Pagine rivelatrici: Tasso l’ipersensibile, l’ordinato Quarenghi e l’emotivo Donizetti
BIBLIOTECA MAI. I caratteri di tre grandi personaggi bergamaschi sono stati «letti» attraverso l’analisi della grafologa Claudia Leidi Pandini. La direttrice Iommi: una prospettiva inconsueta e affascinante che sposta l’attenzione sull’indole intima di scrittori e artisti.
Lettura 1 min.Bergamo
Un’analisi complementare alla più o meno sterminata mole di studi critici, filologici, biografici, fiorita attorno a tre personaggi illustri, variamente ma profondamente legati a Bergamo. E, certo, un approccio meno usuale. La biblioteca Mai ha proposto,il 5 ottobre, la conferenza «Il gesto che rivela. Tre vite, tre grafie, un luogo: Bergamo. Torquato Tasso – Giacomo Quarenghi – Gaetano Donizetti». Ove il gesto che rivela è, appunto, la scrittura, in senso grafologico: «il gesto stesso del tracciare le parole».
Esperta di grafologia
Ad analizzare la grafia del poeta cinquecentesco, dell’architetto della zarina, del compositore di età romantica, è stata chiamata Claudia Leidi Pandini, consulente tecnico per Tribunali e Procure della Repubblica, attiva nella formazione scolastica, esperta di analisi grafologica (tra le sue pubblicazioni, «La grafia dei Santi», che ha presentato anche a Londra).
Dall’opera alla persona
«L’idea di approcciare scrittori e artisti non attraverso una lettura tradizionale, ma con i mezzi della grafologia, apre una prospettiva inconsueta e affascinante», premette la direttrice della Civica, Cristiana Iommi. «Sposta l’attenzione dall’opera finita alla persona, all’indole intima e profonda dell’individuo. Questo è quello che abbiamo provato a fare in Mai», valorizzando, anche in questo modo, l’ingente patrimonio di autografi ivi custoditi.
La tensione emotiva
Lo studio grafologico di Claudia Leidi, anticipa la direttrice, «verrà pubblicato sul prossimo numero di «Bergomum», recante data 2026, in uscita nel 2027. Premesso che, ovviamente, ogni grafia è stata analizzata iuxta propria principia, e dunque, anche, relativamente a usi grafici, supporti, strumenti scrittòri del suo tempo, il segno del Tasso rivela, secondo Claudia Leidi, quanto a «ritmo e pressione», un «movimento discontinuo, tra accelerazioni e soste», una «pressione alternata» fra «tratti incisivi e segmenti leggeri», un «dialogo costante tra impulso e controllo», una continua, mal coercibile «tensione emotiva». Forma, rigo e spazi, nella loro irregolarità, manifestano un «equilibrio mai risolto tra ordine e impulso». Margini e continuità dicono di «un’energia interiore che tende a superare i limiti, creando umore fluttuante e ansia». Il quadro personologico rivela insomma «ipersensibilità», un vissuto emotivo «intenso, soggetto a ruminazioni, ossessività, timore estremo di critiche avverse», che Torquato mal riesce a sopportare.
Il senso del dovere
Diversissimo il quadro del Quarenghi: grande senso del dovere, responsabilità, disciplina, rigore, fortissimo autocontrollo, sino a soffocare le emozioni. Una personalità «strutturata e razionale», una mente «organizzata, metodica, orientata all’ordine».
L’urgenza di lasciare il segno
Quella di Donizetti, infine, è una «scrittura da artista», carica di energia, il cui tratto più caratterizzante è «la velocità». Il musicista è animato dall’urgenza di lasciare un segno, «prima di dimenticare», ma anche dal «desiderio di distinguersi», di esprimersi al massimo delle possibilità. «Gli piace vivere. Coglie stimoli e sollecitazioni, ha una forte componente emotiva». Comunque si valutino, tuttavia, conclude Claudia Leidi, «non esiste una scrittura “bella” o “brutta”. Esiste una scrittura che racconta».
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