Ad Astino la mostra del fotografo Jodice: «Racconto l’Italia e i suoi mutamenti»

L’INAUGURAZIONE. Apre «Luoghi comuni», curata da Corrado Benigni: «Trent’anni di cambiamenti, come una slavina» Carnevali: «Il progetto di Fondazione Mia accompagna la città».

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Il Monastero di Astino come luogo di elezione per la fotografia di ricerca. È stata inaugurata venerdì 5 giugno «Luoghi comuni», la mostra personale di Francesco Jodice curata da Corrado Benigni e promossa dalla Fondazione Mia. Il progetto espositivo, che quest’anno compie 10 anni, prosegue il percorso di approfondimento dedicato al tema del paesaggio, da anni al centro della programmazione culturale di Astino.

Arte e geopolitica

«La Fondazione Mia ha avuto la capacità di fare di questo luogo, carico di storia importante per la nostra città, un luogo anche espositivo e dunque ricco di occasioni di incontro e di approfondimenti culturali – ha ricordato la sindaca Elena Carnevali –. Un contesto come quello di Astino abbina la storia con il rapporto con il paesaggio e Francesco Jodice ha la capacità di far trasparire grazie ai suoi scatti il messaggio che ognuno di noi legge e immagina guardando la fotografia. Un progetto particolarmente interessante perché indaga il rapporto tra arte, geopolitica e i fenomeni dell’antropologia urbana. I luoghi, infatti, danno un’immagine reale dei successi e degli insuccessi dell’agire umano e del loro incidere sul tessuto circostante. Tra le tante funzioni della Fondazione Mia – ha sottolineato la sindaca – questa, legata ai progetti culturali, è essenziale per accompagnare la città nella sua crescita a tutto tondo».

Dopo aver indagato il lavoro dei grandi maestri della fotografia italiana degli ultimi trent’anni, tra cui Luigi Ghirri, Franco Fontana, Mario Giacomelli, Olivo Barbieri, Guido Guidi, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Gabriele Basilico e Roberto Salbitani, la personale di Jodice segna un significativo cambio di prospettiva.

Un percorso decennale

«Se prima ci siamo concentrati sugli autori più importanti della generazione nata tra gli anni ’40 e ’50 dalla mostra di quest’anno ci concentreremo di più sulle nuove generazioni – ha ricordato il curatore Corrado Benigni –. Tra questi, appunto, c’è Francesco Jodice, nato alla fine degli anni ’60 e che è già un nome riconosciuto della fotografia italiana ed europea e che ha segnato uno snodo importante di questo linguaggio perché ha messo in dialogo la fotografia con altri saperi che sono l’arte, la letteratura e il cinema. Siamo molto soddisfatti perché questa mostra porta a compimento un progetto che dura da dieci anni. Dopo 10 anni il monastero di Astino oggi è riconosciuto anche a livello nazionale come polo per la fotografia».

La mostra concepita per gli spazi del Monastero di Astino raccoglie, dunque, alcune delle più significative indagini che l’artista ha sviluppato nel corso degli anni in Italia, territorio emblematico per leggere i cambiamenti che stanno trasformando il modo in cui percepiamo e viviamo i luoghi.

«Il progetto corruga 30 anni della mia attività. In questa mostra abbiamo deciso di esporre soltanto i lavori fatti sul paesaggio italiano, il che è un’anomalia perché il 90% del mio lavoro si è svolto all’estero. In questi 30 anni si vede la modificazione del paesaggio italiano, anche culturale, nel senso dell’antropizzazione che hanno subito i luoghi e anche la modificazione dell’arte e del modo in cui pedina i cambiamenti. È una mostra che racconta per strati tutta una serie di cambiamenti che lavorano un po’ come una slavina».

Un paesaggio culturale

Il paesaggio fotografato da Jodice non è un paesaggio naturale, ma un paesaggio culturale e sociale dove le relazioni fra le pietre e le persone sono inscindibili. Da notare, poi, come ci sia una stanza espositiva fatta ad hoc per la nostra città: «Grazie alla collaborazione con L’Eco di Bergamo che mi ha fornito per mesi il quotidiano a cui ho strappato le pagine per lavorare con un procedimento di cancellazione con l’acrilico nero per fare emergere solo una parola, una frase. Queste schegge sono diventate un racconto della tensione del paesaggio culturale italiano. È stato un modo di usare Bergamo per guardare a un paesaggio che va oltre il suo confine, per arrivare ad essere comprensivo di tutto il nostro paese, ma anche oltre».

Non sono mancati all’inaugurazione i saluti del presidente della Fondazione Mia, Fabio Bombardieri che ha sottolineato come Astino sia «un luogo sempre più vivo e al centro della città» e come «la mostra di quest’anno abbia un taglio molto importante che ci guida verso un modo più contemporaneo di vivere la fotografia».

In occasione della mostra è stato anche presentato il volume bilingue italiano-inglese pubblicato da Electa, ricco di 90 immagini dell’artista. La mostra è aperta fino al 29 novembre dal martedì al venerdì dalle 18 alle 21, il sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14 alle 21. La domenica dalle 9.30 alle 13 e dalle 14 alle 21.

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