Il concerto dipinto di Baschenis, un’esperienza d’arte da meditare
MUSEO BERNAREGGI. Inaugurata la mostra dedicata ai dipinti del pittore del Seicento sul tema delle nature morte musicali. Don Rota Conti: hanno molto da dire sulla caducità della vita. Tomasini: invitano a riflettere sulla bellezza delle piccole cose.
Lettura 2 min.Sono state svelate il 30 luglio al museo Bernareggi le tre nature musicali silenziose di Evaristo Baschenis, protagoniste della mostra «Concerto Baschenis» al museo di piazza Duomo fino al prossimo 1° novembre. Al centro dei dipinti gli strumenti musicali, violini e spartiti sospesi in un tempo che ieri è stato rievocato dalla musica dell’Ensemble Armonico con i capricci armonici di Ludovico Antonio Roncalli, nato nella parrocchia di San Pancrazio in Città Alta, musicista che deciderà di prendere i voti e dedicherà la sua vita, oltre che alla musica, allo studio del diritto canonico. Un contemporaneo di Evaristo, anche lui artista e sacerdote, i cui capolavori sono ormai parte integrante del Museo diocesano Bernareggi.
I legami e la donazione
(Foto di Gian Vittorio Frau)
La mostra «Concerto Baschenis», curata da Enrico De Pascale e Silvio Tomasini, è parte di un più ampio progetto dedicato al maestro, dal titolo «Voci di Montagna, Sguardi di città», promosso da Fondazione Adriano Bernareggi e Altobrembo con il contributo della Fondazione della Comunità Bergamasca. «Concerto Baschenis chiude questo piccolo ciclo iniziato lo scorso 4 luglio a Santa Brigida con la mostra “Cucina Baschenis”, un progetto unico che lega il territorio della provincia e la città - ha spiegato don Davide Rota Conti, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Bergamo e del Museo Bernareggi -. Se a Santa Brigida abbiamo provato a riportare idealmente a casa Baschenis, nel luogo dove la sua famiglia ha avuto origine, qui al museo portiamo invece gli strumenti musicali, altro grande tema con cui Baschenis si è misurato. Tutto questo è possibile e ha avuto origine da una donazione importante per il nostro museo, da parte dei coniugi Crippa-Oberti, che ha permesso al Bernareggi di entrare nel panorama nazionale e internazionale, tra le realtà museali che custodiscono un numero significativo di opere di Baschenis. Nella tradizione anglosassone le nature morte musicali vengono chiamate nature morte silenziose: l’invito è di fermarsi nel silenzio, per meditare sulla dimensione della vita e la caducità della vita, in opere che hanno ancora molto da dire».
Dettagli da indagare
(Foto di Gian Vittorio Frau)
Esposta una selezione di tre dipinti: «Flauto a becco, chitarra, mandola, violino con arco, liuto attiorbato, viola da arco bassa, due fogli di spartito musicale, libri e mela» della collezione permanente del museo e due provenienti da collezioni private, «Bombarda, chitarra all’italiana, violino con arco, flauto, fogli con intavolatura, scrigno, scatole, libri, pesca e arancia» e «Violino con arco, bombarda, chitarra all’italiana, scrigno, libri, libro-parte con notazione musicale». Spiega Tomasini, curatore e conservatore al museo Bernareggi: «È motivo di particolare soddisfazione per il museo accogliere, durante il periodo estivo, due concerti silenti che dialogano con il dipinto che già fa parte della collezione. In essi non abitano solo aspetti della cultura barocca, ci sono dei particolari come i frutti e i tessuti, oggetti che meritano di essere indagati. È un invito a riflettere sulla bellezza che abita le piccole cose, in un tempo di tranquillità. La mostra rappresenta inoltre una grande occasione per rivedere un dipinto esposto a Milano nel 1953 alla storica mostra “I pittori della realtà in Lombardia”, curata da Roberto Longhi, momento fondamentale per la riscoperta critica di Evaristo Baschenis e della pittura di natura morta lombarda». Interviene De Pascale: «Baschenis è stato il più importante artista bergamasco del Seicento, ha inventato un genere che prima non esisteva letteralmente, quello della natura morta musicale».
L’attribuzione a Bruxelles
Lo studioso ricorda un fatto risalente al 1908, punto di partenza per la riscoperta del pittore: «Venne donato un dipinto ad un museo Bruxelles, attribuito ad un pittore olandese, ma il direttore scoprì una firma: c’era scritto “Evaristo Baschenis bergomensis”. Incominciano allora le ricerche in Accademia Carrara e finalmente si torna a ricordare un artista che era stato dimenticato. Perché? Prima di lui la natura morta è un genere che resta chiuso nelle case di chi lo possiede e perché nella gerarchia della storia dell’arte del Seicento, sta in fondo. Le nature morte musicali erano considerate una semplice copia di oggetti senza figure in azione, mancava la nobilità del soggetto. Ma con Baschenis tutto cambia: gli strumenti da lui ritratti giocano un ruolo da protagonisti, rappresentando anche metafore. Era un pittore musicista: l’unico autoritratto tramandato di questo grande pittore è mentre sta suonando la spinetta in compagnia di un membro della famiglia Agliardi, tra le più importanti famiglie aristocratiche bergamasche, non nell’atto di dipingere dietro al cavalletto, come normalmente avviene». L’apertura della mostra al Bernareggi è stata infine allietata dalle note delle chitarre di Giacomo e Andrea Parimbelli dell’Ensemble Armonico alle prese con la composizione di Ludovico Antonio Roncalli.
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