Madame, la forza delle parole che nasce nel «Disincanto»

LIVE. La giovane cantautrice rap sarà protagonista del concerto del 14 luglio al festival cittadino «Lazzaretto Estate». Sul palco porterà la canzoni del suo terzo album, con la produzione di Bias.

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Tra domande e risposte inevase, Madame ha dimostrato con i fatti che puoi stare anche lontano dalla musica, dalle canzoni, e se hai qualcosa da dire e sai come dirlo, puoi tornare in scena ed è come se non ti fossi mai allontanata. A lei è accaduto e questo vuol dire che la ragazza ha una personalità musicale ingombrante ed è capace di riempire gli spazi, quando decide di affacciarsi alla finestra. Il tour del «Disincanto», l’ultimo album di Madame, terzo di una discografia premiata, sta andando bene. Fa tappa il 14 luglio al festival cittadino «Lazzaretto Estate 2026» (inizio ore 21.30; biglietti disponibili).

Un cambio di prospettiva

Il disco arriva a conclusione di un periodo difficile e di una ritrovata consapevolezza. Madame deve aver pensato che anche la parola canto sta in quel titolo, come un valore aggiunto non trascurabile. Di certo l’album segna un cambio di prospettiva. Non offre le soluzioni che in tanti si prodigano a dare, semmai solleva altri dubbi. Madame preferisce non rassicurare nessuno, neppure sé stessa. Nelle canzoni è piantato il seme dell’incertezza in un tempo in cui si cercano risposte semplici che spengono le domande. La musica resta il mezzo privilegiato per dire cose, esporre pensieri, riflessioni. In questo senso è giusto considerare Madame una cantautrice che usa i linguaggi di oggi per farsi intendere meglio dai giovani con i quali dialoga.

Percorsi creativi travagliati

«Disincanto» nasce dal lavoro con Nicolas Biasin, alias Bias, giovane amico, produttore. È lui che ha dato forma alle idee, ma tutto nasce da un rapporto simbiotico che i due trascinano da quando sono piccoletti. Il punto centrale dell’album è comunque il dialogo condiviso con Marracash in «Volevo capire». Sembra abbia seguito un percorso creativo travagliato, poi il biglietto da visita è uscito e s’è fatto conoscere. Nel pezzo qualcosa resta lì, in sospeso, come altre cose del disco. Del resto, è una po’ la traduzione di quel che accade sui social, dove il confronto è serrato, ma alla fine resta spesso senza risultato. L’importante è saperlo, averne consapevolezza, non aver paura. Da questo punto di vista «Disincanto» è logicamente catartico, punta al superamento della paura.

Una «foto» del sistema musica

Madame si leva anche qualche sassolino dalle scarpe. «Come stai?» è una fotografia spietata del sistema musica. È un pezzo «avvelenato», alla maniera di Guccini, spedito all’indirizzo di chi sfrutta i musicisti, di chi li legge in superficie. Madame non chiede di essere letta, vuole essere capita nel suo porsi domande a raffica. Quando vuole non ha peli sulla lingua e la provocazione musicale arriva a segno. Il «Disincanto» è anche questo: lo sfogo di una ragazza che si sente prima di tutto scrittrice. Non è un caso che Madame dia sempre forza alle parole: viene dal rap. Si è costruita a immagine e somiglianza di sé, lontana da tutto il resto. E si racconta prendendo posizione, accettando anche la possibilità d’esser messa in discussione.

La vittoria al Premio Tenco

Ha 24 anni, si chiama Francesca Calearo, ha conosciuto momenti di gloria e altri molto difficili. Nel disco che porta in giro in questi giorni riflette sulla complessità della vita, sino a dire «Grazie» nel monologo finale, terapeutico. Se cantautori e rapper sono davvero gli scrittori e le scrittrici di oggi, sicuramente Madame si è ritagliata un posto tutto suo nella lista di appartenenza. Ma punta a diventare la migliore. Nel 2021 ha vinto due Targhe Tenco per la migliore opera prima e la miglior canzone, quest’anno ha schivato d’un pelo la terza per il miglior album in assoluto.

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