L’incrocio sottile dei destini del mondo nel racconto dei Tarocchi alla Carrara
LA MOSTRA. Un suggestivo viaggio nell’iconografia delle carte dei Trionfi attraverso i secoli. Dopo oltre cent’anni sono riunite tutte e 74 le carte del quattrocentesco Mazzo Colleoni che ispirò Italo Calvino per i suoi racconti.
Dentro il palazzo, la corte non dorme ancora. Le pareti affrescate, le pesanti vesti di broccato, la luce tremula delle candele. Sul tavolo intarsiato brillano le carte, dipinte a mano, profuse d’oro: inizia il gioco dei Trionfi. Le figure scorrono sotto le dita: l’Imperatore, la Papessa, la Temperanza... ogni immagine è familiare, come un volto noto a corte. Il gioco comincia, non è solo passatempo, è conversazione silenziosa. La Ruota della Fortuna calata dalla duchessa strappa sorrisi ironici; un applauso al duca che risponde con l’Imperatore; il cavaliere esita, ma poi svela la carta della Morte, suscitando un brivido. Tra una mano e l’altra si parla di alleanze, di future nozze, di città da governare. Si gioca, ma si recita il mondo che su quel tavolo viene ordinato, rovesciato, messo alla prova, e alla fine rimesso a posto. Nelle carte, un teatro in miniatura, dove la corte poteva contemplare, giocando, l’immagine ideale di sé stessa, ogni partita era una piccola lezione: la Fortuna gira, il potere è fragile, la virtù sostiene l’ordine.
All’Accademia Carrara
Mai una mostra proposta in Accademia Carrara ha fatto parlare di sé – anche sulla stampa internazionale – prima ancora di aprire, come è accaduto in questi mesi con «Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna», inaugurata giovedì 26 febbraio. Complice la «magia» senza tempo dei tarocchi, l’aspettativa cresceva e con essa la domanda: come saprà giocare questa carta la Carrara? Non c’è dubbio, la mostra è di quelle da non perdere, per vari motivi. In primis, per l’opportunità eccezionale di vedere riunite, dopo oltre un secolo dalla sua dispersione, tutte e 74 le carte del «nostro» quattrocentesco Mazzo Colleoni - il più completo tra i mazzi antichi che ispirò a Italo Calvino il suo «Il castello dei destini incrociati» - diviso tra Accademia Carrara, The Morgan Library & Museum di New York e la raccolta privata della famiglia Colleoni.
Non solo carte
In secondo luogo, i cinque lunghi anni di studio (e di tessitura di relazioni nazionali e internazionali) hanno condotto il curatore Paolo Plebani a centrare l’obiettivo di costruire un viaggio lungo sette secoli nella storia dei Tarocchi, attraverso una selezione impeccabile di opere, ciascuna meravigliosamente capace di raccontare l’ecosistema simbolico condiviso da cui nascono i Tarocchi che, lungi dall’essere manufatti preziosi ma isolati, si intrecciano con pittura, miniatura, letteratura, musica, danza e costume sociale, facendosi specchio del mondo che, di volta in volta, li produce e li squaderna. Non solo carte, dunque, si incontrano in mostra, ma anche codici miniati, dipinti, arazzi, incisioni, medaglie, deschi da parto, cassoni nuziali.
Piace, infine, che questa volta Accademia Carrara abbia deciso di sdoganare un’apertura verso l’arte contemporanea (la storia dei Tarocchi, del resto, è più che mai viva nel presente) e verso quell’immaginario popolare che dei Tarocchi si è appropriato (con l’installazione al Palazzo della Ragione de «I Tarocchi di De Andrè» realizzata da Studio Azzurro).
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