Il pantheon dei Tarocchi in Città Alta - Video

L’EVENTO. In vista della mostra all’Accademia Carrara, il Palazzo della Ragione si popola delle suggestioni simboliche delle carte di De André. Pacelli: una vitalità che continua a produrre senso attraverso i secoli.

«Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior» cantava Fabrizio De André nella sua «Via del Campo». Queste parole racchiudono un potente rovesciamento simbolico, che è ciò che più coinvolge e sorprende nell’installazione video «I Tarocchi di De André», realizzata da Studio Azzurro e dalla serata di giovedì 19 febbraio eccezionalmente allestita negli spazi del Palazzo della Ragione in Città Alta, dove sarà visitabile gratuitamente fino al 3 maggio. Con questo progetto, realizzato in collaborazione con Fondazione De André, Accademia Carrara si prepara all’apertura della mostra «Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna», in programma nella sede del museo dal 27 febbraio.

Poco importa che l’installazione di Studio Azzurro sia nata anni fa per la mostra dedicata al cantautore genovese voluta da Palazzo Ducale di Genova, perché si inserisce benissimo – come poche altre viste in questi anni – nello spazio popolato di affreschi della Sala delle Capriate e perché è un bel segnale di apertura da parte di Accademia Carrara, che esce dagli spazi del museo ed entra nella città anche con una «narrativa» più immediata, più vicina al grande pubblico.

Una tradizione simbolica

Fabrizio De André (1940–1999), dal canto suo, rientra tra gli intellettuali che hanno mostrato un interesse profondo per i Tarocchi, ne ha studiato la tradizione simbolica e ne ha tratto spunti e riferimenti che attraversano la sua opera, fino a trovare espressione nelle scenografie dei suoi concerti, come il suo ultimo tour «Mi innamoravo di tutto» del 1997-98.

Musica e immagini

Così, se in museo gli antichi e raffinatissimi tarocchi quattrocenteschi del nostro prezioso mazzo Colleoni (il più completo al mondo e quello che incrociò la vita di Italo Calvino) ci restituiranno un affascinante affresco della vita di corte, delle ricche dimore, dell’otium dei signori, della moda e del modello cortese, invece al Palazzo della Ragione risuonano 31 brani musicali, presentati sotto forma di Tarocchi, dove i personaggi più conosciuti delle storie narrate in musica da De André diventano i nuovi Arcani.

La struttura simbolica dei Tarocchi tradizionali viene riabitata da figure di un’umanità fragile e radicale, quelle a cui De André ha restituito dignità e voce. L’universo degli «ultimi» diventa un nuovo pantheon simbolico, dove la santità non è nei potenti ma in chi vive ai margini e il sacro non è nell’istituzione ma nella fragilità. Piero, Geordie, Andrea, Marinella, Bocca di Rosa sono le nuove figure archetipiche dell’esistenza umana di cui, proprio come una «carta», attraversano il destino al pari del Matto, della Papessa, dell’Imperatore, del Diavolo e della Morte. Nei Tarocchi di De André, dunque, il mito diventa umano.

«Ho molti amici a Bergamo e sono felice di essere qui. – ha dichiarato Dori Ghezzi all’inaugurazione di ieri sera - I Tarocchi non sono solo un gioco di carte, ma raccontano tanto anche della nostra vita e del mondo intero».

Fin dalla loro nascita nel tardo Medioevo, i Tarocchi hanno saputo attraversare i secoli, trasformandosi continuamente: da passatempo ludico a strumento per interrogare la sorte, da repertorio iconografico a potente macchina narrativa. La loro forza risiede nella capacità di condensare esperienze universali – il viaggio, l’amore, la perdita, la giustizia, la morte – in immagini aperte e sempre disponibili a nuove interpretazioni.

«Questo progetto, parallelo alla mostra che aprirà in museo, ci restituisce la vitalità con cui i Tarocchi continuano a produrre senso attraverso i secoli, pervadendo tutti i linguaggi creativi, dall’arte alla musica fino alla letteratura», ha sottolineato la direttrice di Accademia Carrara.

«Questo progetto, parallelo alla mostra che aprirà in museo, ci restituisce la vitalità con cui i Tarocchi continuano a produrre senso attraverso i secoli, pervadendo tutti i linguaggi creativi, dall’arte alla musica fino alla letteratura», ha sottolineato la direttrice di Accademia Carrara Maria Luisa Pacelli all’inaugurazione, cui sono intervenuti anche la progettista del gruppo Studio Azzurro Laura Marcolini, il curatore della mostra in arrivo in museo Paolo Plebani e l’assessore alla Cultura Sergio Gandi.

Una narrazione benevolente

Non è mancata una lettura delle carte, condivise con il pubblico, ad opera di Marianne Costa, autrice insieme ad Alejandro Jodorowsky del celebre volume «La Via dei Tarocchi». Marianne non ha dubbi sulle ragioni di una fascinazione che arriva al presente: «I Tarocchi sono come un libro che non racconta mai due volte la stessa storia, una narrazione infinita e sempre benevolente. Non a caso in origine si chiamavano Trionfi. Il loro fascino, nella nostra epoca saturata di immagini vuote, risiede nelle loro immagini che al contrario sono inesauribili».

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