Donizetti Opera, le tre rarità del 2026: l’omaggio a Gavazzeni
FESTIVAL. Presentati alla Scala i titoli da riscoprire: «L’esule di Roma», «Alahor in Granata» e «Le Convenienze e inconvenienze teatrali». Tra i protagonisti spicca il soprano Lidia Fridman. L’edizione nel segno di Gavazzeni.
Si svelano i dettagli della dodicesima edizione del Donizetti Opera Festival. La kermesse del prossimo autunno ha alzato il sipario sui protagonisti canori delle tre opere in cartellone tra il 13 e il 28 novembre prossimo. Nel pomeriggio di mercoledì 25 marzo al Ridotto Toscanini del Teatro alla Scala, all’ombra di un severo busto di Giacomo Puccini, «L’esule di Roma», «Alahor in Granata» e «Le Convenienze e inconvenienze teatrali» hanno svelato le prerogative dei rispettivi cast di canto, regie e allestimenti, oltre alle bacchette, per altro già annunciate.
Sarà anche un’edizione nel segno di Gianandrea Gavazzeni, «figura importantissima dell‘identità di Bergamo nei trent’anni della scomparsa» ha annunciato il vicesindaco e assessore alla cultura Sergio Gandi: «Gavazzeni rappresenta un pezzo della storia della nostra città». Tra i nomi di spicco brilla il soprano Lidia Fridman, protagonista femminile, come Argelia, de «L’esule di Roma». Il soprano russo era stata protagonista assoluta de «L’ange de Nisida».
Il Donizetti sconosciuto
«Fare i grandi titoli non ha senso - ha dettagliato il direttore artistico e musicale Riccardo Frizza - per il festival ha senso fare il Donizetti sconosciuto. Donizetti è un grande come compositore e come drammaturgo, seguendo questa filosofia continuiamo fare anche opere sconosciute. La riscoperta di Caterina Cornaro dello scorso anno, nell’edizione che aveva ideato il compositore, per noi è una stella sul petto, testimonianza di aver riproposto un’opera importantissima. E questo vogliamo fare quest’anno con l’Esule di Roma, opera bellissima».
Le tre opere
A tracciare un filo rosso tra i tre titoli ci ha pensato Paolo Fabbri, direttore scientifico del Centro Studi Donizettiani. Quest’anno il progetto #donizetti 200 (presentare l’opera composta 200 anni fa da Gaetano) raddoppia, anzi di più. L’opera scritta nel 1826 è Alahor di Granata. Ma L’esule di Roma è del 1827, messa in scena nel 1828, e Le Convenienze, nella prima stesura è del 1827: «È un’opera “aperta”, continua nel 1831. Non è un grandangolo ma l’ingrandimento sul periodo ristretto 1826-28». E spiega perché, in assonanza con Frizza: «L’Esule di Roma è una grande opera, non solo un’opera rara. In campo serio in questo periodo c’è l’Esule, riconosciuto come primo capolavori del genere, ma non rappresentato in tempi moderni, mentre in ambito comico c’è L’ajo nell’imbarazzo». Di fatto è uno sguardo distorto: «Per tutti i suoi anni ’20 si considera Donizetti seguace di Rossini e poi improvvisamente sboccia Anna Bolena, nel 1830. Invece proprio tra il 1827 e il ’28 Donizetti aveva definito il suo stile. L’Esule di Roma, il Diluvio universale e infine Bolena è un trio di titoli fondamentali, Bolena non è quindi il punto di partenza ma di arrivo del processo».
L’Esule presenta in particolare un magnifico terzetto e l’ampia scena di follia di Murena nell’Esule, «come Assur in Semiramide. Il terzetto - aggiunge lo studioso - colpì molto Bellini quando venne eseguita l’opera a Milano, e quella lezione è quella che adotta nel finale di Norma». Tutte e tre le opere saranno in edizioni critiche, quelle di Alahor e Esule in prima esecuzione.
Le voci sul palco
Ci sono «voci affermate, specialiste del belcanto, ma manche giovani che hanno mostrato il talento si cui vogliamo continuare a scommettere, come in un passaggio di testimone ideale tra generazioni», ha aggiunto Frizza di concerto con Gabriele Donà, coordinatore artistico. Tra le voci già consolidate il basso-baritono italiano Luca Pisaroni (come Murena il protagonista de L’Esule di Roma), il tenore russo Sergey Romanovsky (rossiniano doc, al Festival di Pesaro), la giovane soprano Laura Verrecchia (Muley Hassemm in Alahor in Granata) al debutto in Italia, o il soprano russo Elene Gvritishvili, che sarà Daria nelle Convenienze, al debutto in Italia, - protagonista il baritono Paolo Bordogna - al pari del soprano russo Mira Alkhovik (Zobeida, sempre in Alahor in Granata).
Accanto agli spettacoli sono state svelate le nutrite opportunità e proposte del «Donizetti Off 2026», che fanno del Festival una proposta «internazionale e radicata nella realtà cittadina - come ha detto il presidente della Fondazione Teatro Donizetti Giorgio Berta - raccogliendo l’interesse di tutta la città che si stringe attorno alla nostra città, dove convergono tutte le forze più belle della città». «Un festival che si sta strutturando in modo molto solido in dimensione internazionale e diffuso sul territorio» ha concordato il direttore generale Massimo Boffelli.
La festa della musica
Il 19 novembre si terrà un Gala «Omaggio a Gianandrea Gavazzeni» con la bacchetta di Frizza, con i biglietti in vendita dal 25 luglio, compleanno di Gavazzeni, con ospiti di rango che verranno annunciati successivamente. Riprende CineDoOpera, cinque film dal 24 maggio pomeriggio dedicati e introdotti ad altrettante opere di Gaetano. Il 21 giugno verrà onorata a dovere la festa della musica. Dal 15 ottobre la mostra a «Gianandrea Gavazzeni experience, Uomo del Novecento», mostra documentaria diffusa. In ottobre, in collaborazione con Opera Rara, riprende il Donizetti Brunch-Donizetti Songs nelle domeniche del festival, con nuove proposte di liriche e canzoni, di cui sei completamente inedite e mai ascoltate prima.
Dal 14 novembre apre Opera Family, con una serie di iniziative, con proposte per bambini dai tre anni a salire.
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