Accademia Carrara, debutta la mostra di Tiziano e Aretino: a Bergamo il ritratto da Palazzo Pitti

L’EVENTO. Il ritratto del letterato del Cinquecento eseguito da Tiziano da oggi fino al primo aprile 2024 in esposizione nelle sale della Carrara.

Numerose sono le opere di pittori, scultori e incisori che hanno consegnato all’eternità il volto di Pietro Aretino (1492 - 1556), una delle personalità più amate e contemporaneamente discusse del Cinquecento ma, nell’immaginario collettivo, la figura del letterato coincide con il ritratto eseguito dall’amico Tiziano (1488/1490-1576) custodito nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti (Gallerie degli Uffizi) di Firenze, da oggi (4 dicembre) fino al primo aprile 2024 in prestito ad Accademia Carrara di Bergamo e al centro di un prezioso progetto espositivo.

Succede nella storia dell’arte, in particolare nella storia dei ritratti, che un’opera assurga al ruolo di immagine per eccellenza, divenendo icona: per il letterato toscano non solo quell’opera è la tela della Galleria Palatina - perché chi pensa ad Aretino lo ricorda voltato di tre quarti con lo sguardo fiero, vestito di un robone di velluto color porpora, con la lunga barba, la fronte alta e la collana d’oro – ma anche in virtù dello stretto rapporto che il ritrattato ebbe con il pittore.

Il progetto di Accademia Carrara parte dunque da quest’opera per approfondire una delle figure più affascinanti del Cinquecento: L’uom tre volte chiarissimo e divino / il famoso immortal Pietro Aretino, autore anticonformista, diplomatico, polemista e primo a praticare la critica d’arte così come oggi la intendiamo, proponendo al pubblico una riflessione che parte dal dipinto di Tiziano e si amplia grazie a una serie di opere che spaziano dalla grafica alla medaglistica all’editoria, tutte arti ben conosciute dallo scrittore, chiamate a celebrarlo.

Inoltre, grazie alla collaborazione tra M. Cristina Rodeschini, direttore di Accademia Carrara ed Enrico Maria Dal Pozzolo, tra gli autori del catalogo, è nata l’idea di un dialogo tra il dipinto di Tiziano e Giovan Battista Moroni (1520/24 – 1578/79) come l’artista che, all’interno della collezione bergamasca, potesse relazionarsi al meglio con Vecellio, creando un efficace intreccio, nella sorprendente originalità dei rispettivi linguaggi. Aretino fu l’alfiere del «ritratto naturale», pratica in cui sia Tiziano sia Moroni raggiunsero traguardi straordinari. Così i due pittori sono proposti vicini seppur nelle loro distanze, se si considera che fu sempre lo scrittore a sostenere che i ritratti dovessero raffigurare personalità di rango e non, come ebbe a dire, «sarti e beccai», suggerimento che Moroni eluse apertamente.

Il Ritratto di Pietro Aretino eseguito da Tiziano nel 1545 è un’opera straordinaria sia per la qualità dell’esecuzione, esempio della sua produzione matura, potente, abbozzata nella materia pittorica, a tratti non finita, sia per la destinazione. Pietro Aretino è infatti soggetto e committente del dipinto con la precisa volontà di donarlo a Cosimo I de’ Medici al fine di ricevere la sua protezione, un’operazione di autopromozione a tutti gli effetti, certamente non comune per l’epoca. Affascinante anche il commento all’opera che Aretino scrive in una lettera a Cosimo I nel 1545: Certo [questa mia sembianza] respira, batte i polsi e muove lo spirito nel modo ch’io mi faccio in la vita; et si più fossero stati gli scudi, che glie ne ho dati invero [a Tiziano], e drappi sarieno più lucidi, morbidi e rigidi, insinuando – con tono beffardo – che il lavoro del pittore fosse proporzionato al denaro ricevuto.

Aretino strinse una grande amicizia con Tiziano, del quale apprezzava l’impetuoso temperamento: una reciproca affinità che consentì al pittore di interpretare con precisione e autorevolezza la spiccata personalità dello scrittore, solito nel frequentare gli artisti più importanti dell’epoca e influente interlocutore di esponenti del mondo politico e culturale. Tiziano celebra Aretino al vertice del suo successo personale, coniugando, in una riuscitissima sintesi, rappresentatività di status e intima conoscenza della persona ritratta e dando vita a una potente raffigurazione della ostinata volontà messa in campo dallo scrittore nel promuovere la sua figura di intellettuale attraverso un uso consapevole e anche spregiudicato della propria immagine.

La mostra si propone di evocare questa vicenda accostando alla tela eseguita da Tiziano altre celebri testimonianze dell’iconografia aretiniana, come una serie di più e meno celebri medaglie di diversi artisti, che scandiscono tutto il corso della carriera del letterato e testimoniano quanto la ritrattistica sia intrinsecamente legata alle sue edizioni a stampa e utilizzata come mezzo per promuovere le pubblicazioni. A queste si aggiunge la medaglia con al rovescio la testa di falli, nata invece con lo scopo di irridere Aretino.

A completare il percorso, due volumi a stampa particolarmente significativi, all’interno della sterminata produzione dello scrittore, che richiamano due vicende tra le più note della vita di Aretino: i Sonetti lussuriosi, scritti nel 1525, dopo aver visto le invenzioni di Giulio Romano (1499 – 1546) incise da Marcantonio Raimondi (1480 circa - 1534) e conosciuti soltanto attraverso un unico esemplare a stampa successivo; l’allestimento della commedia La Talanta scritta da Aretino a Venezia e messa in scena con la collaborazione di Giorgio Vasari (1511 – 1574) durante il Carnevale del 1542.

Il progetto «Tiziano e Aretino. Il ritratto di un protagonista del Rinascimento» è sostenuto da Intesa Sanpaolo in qualità di main partner. La collaborazione tra Accademia Carrara e Intesa Sanpaolo si è consolidata anche in occasione dell’importante prestito di alcuni dipinti di Giovan Battista Moroni, parte della collezione Carrara, alla mostra Moroni (1521-1580). Il ritratto del suo tempo, visitabile alle Gallerie d’Italia di Milano dal 6 dicembre 2023 al 1 aprile 2024.

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