A Lovere le marionette dei Colla, il fascino secolare del racconto appeso ai fili

LO SPETTACOLO. La storica Compagnia milanese ha rappresentato al Crystal il suo «Don Chisciotte», offrendo agli spettatori anche una visita dietro le quinte. Corbella: una magia che risale al ’700, un linguaggio che arriva al pubblico di culture diverse.

Lovere

«Saper muovere una marionetta è come saper suonare uno strumento: sono sufficienti pochi mesi di tempo per destreggiarsi e imparare i rudimenti, ma poi occorre studiare per tutta la vita». A dirlo è Piero Corbella, il responsabile della compagnia marionettistica «Carlo Colla & Figli» di Milano, che nel fine settimana ha portato in scena al Crystal di Lovere un Don Chisciotte capace di conquistare un pubblico abituato ad altre rappresentazioni, ma che si è lasciato travolgere dal racconto e dalle emozioni dei personaggi mossi da dieci marionettisti. Le movenze dell’eroe della Mancha e del suo scudiero Sancio Panza, quelle di Dulcinea del Tobosco e degli altri personaggi del capolavoro di Cervantes, catturano lo spettatore perché il corpo è dinoccolato, i movimenti sono morbidi, la postura coerente con il racconto: le mani si muovono autonomamente dalle braccia, i piedi avanzano a ritmo di musica, tanto che sembra di riconoscere le espressioni della mimica facciale, perché tutto richiama l’interpretazione di un attore in carne ed ossa.

Una tradizione dalle piazze ai teatri

«La magia di queste rappresentazioni – aggiunge Corbella - risale al Settecento, quando le marionette giravano di città in città, e ogni mese cambiavano teatro. A Milano, in quel periodo, divenne famosa la marionetta di Gerolamo della Crina, un personaggio che si muoveva e si dimenava in palcoscenico, portando le mani sui fianchi e girando la testa ora verso i suoi interlocutori ora verso il pubblico. A muoverlo era il marionettista Giuseppe Fiando, che presentava i suoi spettacoli in Piazza del Duomo presso e in Via Mercanti». Il successo fu tale che la città costruì per le sue marionette il Teatro Gerolamo dove, dal 1911, ebbe una presenza stabile la Compagnia Carlo Colla & Figli; questa realtà dal 1966 al 2017 è stata guidata da Eugenio Monti Colla. «Io – aggiunge Corbella - ho avuto la fortuna di averlo come docente a scuola ed è stato lui ad avvicinarmi al teatro marionette». Come l’attuale responsabile della compagnia, che oggi può contare in tutto su quattordici persone, diversi degli altri marionettisti che erano sul palco del Crystal sono stati allievi di Monti Colla e lo ricordano con affetto e riconoscenza.

Legno di tiglio o abete

Fin qui la storia. Ma appena si apre il sipario, si rinnova l’incanto. Ogni marionetta è dotata di almeno otto fili: due d’acciaio, per reggere il loro peso, e sei di cotone, per gestire il loro movimento. Il Don Chisciotte prevede che in scena entrino ed escano in tutto 95 personaggi. «Abbiamo marionette che arrivano ad avere 20 fili: per aprire e chiudere gli occhi, per spalancare la bocca e tirare fuori la lingua… Serve tanto esercizio per gestirli tutti e, come dicevo all’inizio, non si finisce mai di imparare». A reggere i fili c’è il «bilancino», simile ad una gruccia per i vestiti, ma orizzontale, senza gobba; il legno usato per costruire le marionette è quello di tiglio o di abete, per resistere meglio ai tarli; i personaggi sono alti 80 centimetri e lo spettatore si rende conto delle loro dimensioni soltanto quando a fine spettacolo i marionettisti ricevono gli applausi del pubblico mettendoseli al fianco.

Un prezioso archivio

«Nell’800 le marionette erano un po’ più piccole, 60 0 70 centimetri. Sa perché? Perché i bauli che le contenevano per spostarle da una città all’altra dovevano stare sui carri tirati dai cavalli e dagli asini… La nostra è una storia che non può fare a meno del proprio passato, perché oltre ad essere marionettisti siamo impegnati a gestire, conservare e tutelare il nostro preziosissimo archivio. Abbiamo testi e materiali con cui possiamo proporre centinaia di spettacoli diversi, dall’opera lirica al balletto, dalla prosa alla fiaba. Abbiamo girato tutto il mondo, abbiamo portato in Oman “ La bella addormentata nel bosco”, registrata in arabo, siamo stati in Russia e in America. Le marionette propongono un linguaggio che arriva al pubblico di culture diverse e lo fanno con un giusto mix di tradizione e innovazione: i cambiamenti vengono introdotto nella nostra arte soltanto quando sono veramente necessari. Nei nostri archivi ci sono marionette di 200 anni fa che sono ancora adatte ad essere portate in palcoscenico».

Anniversario in vista

Tuttavia «Rispetto all’800 c’è una differenza fondamentale: allora la compagnia trovava, nelle città in cui approdava, gli artigiani che potevano preparare, anche all’ultimo momento, un attrezzo di scena, un costume, una parrucca; oggi invece tutte queste professionalità così rare e preziose le abbiamo al nostro interno». La compagnia Carlo Colla & Figli collabora stabilmente con il Piccolo Teatro di Milano dal 2002: «Stiamo pensando quindi al 2027, e a una serie di iniziative speciali per questo 35esimo anniversario».

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