Corpi, gesti, spazio: il noto diventa arte: Le opere di Emma Ciceri all’oratorio di San Lupo
LA MOSTRA. Giovedì 5 marzo il Mueso Bernareggi inaugura all’Oratorio di San Lupo la personale dell’artista, tre video installazioni e un’opera ambientale nel sotterraneo.
L’arte come strumento per riscoprire il mondo vicino, quello che abitualmente ignoriamo perché troppo familiare: dopo la scritta al neon ispirata a Etty Hillesum, accesa dallo scorso dicembre sulla facciata di Accademia Carrara, l’artista Emma Ciceri da giovedì 5 marzo, inaugurazione alle 18.30, entra con le sue opere negli spazi – così stratificati storicamente e architettonicamente - dell’Oratorio di San Lupo (via S. Tomaso 7).
La personale di Ciceri è un appuntamento espositivo proposto dal nuovo Museo Bernareggi: «La mostra di Emma Ciceri – dichiara don Davide Rota Conti, direttore del Museo – segna l’effettivo avvio dell’intero sistema Bernareggi come museo diffuso nel tessuto cittadino. Le tre sedi - il Palazzo Vescovile con il Battistero, l’Antica Cattedrale e l’Oratorio di San Lupo - non sono realtà isolate, ma tappe di un unico percorso che invita cittadini, visitatori e turisti a riscoprire, attraverso linguaggi diversi e complementari, la ricchezza spirituale, storica e artistica di Bergamo e della sua Chiesa. In questo orizzonte, San Lupo svolge un ruolo essenziale di apertura e dialogo con il presente».
«La Fondazione Adriano Bernareggi e il nuovo Museo Diocesano vogliono dare continuità all’attività espositiva di San Lupo, che dal 2007 coltiva il confronto con l’arte contemporanea – aggiunge don Giuliano Zanchi, direttore scientifico della Fondazione Bernareggi - Sono ormai quasi vent’anni e non viene meno l’idea che questo sia un impegno necessario del nostro museo. Emma Ciceri, col suo lavoro di grande serietà riflessiva e profondità poetica, aggiunge il suo contributo a questa lunga storia con una mostra intensa, che speriamo regali ispirazione ai molti che la vorranno visitare».
I dettagli della mostra
La mostra, curata da don Giuliano Zanchi e Giuseppe Frangi e realizzata in collaborazione con Casa Testori, si sviluppa in stretta relazione con l’architettura e la storia dell’Oratorio, presentando tre video che scandiscono i diversi livelli dell’edificio, mentre nel cimitero sotterraneo prende forma l’intervento site specific «Morti soli».
«Il corpo è presente in tutte le opere con modalità differenti – sottolinea l’artista - mentre compie un gesto, mentre si relaziona a un’altra persona e a opere d’arte antiche, e nel ricordo dei corpi che il sotterraneo ha custodito per molti anni». Ma, intervistata in catalogo da Frangi, aggiunge: «C’è un verbo che amo molto: è il verbo “stare”. Bisogna allenarsi a “stare” mentre si vive. Stare all’erta per non farsi sfuggire quelli che Chandra Candiani definisce i “miracoli del noto”, vale a dire le cose straordinarie che affiorano da ciò che è abitudinario e che quindi sono alla portata di tutti, in qualsiasi momento. Lo considero come un allenamento al vivere».
I miracoli del noto sono, dunque, le piccole rivelazioni che diventano visibili quando smettiamo di vivere automaticamente il quotidiano e la ricerca artistica di Emma Ciceri nasce proprio dalla capacità di posare l’attenzione su materiali comuni, gesti minimi, situazioni già conosciute e di osservarli con lentezza, in attesa della rivelazione poetica che emerge da ciò che normalmente resta sullo sfondo: la traccia di un gesto, il passaggio del tempo, la relazione tra spazio, corpo e memoria.
Al piano terra di San Lupo la video installazione «Nascita aperta» nasce dall’esperienza vissuta da Emma con la figlia Ester, in cerca di un dialogo tra i loro gesti quotidiani di cura e la relazione tra i corpi di madre e figlio nella Pietà Rondanini di Michelangelo.
Al piano intermedio è proiettato «Respiro sole» (2019), realizzato nello studio dell’artista a Stezzano: l’artista insegue il sole con un pennello, dipingendo d’azzurro le tracce di questi incontri su un muro. Al secondo piano del loggiato è presentato «Studio di mani», video che concentra l’attenzione sul gesto come forma primaria di relazione, cercando risonanze tra la profonda comunicazione madre-figlia di cui si fanno portatrici i loro incontri di mani e l’intreccio di mani nel Compianto al Cristo morto del Bellini.
L’installazione ambientale «Morti soli», infine, abita lo spazio sotterraneo dell’Oratorio che per molti anni ha ospitato la sepoltura e le ossa di molti morti soli, persone che non avevano le possibilità economiche per garantirsi un funerale e una sepoltura: «Nello spazio che conserva l’assenza dei corpi morti (l’ossario è stato svuotato) – scrive il filosofo Felice Cimatti - una brezza delicata muove dei coriandoli di carta che non smettono di agitarsi silenziosi. Vediamo e partecipiamo di questo movimento, la morte non smette di non morire, e quindi, incredibilmente, di vivere. I “morti soli” sono un vento leggero di carta che si muove nei nostri occhi di vivi, sono morti, sono vivi, siamo morti, siamo vivi». La personale di Emma Ciceri si potrà visitare, con ingresso libero, da venerdì a domenica, dalle 15 alle 18.
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