«La nostra cena agrodolce racconta i millennials smarriti cantati dai Pinguini»

L’INTERVISTA. Andrea Pisani, protagonista del film «Cena di Classe» sarà il 3 giugno a Seriate per la presentazione insieme al regista Francesco Mandelli. «Volevamo raccontare una generazione dimenticata dalla società. Ci sentiamo un po’ smarriti e ci rifugiamo nelle cose che ci hanno fatto sentire bene».

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Dopo la presentazione al Cinema Capitol di Bergamo, Francesco Mandelli, il regista, e Andrea Pisani, l’attore che nel film interpreta il ruolo di Bonelli, tornano nella Bergamasca il 3 giugno per presentare al Cineteatro Gavazzeni di Seriate il film «Cena di classe».

Andrea Pisani, state girando come delle trottole.

«Abbiamo fatto tutto il tour promozionale all’uscita del film e ora che iniziano le arene estive o alcune rassegne riprendiamo ancora a girare per festival o proiezioni estive. Il film ci ha dato enormi soddisfazioni sotto tutti i punti di vista e quindi crediamo sia giusto supportarlo anche se ci costa fare un po’ le trottole».

Ci racconti qualcosa del suo personaggio, di questo Bonelli.

«Il soggetto del film è nato da me dopo che avevo sentito la canzone dei Pinguini Tattici Nucleari. Essendo molto amico di Riccardo dei Pinguini gli ho buttato lì la cosa: ma se trasformassi il testo di questa canzone in un film? Da lì ho cercato di essere fedele alla canzone e ai fan dei Pinguini che erano i primi a non dover essere traditi e quindi in realtà lo spaccato dei personaggi è lo stesso di quelli della canzone. La canzone parla già di Bonelli, questo leader un po’ infeltrito che organizza ogni anno la cena di classe, in un film che inizia come una cena di classe e poi diventa una cena di classe sociale dove ognuno prova a far vedere di non essere diventato un fallito agli occhi degli ex compagni di classe. Lo spaccato è quello, quindi mi sono messo, insieme a Roberto Lipari prima e a Francesco Mandelli dopo, a buttare giù diverse stesure del soggetto. Alla fine abbiamo trovato un buon compromesso tra l’emotività e il thriller e anche del rocambolesco con il rischio di voler fare quattro tipi di film e non farne nessuno ma ci siamo presi il rischio. Però mi sento di dire che sembra che il cocktail sia riuscito».

«Essendo molto amico di Riccardo dei Pinguini gli ho buttato lì la cosa: ma se trasformassi il testo di questa canzone in un film? Da lì ho cercato di essere fedele alla canzone e ai fan dei Pinguini che erano i primi a non dover essere traditi e quindi in realtà lo spaccato dei personaggi è lo stesso di quelli della canzone»

Anche con un filo di nostalgia.

«Sì, perché comunque quello che volevamo raccontare era una generazione dimenticata dalla società, che sono i millennials che non voglio rendere vittime sacrificali perché comunque ci sono anche tanti risvolti positivi di questa generazione, tipo il fatto che si dice che i millennials siano i più bravi genitori della storia. Diciamo che siamo stati una generazione che è arrivata in ritardo per godere delle vacche grasse degli anni Ottanta o dei boom economici precedenti, ma in anticipo per cavalcare la rivoluzione digitale: ci sentiamo un po’ smarriti e allora ci rifugiamo in quelle cose che ci hanno fatto sentire bene come l’adolescenza, i Mondiali vinti, le canzoni che cantiamo tutti insieme, magari quelle degli 883. Il sapore è quello di una generazione che trova conforto nel guardare indietro. Un sapore agrodolce e quindi bisognava raccontare questa storia anche con un occhio emotivo che Francesco Mandelli penso abbia avuto».

Quanto vi siete divertiti sul set?

«Premetto che è un po’ una costante di questo lavoro, perché non so se esista un lavoro più bello di recitare: vai sul set, trovi i colleghi, gli amici, reciti la cosa che ha scritto, improvvisi, inventi le battute, poi magari sbagli e devi rifare il ciak. Insomma, c’era un ottimo clima, eravamo tutti coetanei, vedevamo questa come una bella occasione anche per una generazione di attori poco conosciuta, l’abbiamo vista proprio come una gita di classe. Poi, attenzione, ognuno aveva le proprie tensioni perché io per esempio ero in una situazione privata molto particolare perché recitavo con la mia compagna dell’epoca con la quale non è finita propriamente bene. Anche altri vivevano dei conflitti, a Roberto Lipari stava per nascere la prima figlia. Diciamo che per tutti è stato un momento un po’ catartico nelle proprie vite».

A proposito, avete fatto un blitz al Festival di Cannes dove il film era presente al «marché», il mercato per le vendite all’estero.

«Abbiamo portato il film al mercato internazionale perché il referente internazionale di Medusa vedeva potenziale in questo soggetto perché è un soggetto universale. Si presta per eventuali remake e devo dire che abbiamo trovato molto interesse da diversi Paesi».

Prossimo progetto?

«Da quando è uscito il film stiamo rifiutando molte proposte, nel senso che abbiamo “settato” la nostra necessità espressiva su un certo livello e un certo tipo di sentimento, di credibilità e di onestà e quindi sentiamo di aver soddisfatto il palato di un determinato pubblico che non vorremmo tradire alla prima occasione. Dobbiamo valutare bene le nuove idee. Senz’altro ci sarà un nuovo progetto ma adesso è ancora troppo presto per parlarne».

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