(Foto di ansa)
LE PAGELLE. Pubblichiamo in anteprima le pagelle del nostro critico musicale che ha ascoltato i brani in anteprima: dal 7 a Fulmincci al 4 di Tredici Pietro. Leggi.
Carlo Conti spera che il bouquet di fiori sanremesi che ha allestito per la nuova edizione del Festival, in onda dal 24 al 28 febbraio, sia adeguatamente colorato e piaccia a tutti, belli e brutti, giovani, meno giovani, grandi e piccini. Dice di aver operato la selezione delle canzoni in gara proprio come gli ha insegnato Pippo Baudo, a cui l’intero Festival è dedicato. Ha scelto che il Sanremo 2026 sia nazionalpopolare con quel dato di modernità necessario. Non a caso la parola d’ordine è «varietà musicale», un qualcosa che è andato a cercare e al tempo si è trovato in tasca, visto i tempi che corrono, la musica che gira, i discografici che abbiamo.
Nella mattinata degli ascolti dedicati alla stampa, il direttore artistico ribadisce che «la scelta è il fulcro» anche se ammette che qualche canzone si presenta da sola. Ai commenti che girano in rete sulla composizione del cast risponde con grande tranquillità: «Non li ho visti, sono a-social» e così se la cava. In verità qualcosa da eccepire sul cast ci potrebbe anche essere: diversi sconosciuti ai più, accanto ai soliti nomi che difficilmente tradiscono il pubblico, ma non sono agili nel cambiar qualcosa.
C’è una compagnia d’artisti ben conosciuta e una parte che potrebbe anche stupire, nel bene e nel male. Al primo ascolto comunque non si esce colpiti da nulla, pur riconoscendo che la qualità delle produzioni è persino alta. Suoni ricercati, soluzioni attuali, al servizio di canzoni «normali», che ascolti e ti lasciano così come ti han trovato. Lo stile ballad resiste, il rap sembra riprendere respiro in Riviera, i pezzi più «up» arrivano a scuotere un po’ la tranquillità. C’è da attenzionare Maria Antonietta e Colombre e il loro indie grazioso e romantico, così come va seguita Ditonellapiaga che colleziona un pezzo sfacciato, buono per le discoteche. Il cantautorato schiera Chiello al posto di Lucio Corsi; conta su Fulminacci, Tommaso Paradiso sulle orme di Venditti, Nigiotti che si affida al «parolare» di Pacifico. La Brancale cambia un po’ strada e convince più dell’anno scorso, Malika forza il suono di un pezzo ritmato e funky che rinuncia alle sfumature e porta il pop all’estreme conseguenze di suono. L’impressione che ti arriva al primo ascolto è che molti abbiamo giocato la carta della «zona di conforto» laddove altri provano a cambiar le carte in tavola senza mandare segnali troppo evidenti.
Per ricordare Pippo il Festival non ha preparato niente di particolare, ma il 7 e il 14 marzo Carlo Conti condurrà «Sanremo Top», riprendendo l’idea baudiana di una trasmissione nata per tastare il polso delle classifiche subito dopo il Festival.
Canzone bilancio, con garbato disordine. Nel caos delle persone c’è sempre un pizzico di romanticismo. Disneyana, pensata dall’autore principe di Rosalba (Giuseppe Anastasi) per vincere. C’era una volta...per grandi e piccini.
Il coraggio di rimanere rock al Festival, ma fino a un certo punto. In tempi di scarsa unità, stare insieme aiuta. La storia del gruppo nella tempesta. Tema forte. l’unica certezza sono le canzoni.
Oscilla tra ricordi e vuoti, pensieri frammentati. Una canzone storta a metà, nello stile del giovane cantautore, meno estrema per l’occasione. Delicata voglia di disinnamorarsi. 6
Ricordo del passato per mantenere la biodiversità. Dialogo con la contemporaneità. Il ricordo lontano che viene dal tempo della rete, in attesa che accada qualcosa, magari di sentimentale. Ai, Ai cosa mi fai.
Ironico, impertinente, sfacciata: stile Ditonellapiaga. Un pezzo secco, coraggioso, urbano, «matto» quanto basta, buono per il clubbing. Slogan funzionale al tempo che corre.
L’amore struggente e il coraggio di riconoscerlo, spogliarlo. Con la chitarra in primo piano. Ballata buona per le piattaforme e per l’Ariston. Con tanto di refrain contagioso.
Ecco la celebrazione dello star bene. Canzone pensata per Elettra. Lei dice che la parola chiave è «amarena». Nessun dorma, c’è ancora la febbre del sabato sera. Ma l’aria è di mare.
