni impegnate nella tutela delle vittime di violenza di genere.
Tra il 1° giugno e il 10 agosto, 35 vittime hanno chiesto di rivolgersi a un centro antiviolenza, anche con la possibilità di essere collocate in una struttura protetta.
Secondo quanto evidenziato dall’Arma, all’origine delle situazioni conflittuali si trovano frequentemente difficoltà economiche all’interno della coppia o della famiglia. Vengono segnalati anche episodi collegati ad alcolismo, tossicodipendenza e ludopatia, oltre a casi in cui emergono gelosia o problematiche psichiatriche.
Ponte San Pietro, minacce con un coltello ai familiari
Tra gli interventi citati dai carabinieri figura quello avvenuto nei primi giorni di giugno a Ponte San Pietro. Una donna aveva chiesto aiuto dopo essere stata, secondo quanto ricostruito, aggredita fisicamente e verbalmente dal fratello. L’uomo avrebbe inoltre utilizzato un coltello per minacciare la sorella, gli anziani genitori e i figli minorenni della donna.
L’intervento dei militari ha portato all’arresto del sospettato per le ipotesi di reato di maltrattamenti in famiglia ed estorsione. L’arresto è stato successivamente convalidato e il gip di Bergamo ha disposto nei confronti dell’indagato la custodia cautelare in carcere.
Valbrembo, dalle denunce al carcere dopo le violazioni delle misure
Un altro caso riguarda Valbrembo, dove una donna di 64 anni avrebbe subito episodi di maltrattamenti da parte del nipote 26enne con il quale conviveva. Dopo due episodi risalenti al dicembre 2025, nel giugno di quest’anno un’ulteriore minaccia ha portato la donna a formalizzare la querela.
Al giovane è stata inizialmente applicata la misura dell’allontanamento dalla casa familiare con divieto di avvicinamento alla zia. Dopo una prima violazione delle prescrizioni sono stati disposti anche il divieto di dimora e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, quest’ultimo in seguito al rifiuto dell’applicazione del braccialetto elettronico. Agli inizi di luglio, dopo ulteriori presunte violazioni, è stata infine applicata la custodia cautelare in carcere, dove il 26enne risulta tuttora ristretto.
Urgnano, 25enne arrestato dopo l’aggressione alla madre
Particolarmente grave l’episodio avvenuto a Urgnano nella notte tra il 2 e il 3 agosto, durante la festa cittadina «Fermento». Secondo la ricostruzione dei carabinieri, un 25enne residente a Cologno al Serio avrebbe aggredito la madre 42enne in via Matteotti, davanti ad alcuni passanti, spingendola contro un muro e stringendole le mani al collo.
La donna è stata soccorsa grazie all’intervento di due cittadini e dei militari. La vittima aveva già denunciato il figlio per maltrattamenti pochi giorni prima. Sul giovane risultava inoltre un precedente episodio del giugno 2025 a Bergamo, quando avrebbe aggredito l’ex compagna 26enne, successivamente medicata in ospedale con una prognosi di sette giorni.
Alla vista della pattuglia, il 25enne avrebbe tentato di fuggire e opposto resistenza, colpendo i Carabinieri con calci e gomitate e ferendo uno dei militari. Le condotte aggressive sarebbero proseguite anche dopo l’accompagnamento al Comando dei carabinieri. Al termine del giudizio direttissimo, il giovane è stato posto agli arresti domiciliari. Le ipotesi di reato contestate sono maltrattamenti in famiglia, lesioni, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
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