A Eindhoven tra chip, stampe 3D e la community «Olandiamo»

LA STORIA. Francesco Lissoni, a 28 anni da Dalmine ai Paesi Bassi. Lavora in un’importante azienda del settore high-tech. Ha creato una community per gli italiani espatriati.

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La meccatronica gli ha dato la competenza tecnica, la pizzeria lo spirito di sacrificio, la stampa 3D è il sogno imprenditoriale, le aziende in cui ha lavorato gli hanno insegnato a raffinare leadership e responsabilità. E la community di italiani che ha costruito nei Paesi Bassi, che ha battezzato «Olandiamo», gli ha permesso di avere un impatto sociale e di crearsi una rete nella sua nuova vita all’estero. Perché «tutto quello che abbiamo fatto nella nostra vita costruisce la nostra identità di oggi». Con queste parole racconta la sua esperienza Francesco Lissoni, 28 anni, che da Dalmine si è trasferito in Olanda per ricoprire ruoli di responsabilità in una delle aziende più qualificate della filiera mondiale dell’high-tech per la produzione di chip.

L’interesse per la stampa 3D

Nonostante la giovane età, Francesco ha già un ampio bagaglio di esperienze: «Mi sono diplomato all’Itis Pietro Paleocapa di Bergamo, indirizzo meccatronico – ripercorre Francesco Lissoni – e subito dopo la scuola ho iniziato a lavorare in Imi Sti srl a Levate. Lì ho avuto modo di entrare in progetti trasversali legati all’organizzazione di eventi, all’inclusione, alla comunicazione interna e all’introduzione della stampa 3D Fdm in azienda. Quest’ultima passione non l’ho più abbandonata e per coltivarla arrotondavo lo stipendio consegnando pizze la sera. Con i soldi raccolti, ho costruito un piccolo laboratorio in garage, fino a ristrutturarlo completamente».

Nell’azienda di Levate, Francesco ha anche seguito per un periodo un lavoratore con disabilità: «Grazie a lui ho capito che il lavoro non è solo tecnica, ma anche capacità di comunicare e di essere empatici».

Il talent scout su LinkedIn

La svolta è arrivata quando un talent scout lo nota su LinkedIn e lo contatta per un lavoro nei Paesi Bassi: «Avevo viaggiato in Europa, ma non ero mai stato in Olanda. Mi hanno pagato tre giorni di prova a Eindhoven per conoscere l’ambiente. La decisione non è stata facile. Prima del trasferimento avevo preso un finanziamento per aiutare mia madre con la sua prima casa di proprietà, arrivata dopo anni di affitti e sacrifici per crescere me e mio fratello. Insomma, volevo partire, ma anche lasciare qualcosa di solido per ringraziarla di tutti i sacrifici».

Alla partenza Francesco non era solo: «C’era la mia ragazza Caterina Alicino, che avevo conosciuto in pizzeria. E un grande aiuto l’ho avuto da Daniele Bonelli, giovane imprenditore e amico. Ho caricato tutto in auto e via, sono partito per Eindhoven. È in quel momento che ho capito che non stavo cambiando lavoro: stavo iniziando una nuova vita».

La nuova vita a Eindhoven

«Ho iniziato a lavorare – prosegue – per FMI Mechatronics a Uden partendo dalle attività operative del reparto Repair & R4R. Il primo anno è stato tosto: nuovo Paese, nuova lingua, nuovo metodo lavorativo, nuova esperienza di convivenza con la mia ragazza. Ho cercato di dare il massimo ogni giorno, mostrandomi curioso verso la cultura olandese e portando con fierezza la cultura italiana».

Dopo un anno, Francesco passa dal rapporto lavorativo con l’agenzia interinale a un contratto direttamente con l’azienda: «Mi hanno proposto un indeterminato direttamente sotto Fmi e, dopo un altro anno, mi hanno affidato tutto il reparto in veste di team leader di tredici tecnici olandesi e internazionali. In tre anni ho ottenuto tre promozioni. Oggi mi occupo di performance, qualità, flussi di lavoro, priorità, formazione, comunicazione tra reparti e miglioramento continuo. Col tempo ho capito che la vera sfida del mio ruolo non è tecnica, ma quella di guidare le persone: non comandare, ma dare direzione».

Il gruppo «Olandiamo»

Nel frattempo, il ragazzo ha costruito una convivenza stabile con Caterina passando «da un loft a un attico nel cuore di Eindhoven», che per lui è la «prova che la direzione presa era giusta». La coppia ha sperimentato le difficoltà dell’integrazione e ha deciso di costruire una community per aiutare gli italiani che arrivano a Eindhoven e nei Paesi Bassi: «Da questa idea è nata “Olandiamo”, che nel tempo è diventata una rete concreta. A marzo 2025 ho aperto la mia partita Iva olandese e abbiamo iniziato a strutturare meglio il progetto. In un anno abbiamo portato oltre cento iscrizioni a un’associazione di italiani, raggiunto circa trecento partecipanti nella community Whatsapp e creato gruppi interni come “Help center” e “Mercatino”, che hanno aiutato realmente le persone a trovare casa, lavoro, servizi e informazioni. Gli eventi sono diventati il nostro motore: abbiamo organizzato una sessantina di iniziative tra spritz party, cene, serate e momenti di incontro. La cosa che mi fa comprendere l’importanza della community è vedere persone appena arrivate che partecipano subito ai nostri eventi».

Il pallino della stampa 3D è sempre presente nella vita di Francesco e nel 2026 è arrivata anche una commissione «da star»: «Dopo alcuni progetti portati avanti da remoto insieme a mio fratello, quest’anno ho avuto l’opportunità di collaborare a un progetto speciale legato al mondo dell’eyewear e dello spettacolo, realizzando cover laterali su misura per occhiali destinate a un evento importante come Sanremo 2026».

Le cover per Sanremo

Il legame con Bergamo resta forte: «Se l’Olanda mi ha dato metodo e possibilità, Bergamo mi ha dato la mentalità del fare. Torno quando posso, anche solo nei weekend o nelle feste tradizionali come Santa Lucia, che sentiamo molto in famiglia. Eindhoven ha voli diretti su Orio e a prezzi bassi, in un’ora e 20 sono a casa. Ho Bergamo nel cuore e consiglio sempre una visita nella mia città a chiunque mi dice che va a Milano o in luoghi vicini, e poi puntualmente vengo ringraziato».

Le opportunità per gli altri

Per il futuro, Francesco non si preclude alcuna strada: «Per ora voglio continuare a crescere in Olanda, ma senza chiudere nessuna porta. Sono partito per cercare un’opportunità, ma ho capito che, quando trovi l’ambiente giusto, le opportunità puoi anche crearle per gli altri», conclude.

Bergamo Senza Confini

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