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Mercoledì 07 Gennaio 2026
Fantasmi, presenze immateriali e motori del cambiamento
IL LIBRO. «Fantasmi» (Rizzoli) di Nine d’Urso, con la prefazione di Erri De Luca, è un libro che segue un percorso intimo e profondo.
Come accade a Scrooge ne «Il Canto di Natale» di Charles Dickens, ci sono momenti in cui capita di trovarsi davanti ai propri fantasmi: presenze che svelano i nostri progetti incompiuti, le relazioni lasciate in sospeso, le parole mai dette, e che possono diventare motore di una trasformazione.
«Fantasmi» (Rizzoli) di Nine d’Urso, con la prefazione di Erri De Luca, è un libro che segue un percorso intimo e profondo. L’autrice ha raccolto duecentoquaranta confessioni da ottanta persone (amici, familiari, sconosciuti), facendo per ognuna un disegno, che poi ha sigillato in una piccola bottiglia d’olio, creando una galleria di storie. Ne emerge una specie di archivio dell’incompiuto, un’opera artistica e poetica che dà corpo all’immateriale, ai desideri rimasti in sospeso in un angolo dell’anima, trasformando la perdita in una forma nuova di presenza. L’autrice chiede: «Chi sono i tuoi fantasmi?» e la domanda rimbalza al lettore, come uno specchio.
Di altra luce, ma simile respiro, è «La misteriosa clinica di medicina orientale» (Salani) di Bae Myeongeun. Qui i fantasmi cercano guarigione, bussando alla porta della clinica della saggia Sujeong per curare i propri rimpianti. È un racconto simbolico, limpido e divertente, sulla compassione: per guarire gli altri bisogna attraversare le proprie ferite, lenire il rancore per ritrovare la vita.
Infine, «Un luogo soleggiato per gente ombrosa» (Marsilio) di Mariana Enriquez individua nei fantasmi le paure più profonde. Con linguaggio visionario, tagliente e ironico, l’autrice riscrive il gotico latinoamericano con uno stile empatico, profondo, incisivo, mostrandoci che i fantasmi più spaventosi non vengono dal passato, ma dal presente che fatichiamo a guardare.
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