Dolci sotto inchiesta anche per bancarotta con fatture false
LE NEWS. L’ex fidanzato di Pamela, già indagato per profanazione di sepolcro, giovedì interrogato per quattro ore dalla Guardia di Finanza.
Lettura 1 min.Una bancarotta fraudolenta con uso di fatture per operazioni inesistenti. È l’inchiesta che stanno conducendo la pm Chiara Monzio Compagnoni e la Guardia di finanza di Bergamo e che vede indagato anche Francesco Dolci, il 41enne impresario edile di Sant’Omobono Terme, unico iscritto nel fascicolo di indagine che il pm Giancarlo Mancusi ha aperto sulla profanazione del cadavere di Pamela Genini.
Giovedì, accompagnato dall’avvocato Eleonora Prandi, Dolci per quattro ore è rimasto al comando provinciale dalla Fiamme gialle di Bergamo dove è stato sottoposto a interrogatorio.
L’ipotesi accusatoria è che il 41enne, tramite la sua impresa, abbia emesso fatture per operazioni inesistenti per consentire a un imprenditore (anche lui indagato) di svuotare i conti e mandare al fallimento la propria società. Secondo gli inquirenti, per questo favore Dolci avrebbe incassato una percentuale. Solitamente – ma nel caso specifico sono ancora in corso verifiche –, funziona che per giustificare spese o abbassare i ricavi e pagare meno tasse, il titolare di un’azienda chieda l’emissione di fatture false. Il referente della società «cartiera» riceve il bonifico, preleva dal proprio conto e restituisce in contanti la somma a chi l’aveva bonificata, trattenendo per sé una percentuale.
Per quanto riguarda l’inchiesta della profanazione, lunedì, dopo che ne è stata fatta copia forense, a Dolci sono stati restituiti i due telefonini sequestrati, insieme a un coltello, durante la perquisizione nell’abitazione. Le due legali del 41enne, Isabella Colombo ed Eleonora Prandi, avevano impugnato il decreto di sequestro, ma il Tribunale del Riesame ha rigettato la loro istanza. Per la restituzione dei due cellulari Dolci lunedì è stato convocato al comando provinciale dei carabinieri in via dell Valli, dove ha accusato un malore. È stata fatta intervenire un’ambulanza, ma poi l’imprenditore ha rifiutato il ricovero.
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