Bergamo, porte aperte a tutti alla festa del Monastero di San Benedetto
L’ANNIVERSARIO. Domenica 10 maggio si ricorderanno con una Messa i 199 anni dal ripristino dopo la soppressione. I visitatori potranno ammirare opere d’arte e luoghi poco visti della città.
A 199 anni dal suo ripristino dopo la soppressione napoleonica, il Monastero di San Benedetto, situato in via Sant’Alessandro in città, torna ad aprire le porte: la comunità di monache celebra la sua festa accogliendo tutti quanti lo vorranno a visitare i propri spazi.
«A differenza del monastero di Santa Grata, riaperto già negli anni precedenti, il nostro ha dovuto attendere diversi anni dopo l’arrivo degli Asburgo e la sconfitta di Napoleone»
«Vogliamo celebrare con gioia un avvenimento fondamentale per la nostra storia - spiega madre Cristina Picinali, superiora del monastero, dove vivono oggi dieci monache -. Il 10 maggio è un giorno festivo per la nostra comunità, perché ricordiamo l’anniversario del ripristino del monastero, avvenuto nel 1827. A differenza del monastero di Santa Grata, riaperto già negli anni precedenti, il nostro ha dovuto attendere diversi anni dopo l’arrivo degli Asburgo e la sconfitta di Napoleone».
La richiesta di riaprire anche il monastero benedettino di Bergamo è stata portata avanti per diversi anni prima di essere esaudita. Un intervento decisivo perché il monastero, le cui origini affondano nel Basso Medioevo, potesse tornare ad aprire le porte è stato quello di Papa Pio VII.
«Essendo un luogo di clausura, abitualmente non è visitabile. Abbiamo deciso di aprire le nostre porte per la prima volta in occasione della pandemia, quando sono venuti i ragazzi del nostro oratorio, dato che non si potevano organizzare gite lontane»
«Si trattava di un benedettino - ricorda madre Cristina -. Mentre il pontefice si trovava a Savona, un canonico di Bergamo venne mandato da lui per chiedere se le monache benedettine dovessero trasferirsi a Santa Grata e abbandonare il vecchio monastero di Sant’Alessandro, lui rispose con parole rimaste per noi fondamentali: “Maneant et curent”. Si tratta di parole, scritte di suo pugno, che conserviamo ancora oggi con grande attenzione: l’invito a rimanere e prendersi cura del luogo. Ancora oggi, quando le vocazioni vengono meno e le forze sono inferiori, teniamo saldo l’invito a rimanere e prendersi cura di questo luogo, che senza la comunità monastica rischia di non essere più vivo».
Il programma
Nel pomeriggio, dalle 15.30, le monache condurranno quanti lo vorranno a visitare i propri spazi (con prenotazione necessaria, contattando in anticipo il monastero)
Al mattino di domenica 10 maggio sarà il vicario episcopale monsignor Michelangelo Finazzi a celebrare la Messa nel monastero, anticipando la celebrazione più solenne in programma tra dodici mesi per i duecento anni di ripristino.
Nel pomeriggio, dalle 15.30, le monache condurranno quanti lo vorranno a visitare i propri spazi (con prenotazione necessaria, contattando in anticipo il monastero).
«La visita guidata parte dal chiostrino, dove sono presenti gli affreschi di Baschenis dedicati alla vita di San Benedetto - spiega ancora madre Cristina -. Il percorso proseguirà poi in chiesa e in sagrestia, per scendere nelle ortaglie e risalire poi nel chiostro maggiore».
La possibilità di visitare il monastero rappresenta un’occasione speciale. «Essendo un luogo di clausura, abitualmente non è visitabile. Abbiamo deciso di aprire le nostre porte per la prima volta in occasione della pandemia, quando sono venuti i ragazzi del nostro oratorio, dato che non si potevano organizzare gite lontane. Abbiamo poi sempre aderito alle Settimane della Cultura e abbiamo sempre trovato tanto interesse».
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