Sogno americano per Martina: dall’Italia
alla finanza Usa

LA STORIA. Doppia laurea alla Cattolica e alla Fordham University di New York, Martina Vertemati è anche autrice di un libro. Ora è in attesa del visto.

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Martina Vertemati è nata a Milano ed è cresciuta a Bernareggio, in provincia di Monza, ma, con un pizzico di orgoglio, le piace affermare che la tenacia che la contraddistingue è di matrice orobica e che l’ha eredita da sua madre Giuseppina, bergamasca di Morengo. Una forza d’animo che, dall’Italia, l’ha portata nel Nuovo Mondo. «Dopo il liceo scientifico, ho studiato economia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore – spiega Martina Vertemati, ventisettenne –. Durante l’ultimo anno di magistrale, sono venuta a conoscenza del “double degree”, un programma che permette di svolgere il proprio percorso di studi in parte presso l’Università Cattolica, in parte presso un ateneo partner, a New York, con erogazione di un doppio titolo di laurea, valido sia in Italia che all’estero».

L’Erasmus in Spagna

Un’occasione che Martina non ha intenzione di farsi scappare. «Alle spalle, avevo un periodo trascorso in Spagna, grazie al progetto Erasmus – racconta la giovane –, ma desideravo partire di nuovo. Ero spinta da un’enorme curiosità verso i fenomeni politici ed economici che mi circondavano. Considerando che la maggior parte dei prodotti era (e tuttora è) prezzata in dollari, ho pensato che un’esperienza in una delle capitali finanziarie a livello mondiale avrebbe potuto arricchire notevolmente il mio curriculum, permettendomi di fare un’esperienza accademica e umana in un contesto interessantissimo e profondamente diverso da quello italiano».

Usa, alla Fordham University

A giugno 2022, Martina parte per l’America, per tre mesi. Direzione? La Fordham University. «Mi sono affacciata a una realtà incredibile – afferma Vertemati –, agli antipodi, in un certo senso, rispetto a quella da cui provenivo. Negli Stati Uniti, infatti, lo stile di vita è sensibilmente diverso e tutto risulta essere gigantesco. Paragonata alla Grande Mela, anche una metropoli come Milano appare alquanto minuta». A novembre, Martina torna in Italia, laureandosi in Finanza, mentre, a maggio 2023, riparte per New York per la «Graduation» in Global Finance. Ma Martina non si ferma. «Dopo la laurea o, per meglio dire, le lauree, ho cominciato a lavorare per Accenture, a Milano, – afferma la ragazza –, ma non ero propriamente soddisfatta. L’America mi aveva sedotta: nutrivo una gran voglia di ritornarci. Nel 2024, a giugno, decido quindi di iscrivermi a un corso di specializzazione in General Business Studies presso l’Ucla (University of California, Los Angeles, ndr) e, per la seconda volta, mi trasferisco negli Stati Uniti».

L’Ucla e l’Hammer Museum

Durante il corso, che dura poco meno di un anno, Martina lavora all’Hammer Museum (un museo di arte moderna e contemporanea affiliato all’Università) e ha modo, ancora una volta, di rapportarsi a una realtà totalmente differente rispetto a quella italiana. «Da brava italiana – spiega Vertemati –, il più grande shock culturale che ho sperimentato è, ovviamente, quello riguardante il cibo. In California, la nostra cucina, quasi sempre, è purtroppo una mera rivisitazione in salsa americana. Ho scoperto, inoltre, prodotti un po’ bizzarri per i miei gusti, come l’acqua minerale diluita con fragranze al limone o alla ciliegia: qui, ne vanno matti! Da brava lombarda, invece, abituata agli inverni freddi e nebbiosi e alle estati afose della Pianura padana, non mi sono ancora adattata del tutto al clima di Los Angeles, caratterizzato, sostanzialmente, da due stagioni, dalle temperature generalmente alte». Ma c’è di più.

La forte multi-culturalità

«La forte multi-culturalità di una nazione come gli Stati Uniti – dice la giovane bergamasca –, si riflette anche nell’alimentazione e nei rapporti umani. Quando vengono organizzate delle feste e ognuno porta qualcosa che ha preparato, mi viene spontaneo pensare a tutti, anche, per esempio, agli amici musulmani che non mangiano carne di maiale. Ma devo ricordarmi di pensare anche a me stessa, perché so che devo stare alla larga dalle pietanze degli amici messicani, dato che non reggo quanto loro il piccante (ride, ndr). Insomma, ciò che è normale per te non lo è per gli altri e viceversa. E questo, a volte, genera empatia». Eppure, le problematiche non mancano. «Difficile stereotipizzare lo statunitense medio – afferma Vertemati –, eppure mi sento di dire che le persone sono piuttosto superficiali e individualiste. È complicato creare legami duraturi e genuini. Più facile, forse, farlo con gli immigrati come me, italiani certo, ma anche arabi o ispanici. Sono quest’ultimi (e la cultura latinoamericana), del resto, a farmi sentire a casa. Anche perché, a differenza di New York, a Los Angeles non c’è una grande comunità italiana».

Gli spazi sconfinati

E poi, come accennato, le proporzioni. «Gli spazi, dalle praterie alle strade a cinque corsie, sono immensi – racconta Martina –. Ci sono quartieri che è come se fossero città dentro alla città principale. Sorprendente, poi, come fuori dai grandi centri abitati ci sia solo natura sconfinata e non, come da noi, i piccoli paesi di provincia. Ciò che forse, però, scava un solco netto fra gli Stati Uniti e l’Italia è la tecnologia. Non è raro, infatti, avvistare automobili a guida autonoma o i mini-robot che eseguono consegne a domicilio».

Il libro e il visto da rinnovare

Eppure, dell’Italia Martina non ha nostalgia. «Mi mancano gli affetti – afferma la giovane –, ma vedo il mio futuro qui, come analyst o portfolio manager. Ora come ora, sto attendendo il rinnovo del visto». La speranza è quella di ottenerne uno per «extraordinary ability», dato che, lo scorso gennaio, Martina ha pubblicato, assieme alla professoressa Hairong Gui, il libro «Extraordinary Synergy. Founder built it, Ceo cashed it» (Page Solutions): si tratta di un testo frutto di approfondite analisi a riguardo di celebri aziende e società come, per esempio, Nike e Ferrari. «Il volume ha riscosso un discreto successo – dice Vertemati –: ho rilasciato anche diverse interviste ai media locali. Mi auguro, quindi, possa contribuire a farmi raggiungere la stabilità tanto agognata con il rilascio del visto, così da conquistare il mio personale “American Dream”».

Bergamo senza confini

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].

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