Molte Fedi: anteprima con Mastrovito, firma dell’Agnus Dei della Sagrada Familia

MOLTE FEDI. L’artista bergamasco dialogherà con don Giuliano Zanchi e Giovanna Brambilla sul rapporto tra arte, fede e contemporaneità.

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Nel giorno in cui Barcellona celebra l’inaugurazione della Torre di Gesù, la più alta della Sagrada Familia, c’è anche un po’ di Bergamo in uno dei simboli destinati a segnare il completamento dell’opera di Antoni Gaudí. A svettare sulla nuova torre è infatti l’Agnus Dei realizzato dall’artista bergamasco Andrea Mastrovito, chiamato a dare forma all’unico elemento che l’architetto catalano scelse di non progettare personalmente.

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Gaudí immaginò ogni dettaglio della basilica, lasciando però la libertà di affidare a un artista contemporaneo la scultura dell’Agnello di Dio. Una scelta che, a distanza di oltre un secolo, ha trovato compimento nel lavoro di Mastrovito, protagonista mercoledì 1° luglio alle 18.30 di un incontro promosso da Molte Fedi sotto lo stesso cielo, la rassegna culturale delle Acli di Bergamo, all’Abbazia di San Paolo d’Argon.

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L’anteprima a San Paolo d’Argon

«Ringrazio davvero di cuore Andrea Mastrovito – afferma Francesco Mazzucotelli, coordinatore della rassegna – che ha deciso di farci questo regalo con la sua presenza. Quello del 1° luglio sarà un dialogo sulla genesi dell’opera, sul processo creativo e sul rapporto dell’artista con la Chiesa e con l’arte, con l’umano e il divino, con il passato e il futuro».

Insieme a Mastrovito interverranno don Giuliano Zanchi e Giovanna Brambilla, che accompagneranno il pubblico alla scoperta dell’iconografia cristiana dell’Agnello e del significato simbolico della promessa di Dio all’umanità. La serata proseguirà con un buffet a cura dell’Associazione Cibo di ogni colore e con un momento musicale. Le prenotazioni saranno disponibili sul sito della rassegna.

Il tema: «Nel tempo della promessa»

L’incontro si inserisce nel percorso che accompagnerà l’edizione 2026 di Molte Fedi, intitolata «Nel tempo della promessa». «In un’epoca in cui le promesse sembrano aver perso valore – sottolinea Mazzucotelli – vogliamo custodire la possibilità di un tempo che deve ancora venire. Prometterci qualcosa gli uni gli altri può diventare oggi una forma di ribellione capace di aprire nuovi scenari per il presente».

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