La storia di Leila allo Schermo Bianco di Bergamo

L’APPUNTAMENTO. Fa tappa a Bergamo il tour nelle sale italiane di «Leila», il film scritto, diretto e interpretato da Clementina Abba Legnazzi, Alessandro Abba Legnazzi e Giada Vincenzi, presentato ad Alice nella Città 2025 e al Trieste Film Festival 2026.

Mercoledì 15 aprile alle 21, il film sarà proiettato al Cinema Lo Schermo Bianco in città, alla presenza del regista Alessandro Abba Legnazzi, che incontrerà il pubblico presente alla proiezione.

Prodotto da Start in associazione con Fare Alma Film e Little Bear, con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte - Piemonte Doc Film Fund, «Leiula» (2025, Italia, 65’) è un’opera poetica che intreccia autobiografia e immaginazione per raccontare il legame tra un padre e una figlia nel delicato momento di una separazione familiare.

Il film racconta la storia di Clementina, dieci anni, che durante un’estate in campagna cerca di fare i conti con la partenza improvvisa della madre, sparita dopo un litigio. Il padre, per proteggerla, trasforma il dolore in un gioco fatto di mappe, missioni e avventure: Clementina diventa Leila, giovane aviatrice coraggiosa, e il padre il suo compagno di viaggio. Insieme partono per una missione immaginaria - ritrovare la mamma - dove realtà e fantasia si intrecciano, aprendo uno spazio possibile per elaborare la perdita.

Il film segna una nuova tappa nel percorso di Alessandro Abba Legnazzi, illustratore e autore di documentari pluripremiati, che con «Leila» - co-diretto con Clementina Abba Legnazzi e Giada Vincenzi - esplora un territorio profondamente personale, trasformando un’esperienza reale in racconto universale.

«Il tentativo di ricomporre, anche se in modo imperfetto e fragile, i frammenti di un giocattolo rotto. È un film che nasce dall’amore, goffo e spaventato, ma ostinato»

«Leila è nato come risposta sincera a un dolore - racconta Alessandro Abba Legnazzi - Davanti agli occhi pieni di lacrime di mia figlia Clementina, non sapevo come rispondere alla sua domanda più grande: dov’è la mamma? Ho iniziato a disegnare con lei, a inventare storie e giochi per rimanere a galla, per tenerla stretta a me. In quel mondo immaginario sono stato orco e cavaliere, paura e conforto. Questa fiaba, che ci ha logorati e insieme tenuti uniti, è diventata un film: il tentativo di ricomporre, anche se in modo imperfetto e fragile, i frammenti di un giocattolo rotto. È un film che nasce dall’amore, goffo e spaventato, ma ostinato».

© RIPRODUZIONE RISERVATA