Enrico Ruggeri: «La musica italiana è viva e vegeta, abbiamo grandi personalità»

L’INTERVISTA. Il cantautore su Rai2 con il programma «Gli occhi del musicista» ha appena ripubblicato l’omonimo album del 2003.

«Gli occhi del musicista» disco e trasmissione su Rai2. L’album è tra quelli di Enrico Ruggeri che potremmo definire «più cantautorali». Uscito nel 2003, viene ora ristampato in doppio vinile cristallo (Nar International/distr. Warner Music Italy/Ada Music Italy). Molto adatto al supporto analogico, muove tra esplorazioni folk e arrangiamenti ricercati. Le canzoni hanno tutte una straordinaria profondità emotiva. Il racconto è popolato di personaggi e sentimenti sospesi tra realtà e introspezione.

«Venivamo da un tour acustico; per la prima volta avevamo usato la fisarmonica, la tromba», racconta Ruggeri. «L’album si differenzia da quelli che avevo fatto sino ad allora. Le atmosfere erano particolari, credo sia il mio album più significativo di quella decade, dal Duemila al 2010. Uscì in Cd. In quegli anni sembrava che il vinile dovesse scomparire definitivamente. Ci tenevo che uscisse anche in vinile e finalmente ci sono riuscito».

Viene meno la dimensione rockista a favore di un album importante, pensoso, d’autore.

«Dopo “Primavera a Sarajevo” e “Nessuno tocchi Caino”, che non uscirono allora e sono in questa ristampa dell’album, mi verrebbe da dire che quello sia stato un lavoro molto mirato, longevo. Credo abbia ancora senso di esistere».

Col senno di poi come l’ha rivissuto?

«Bene, bene! Ci sono delle canzoni molto intense: “Ad un passo dalle nuvole”, scritta con Luca Ghielmetti, una canzone toccante. Ci sono momenti tra Tom Waits e Pogues»

Ghielmetti l’ha invitato alla prima puntata de “Gli occhi del musicista”. Come va il programma, che problemi ha la buona musica in televisione?

«Per quanto riguarda la trasmissione alcuni sono problemi contingenti. I complimenti che ho ricevuto dallo zoccolo duro del programma arrivano in massima parte da persone che hanno seguito le due puntate su RaiPlay. L’orario di emissione è veramente impietoso. È un peccato che l’ascolto su RaiPlay non sia conteggiato, ma sono sicuro che ci sono programmi che fanno più numeri nell’immediato, poi nessuno ha più voglia di andarseli a rivedere. Mentre io conto che la gente si vada a ricercare le varie puntate. L’hanno scorso arrivavo all’otto per centro di share, quest’anno la media generale è assai più bassa. Si parte da zero, arrivo oltre il due. Ma questi sono tecnicismi. Il programma è fatto con molta cura, molto amore: musica dal vivo, una band residente, contenuti musicali importanti. Siamo fuori dalle garette televisive. La grande battaglia è dimostrare che la musica italiana è viva e vegeta, abitata da grandi personalità che non sono quelle degli algoritmi di Spotify».

A proposito, cosa vedono gli occhi del musicista oggi all’orizzonte?

«Per quanto riguarda la scena odierna c’è una musica che viene spinta e agevolata e non è la migliore. E c’è una musica di qualità che soffre perché questi sono tempi senza pazienza, sono i tempi dello “speed”. Rispetto e chi guarda il mondo cito una canzone di Bernardo Lanzetti, “Gente nervosa”. Ecco, c’è sempre nervosismo, la gente è davvero agitata, si spacca in tifoserie, è portata a non approfondire, allo scontro, all’insulto. Il web ha reso tutti più selvaggi. Sono tempi delicati».

Nell’album una canzone come «Primavera a Sarajevo» ci riporta a un tema che purtroppo resta di piena attualità.

«Nell’ultimo disco, “La caverna di Platone”, c’è un brano che s’intitola “Zona di guerra”: parla dei mille territori nei quali bambini, giovani e civili sono costretti a vivere una vita terribile per decisioni prese dall’alto».

Tornando in tv. Nella prima puntata del programma il tema era «il viaggio», nella seconda «gli ultimi», la prossima?

«Parleremo dell’amicizia, delle grandi amicizie, poi affronteremo il tema della musica nel cinema. L’ultima puntata titola “La canzone intelligente”: è una citazione di Cochi e Renato. Parla dei sorrisi in musica, di personaggi che hanno utilizzato l’ironia, da Gaber a Jannacci, a Dario Fo».

Chi interverrà alla puntata sull’amicizia dopodomani in seconda serata?

«Due giovani cantautrici che si chiamano Lauryyn e L’Aura. Poi ci saranno il calciatore Marco Tardelli, il chitarrista Massimo Varini, Bunna e Madaski degli Africa Unite».

Come seleziona gli ospiti? Nella seconda puntata Michele Bravi ha cantato una canzone di Umberto Bindi da brividi.

«Michele lo tenevo d’occhio da un po’. Viene dai talent, ma non è che da lì arriva solo gente che ci prova. Se ai miei tempi ci fossero stati, forse avrei partecipato anche io. Bravi l’ho seguito, ho saputo che fa concerti solo voce e piano, ho capito che è di una pasta interessante. Non sta cercando il colpo gobbo. Per le scelte mi lascio guidare dall’istinto, dall’ascolto».

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