Coppa Italia, Palladino dopo il pareggio: «Mi godo il momento all’Atalanta, vogliamo la finale»
IL DOPO PARTITA. Il tecnico della Dea dopo il 2-2 contro la Lazio in Coppa Italia: «Orgoglioso di essere in tre competizioni, do tutto per questi colori».
«Non ho mai pensato cosa sarebbe stato se fossi arrivato prima, non penso a quello che sarebbe potuto essere. Sono felice di essere qui, mi godo il momento e sto dando tutto per questi colori e questa società che mi sta dando grande fiducia, è bello lavorare qui e i risultati si vedono». Sono queste le parole di Raffaele Palladino, tecnico dell’Atalanta, in conferenza stampa dopo il pareggio con la Lazio nella semifinale d’andata di Coppa Italia. «Sento allenatori lamentarsi dei calendari, io sono orgoglioso di giocare in tre competizioni e fare più partite possibili. Stasera (4 marzo nde) è stata una bella partita, contro una squadra forte e allenata molto bene, che ti può mettere in difficoltà».
«Abbiamo fatto un’ottima prestazione, soprattutto nel primo tempo abbiamo messo in difficoltà la Lazio anche se dovevamo essere più incisivi negli ultimi metri»
«Abbiamo fatto un’ottima prestazione, soprattutto nel primo tempo abbiamo messo in difficoltà la Lazio anche se dovevamo essere più incisivi negli ultimi metri - prosegue il tecnico della Dea -. Nel secondo tempo c’è stata un’ottima reazione, abbiamo rimontato per due volte e mi è piaciuto, ci portiamo a casa un ottimo risultato anche se è solo il primo tempo. Sappiamo che vogliamo provare ad arrivare in finale in casa nostra anche se le chance sono 50 e 50», aggiunge.
Poi, sull’assenza dei tifosi, Palladino ammette come «dispiace vedere lo stadio vuoto, giocare così non è bello anche se capiamo la scelta dei tifosi», mentre a chi chiede se il format della Coppa Italia debba essere rivisto risponde che «sarebbe stato meglio fare le due partite più ravvicinate, per noi siamo contenti perché recupereremo probabilmente tre giocatori importanti. Sono regole che accettiamo, su due partite si può giocare in casa nostra e degli avversari», conclude.
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