Quelle camminate di notte in compagnia di Celati
LA RECENSIONE. Ermanno Cavazzoni rende omaggio al suo grande amico Gianni Celati in «Storia di un’amicizia» (Quodlibet) e al tempo stesso offre a tutti i lettori - suoi e di Celati - una riemersione in un tempo che pare oggi totalmente rimosso
Un tuffo in un tempo stralunato e nebbioso, solitario e melanconico dentro al quale Celati issò una letteratura ironica e dolcissima, colta, contemporanea e classicissima.
L’amicizia prende avvio dagli anni Ottanta in maniera un po’ scorbutica, come era nel modo timido di Celati, per poi aprirsi a lunghe notti di camminate e di discorsi. Quel dialogare tra amici che arriva al mattino e che non pretende il senso di una pratica compiuta o di una direzione obbligata, ma solo quello della riflessione che diviene scoperta continua di sé e dell’altro. E sembra di vedere quella voce della luna tanto felliniana quanto di Cavazzoni - perché dal suo «Il poema dei lunatici» fu tratta la sceneggiatura - in quel dinoccolato tirare tardi, mai fuori misura, ma sempre smisurato nel suo sussurrare continuo. Il libro di Cavazzoni è una memoria ed è un ricordo, ma è anche una teoria applicata al fare letteratura ovvero a trovare il modo migliore di farsi delle storie. Celati colse la pratica letteraria nella lateralità. Là dove al tempo la società letteraria si faceva vanto di sé tra Milano, Torino e Roma, lui scelse d’appartarsi verso la foce del Po in quei paesini lontani da ogni visita turistica e in cui ritrovò il senso della scrittura anche grazie all’incontro con i fotografi di «Viaggio in Italia», tra tutti Luigi Ghirri. Ma Celati trovò spazio anche in Africa come a Los Angeles, lui nato per caso a Sondrio e deceduto a Brighton dove visse lungamente con sua moglie. Cavazzoni riporta il loro primo incontro: lei lettrice all’università di Bologna e lui rivelatosi nell’impaccio come nell’imbarazzo fratello o cugino d’elezione dei fratelli Marx.
Esiste un’idea di letteratura, di narrazione che ha segnato in maniera rilevante quella italiana a partire dagli anni Novanta: i cosiddetti narratori della pianura, che a Celati devono temi e linguaggio. Anche se spesso - troppo spesso - sono stati negli anni trasformati in verso e caricatura. Gianni Celati resta uno dei più importanti scrittori del secondo Novecento e anche uno dei più grandi interpreti di quel sentimento oggi così trascurato che è l’amicizia. Nel suo caso scrittura e amicizia così come compagnia e solitudine - come mostra in «Storia di un’amicizia» Ermannno Cavazzoni - andavano straordinariamente a braccetto.
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