Flusso di coscienza che attraversa la vita: quando il tempo passa via e si tocca il fondo servono legami per non scivolare troppo. Con un piccolo aiuto di Pacifico, una ballata intensa e convincente.
In tempi di guerra, una canzone che parla di resistenza, di speranze chiuse nella testa di una bambina. Emozioni, anche brucianti; c’è sempre una primavera per ripartire. Etnica e sincopata, con fragranze popolari.
Che si deve fare per crescere? Solo dalle tempeste si esce migliorati. Parola di Fedez che annuncia il brano. Masini se lo prenda e lo fa decollare. Strani amici, tra rap e melodia.
Riflessione intima e ben cantata sulla crescita personale. Nuove consapevolezze raggiunte, da porre al vaglio degli altri. Il coraggio della solita ballata. Per non dimenticare “Angelo”.
Passeggiata notturna per pensare, descritta con onestà, garbo, semplicità. Una canzone che scorre bene tra immagini urbane e poetiche. Fulminacci ha sempre più pensieri e sa tradurli in canzone.
Spaghetti country al Festival. Ci pensa J.Ax che canta un tormentone che porta l’Italia al saloon delle contraddizioni, tra furbetti e dei figli di mammà. Serve un po’ di quel che ci vuole, per andare avanti.
Se bastasse una sola canzone per vincere Sanremo di certo sarebbe facile come il ritmo di queste parole ritmate a dovere. Il focus è il solito: si vive e si muore soltanto con te.
Incomprensioni sentimentali. Cinque estati in motorino, cartoline senza immagini. Rapporto andirivieni con finale senza sorprese. Fare la pace alla fine è più naturale.
Canzone a due mani e un cuore, Levante si guarda dentro, scruta i suoi stessi sentimenti nel ritmo dei battiti, delle emozioni, dei trasalimenti di pelle. Ballata urlata per ripetere ancora una volta amore.
Nello spirito hip hop ecco che torna il ritmo tronco in quel di Sanremo. Contano i concetti, ma Luchè si parla addosso, al centro di sé come quasi tutti i rapper che si rispettano.
Tutti in pace con i sensi degli altri, puntiamo alla luna come animali notturni. Ballata ritmata e simil funk, batte in testa lontana dalle sfumature pop-jazzy di Malika. Perfetta per la radio.
Scritta col fratello e altri autori, una ballata in crescendo, moderna e trascinata nel canto, verso l’apertura del ritornello che arriva e va ricordando lo stile, anche sanremese.
Romantico indie. Debuttanti a Sanremo. Andrà tutto bene nei risvolti di una canzoncina che passa a prenderti e arriva dritta in testa, con gentilezza.
Il talento emerso di Michele in una ballad che può piacere anche al primo ascolto. Melodia aperta, con slancio. Ripesando l’amore sotto la pioggia.
Prima di tutto, i ricordi, le domande, il giusto e lo sbagliato. L’indirizzo da prendere con quel forte rintocco che segna il tempo. Come vorrei sopportare l’altro prima che sia troppo tardi.
Giovanni Caccamo ha scritto per Patty la diva una canzone per santi e peccatori, naviganti e sognatori. Semplicemente l’arte e la vita. Apertura ariosa per un Sanremo tutto da scalare, con enfasi melodica.
Solitudine astrale, mentre il mondo parla al futuro. Ballatona pop che ti scorre in testa come ogni hit di Raffaele. Refrain perfetto per la radiofonia, l’Ariston, la memoria di tutti. Un attimo e ce l’hai in testa.
Neomelodismo napoletano, trattato al gerovital. Io e te, per sempre sì. Futuro senza tormenti se la musica accende l’irresistibile tradizione melodica partenopea, parte Iglesias. Lecito divertimento.
Andale, andale! Con tanto di pezzo ritmato e latineggiante, pensato per piacere ai più giovani. La musica che gira intorno, non al Festival. Di Sanremo. Tormento ossessivo, estivo.
Regionale con inquadratura sociale, corre contro il tempo con parole povere e slogan pronto all’uso: tu mi piaci, tu mi piaci...Cartolina dall’Italia grande di Cannavaro.
Di ritorno all’Ariston, stavolta se la gioca lenta con slancio elegante e modernità sanremese. Serena canta per davvero e il pezzo potrebbe anche volare, oltre i suoi programmi.
Musica per giorni malinconici. Paradiso, con Davide Petrella e Davide Simonetta, è un cantautore a tre anime, armato di melodia arrivabile. I romantici guardano il cielo. Sentimentale e pop.
Sincopata e rap. In quota hip hop a dispetto di papà Morandi, con il ritornello che viaggia sulla melodia facile, senza la pretesa di incidere troppo oltre.
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