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Mercoledì 11 Febbraio 2026
Lo scheletro e la «lotteria» del dolore e della speranza
IL LIBRO. Una lunga visita al limbo dei familiari degli scomparsi.
Una lunga visita al limbo dei familiari degli scomparsi. Dopo libri autobiografici che hanno lasciato il segno, come «La casa degli sguardi» e «Tutto chiede salvezza», Daniele Mencarelli prova, per la prima volta, molto a modo suo, la strada di un giallo/noir molto sui generis: «Quattro presunti familiari».
La trama del libro
Nei boschi vicino a Norma, provincia di Latina, due cacciatori trovano uno scheletro. A chi appartiene? Del caso si occupano il maresciallo Damasi e il trentatreenne appuntato Circosta, voce narrante del romanzo. Prima ipotesi: un disertore della seconda guerra mondiale. Ma, si scopre presto, i resti sono di una donna ancora giovane, e sono lì da una ventina d’anni. Vengono vagliate le denunce di scomparsa compatibili. E si apre una strana lotteria del dolore, dell’attesa, della speranza. Quattro le persone coinvolte. I coniugi Martelli, che hanno perso la figlia Assunta. Lucio Marini, trentenne, rimasto senza la madre Linda, ragazza-madre e tossicodipendente, vent’anni prima. Liliana Parrino, che da vent’anni non sa nulla della sorella minore Isabella.
Tra gli aspiranti al ritrovamento, tutti ospitati nella stessa pensione (si erano nel frattempo trasferiti altrove), una strana diffidenza, una forma di rivalità e concorrenza, un’estrema tensione innescata dal desiderio che i poveri resti siano quelli del proprio pezzo mancante. Nessuno spera che quel corpo non sia della propria cara, che lei possa essere ancora viva. L’impazienza è quella di vedere finalmente «compiuto» il proprio dolore. I presunti familiari vogliono cessare di essere solo una presunzione. Invece di essere affratellati da dolore, speranza, ansia comuni, ciascuno sembra rivendicare, nel profondo, l’esclusività del proprio diritto ad avere risposta, l’illegittimità delle pretese altrui.
Tutti chiusi nella stessa sorte, e alloggiati nello stesso luogo, e tutti accuratamente separati e distinti. Il purgatorio dell’attesa, lungo tutto il libro, mette in scena il variopinto e polimorfo spettacolo delle nostre fragilità, malattie, irragionevolezze. Marini dipendente da droghe e cellulare; la Parrino convinta di parlare al telefono con la sorella dal Purgatorio; la Martelli, graniticamente convinta da un sogno che i resti sono quelli di sua figlia, vuole per lei una bara rosa, e i suoi fiori preferiti: la sognata cerimonia funebre sembra assumere, nella sua mente, i tratti di una festa nuziale.
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